11 dicembre 2019
Aggiornato 02:00
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Come la ricerca vocale cambierà tutto (o quasi) della SEO

La ricerca vocale cambierà il nostro modo di cercare i contenuti e quindi anche il modo in cui questi vengono costruiti

Come la ricerca vocale cambierà tutto (o quasi) della SEO
Come la ricerca vocale cambierà tutto (o quasi) della SEO Shutterstock

MILANO - Secondo gli ultimi dati che abbiamo a disposizione, entro il 2022, ci saranno 5 miliardi di assistenti vocali installati su smartphone in tutto il mondo. Questo significa che la maggior parte delle ricerche le faremo attraverso la voce in quella che sarà una riconversione totale del nostro approccio ai device, completamente slegato dallo schermo che siamo ultimamente abituati a considerare come un’estensione di noi stessi. Nei prossimi tre anni, gli assistenti vocali diventeranno la modalità predominante di interazione tra i consumatori: coloro che utilizzano la tecnologia per fare acquisti saranno disposti a spendere il 500% in più attraverso questa nuova forma di interazione rispetto ai livelli attuali.

Come la ricerca vocale cambierà anche la SEO
La ricerca vocale cambierà il modo in cui le cose vengono cercate online e, quindi, anche come queste cose vengono trovate online. Del resto, a farla da padrone in questa grande rivoluzione degli assistenti vocali, sarà proprio Google. Secondo Strategy Analytics, entro il 2022, i dispositivi che utilizzano Google Assistant saranno molto più diffusi nel mercato degli smartphone rispetto a quelli che utilizzano gli assistenti vocali nativi concorrenti come Siri di Apple o Bixby di Samsung. I dispositivi che utilizzano Google Assistant rappresentano il 46% degli smartphone dotati di assistenti personali, ma entro il 2022 Google espanderà la sua quota di mercato oltre il 60%. Questo darà a Google un vantaggio importante negli anni a venire, perché i consumatori che hanno accesso ad un assistente vocale smartphone incorporato sono più propensi ad usare quello rispetto a un assistente derivante da una piattaforma concorrente.

Tutto ciò significa che la ricerca vocale modificherà anche la SEO, il dogma per chi scrive sul web o realizza contenuti aziendali. Appena qualche anno fa, la ricerca vocale era un incubo di fraintendimenti e vicoli ciechi: oggi, il riconoscimento del linguaggio naturale si è evoluto moltissimo e, soprattutto sulla lingua inglese, ha raggiunto un’accuratezza notevole. Nel 2012 il tasso di errore si aggirava intorno al 20% mentre oggi siamo vicini all’8%. Per gli utenti, i vantaggi sono moltissimi. La ricerca vocale è rapida - banalmente perché siamo più veloci a parlare che a scrivere - e non ti fa smarrire nei meandri della SERP. Fai una domanda, ottieni un solo risultato. Se fino a ieri sintetizzavamo i nostri bisogni in una lista di parole chiave asettiche e senza un apparente significato, oggi le ricerche sono vere e proprie domande dirette. Se voglio sapere che tempo farà domani a Milano non dovrò più digitare «Meteo Milano», ma mi sarà sufficiente chiedere «Che tempo fa domani?». Se mi affido alla geolocalizzazione, non dovrò nemmeno spiegare a Google per che luogo avrò bisogno di sapere le previsioni atmosferiche.

Wordlift, che mi ha aiutato nella riflessione, ha analizzato alcuni dati rilasciati da Google, effettuando una ricerca basata appunto sulle ricerche vocali (e scusate il gioco di parole, ndr.). Un dato curioso, se guardiamo a quanto ci dice Google su come gli utenti usano gli smart speaker, è che il 41% delle persone si sentono come se parlassero con un amico. La sostituzione delle parole chiave con le ricerche conversazionali ha un risultato psicologico inatteso: la tecnologia sembra subito più vicina.

Ma cosa significa oggi scrivere per dispositivi vocali?
Fino a ieri scrivere per il web significava pensare a due tipi di audience: i crawler che analizzano i contenuti per i motori di ricerca e le persone che li leggono sullo schermo di un computer, di un tablet o di uno smartphone. Con la ricerca vocale, viene meno la mediazione dello schermo ed entra in gioco un terzo fattore: la voce artificiale che legge i contenuti. «Frasi brevi e lineari, pensate per essere lette a voce alta, rendono più semplice la lettura e la comprensione dei testi - mi spiega Andrea Volpini, di Wordlift -.  Una buona pratica è quella di organizzare il contenuto in brevi paragrafi introdotti da sottotitoli, magari sotto forma di domande. Più che mai, bisogna mettersi nei panni delle persone che fanno una ricerca e provare a immaginare i loro bisogni e le loro specifiche richieste».

Il vero problema non è tanto quello stilistico, quanto l’ottimizzazione per la ricerca vocale. Quando facciamo una normale ricerca sul web, Google ci restituisce una lunga lista di risultati organizzati in pagine. «Il problema della SEO, fino a ieri, era quello di arrivare più vicini possibile al primo risultato della prima pagina - continua Andrea -. Arrivare secondi era comunque un buon risultato e garantiva un buon tasso di click. Con la ricerca vocale, spesso la risposta alla domanda dell’utente è un singolo risultato. Non esiste un secondo posto. In questo contesto, la competizione diventa altissima e gli editori online devono abbracciare la SEO semantica per aiutare le macchine a comprendere i propri contenuti e arrivare primi».

Questo significa che le query saranno molto più lunghe. Facciamo un esempio pratico. Pensate di essere un venditore di mobili classici: è probabile che la parola «mobile» sarà poco utile per catturare gli utenti che effettuano una ricerca vocale. Sarebbe sicuramente meglio usare parole chiave come «divano basso ispirato all’arte classica». Immaginate a cosa potreste domandare voi a Google, nel caso aveste davvero bisogno di un mobile.

Un consiglio in più
Ovviamente in tutto questo lo smartphone è fondamentale. Le ricerche vocali avverranno tramite smartphone, molto più di ora e molto più rispetto al desktop. Assicuratevi che la vostra pagina web sia classificata su Google nella ricerca mobile (prendete il test mobile-friendly del motore di ricerca). Oltre ad ottimizzare il vostro tempo di «carica», comprimendo tutte le immagini. In questo modo, quando qualcuno pone al proprio smartphone una domanda relativa al contenuto, la pagina web apparirà in cima all'elenco (si spera).