Innovazione | Industria 4.0

Flotta di PMI per il voucher digitalizzazione (ma i soldi non basteranno)

Sono oltre 91mila le PMI che hanno richiesto i voucher per la digitalizzazione. Un numero molto alto che farà abbassare i fondi

Flotta di PMI per il voucher digitalizzazione (ma i soldi non basteranno)
Flotta di PMI per il voucher digitalizzazione (ma i soldi non basteranno) (Shutterstock.com)

ROMA - Dopo «crash» del sito verificatosi nella giornata di venerdì a causa dell’accumulo degli accessi sulla piattaforma, il MISE ha chiuso definitivamente la porta d’accesso per ottenere il tanto atteso voucher per la digitalizzazione delle PMI, misura che permette di beneficiare di un voucher fino a 10mila euro per interventi di ammodernamento tecnologico della propria impresa (nella misura del 50% delle spese sostenute).

Ebbene, le domande presentate sono state 91.500 secondo i dati ufficializzati dal MISE, un numero davvero impressionante che rende i fondi disponibili da parte del Governo (100 milioni) completamente irrisori - come già era prevedibile. Se tutte le PMI dovessero ottenere i 10mila euro «promessi» dal voucher, non basterebbero 900 milioni di euro. Mentre se i 100 milioni disponibili fossero effettivamente divisi per le PMI che hanno presentato domanda, ogni impresa riceverebbe poco più di mille euro per coprire le spese di digitalizzazione.

Per evitare il cosiddetto «click day» e, pertanto le condizioni di disparità relative all’accesso a internet, il MISE ha disposto che le risorse sarebbero state assegnate in proporzione al fabbisogno delle imprese (e non in ordine cronologico di presentazione delle domande), indicando - inoltre - che, laddove l’importo complessivo dei voucher richiesti risultasse superiore ai 100 milioni disponibili, il MISE sarebbe stato costretto a ridurre l’importo del voucher per ogni singola PMI, sempre in proporzione al fabbisogno dell’impresa. Insomma, di soldi ce n’è per tutti. Ma in questo caso parleremo sicuramente di briciole.

Evitare il «click day», infatti, porta a una strada che aumenta l’indeterminazione degli aiuti, obbligando chi effettua e programma investimenti a vivere nell’incertezza del riparto successivo al termine di chiusura della presentazione delle domande. E la strada presa non aiuta l’economia. Investimento è sinonimo di pianificazione finanziaria e fiscale e se davvero si vuole stimolarne la crescita bisogna mettere in condizione gli imprenditori di lavorare in maniera seria, non di giocare alla roulette, anche quando si tratta di piccoli importi.

Se è incerto l’importo che sarà assegnato a ogni singola PMI, è sicuramente certo che i soldi non si vedranno per un po’ di tempo. Le spese per l’ammodernamento sono ammissibili solo se i progetti saranno eseguiti successivamente alla prenotazione del voucher. Entro 30 giorni dall’ultimazione l’impresa dovrà presentare la richiesta di erogazione a cui seguiranno tutti i controlli da parte del Governo, il quale determinerà con proprio provvedimento l’importo del voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa ritenuti ammissibili. Ergo, non è detto che tutte le spese potranno rientrare nella misura e - soprattutto - è molto probabile che, visto la quantità di domande, l’importo sarà decisamente irrisorio. Oltre all’incertezza dei tempi.

Che succede ora? Entro la metà di marzo il MISE dovrà emanare un provvedimento cumulativo di prenotazione del voucher, su base regionale, dove sono elencate tutte le imprese e l’importo dell’agevolazione prenotata. E da lì toccherà alle imprese avviare i lavori nella speranza di ricevere, se non tutti, una parte dei fondi richiesti. Senza raggiungere i livelli di incertezza raggiunti con Industria 2015, dove ci sono voluti quasi tre anni per trovare le risorse finanziare promesse da un voucher. Tre anni in cui sono scoppiate le criptovalute e l’intelligenza artificiale e chi voleva un sito e-commerce ha probabilmente già provveduto.