Innovazione | Equity Crowdfunding

Così ho finanziato la mia palestra con l’equity crowdfunding

Una palestra innovativa, ma senza tecnologie dirompenti ha deciso di finanziarsi attraverso l'equity crowdfunding

Così ho finanziato la mia palestra con l’equity crowdfunding
Così ho finanziato la mia palestra con l’equity crowdfunding (Shutterstock.com)

MILANO - Bisogna dire che quella di Giacomo Catano non è una palestra senza innovazione. Le nuove idee, al giorno d’oggi, servono per dare un’accelerata alle imprese, soprattutto di fronte a una competizione così ardua come quella che si registra nel mondo del fitness, con centri multi-funzionali che sorgono come funghi nelle principali città italiane. «E anche perchè, per attirare nuovi capitali, un progetto innovativo serve». E i capitali, Giacomo, ha deciso di raccoglierli attraverso l’equity crowdfunding, un mercato che ha visto una crescita esponenziale nell’ultimo anno, arrivando a raccogliere circa 18 milioni di euro. Tanto da rappresentare il 10% di tutto il Venture Capital italiano nel segmento early stage.

«Abbiamo aperto Natked circa due anni fa a Porta Nuova, a Milano - mi racconta Giacomo -. Dopo il periodo di rodaggio e affermazione abbiamo cominciato a pensare che ci volesse una seconda sede per poter crescere e portare il nostro ‘core’ anche in altre zone della città». Un core che si basa su metodi di allenamento e cura della persona su misura, fondato su criteri scientifici, metodi naturali e un approccio olistico alla persona. «Da noi non ci sono macchine - mi spiega Giacomo -. Gli esercizi sono fatti a corpo libero, dopo l’attenta valutazione da parte di un’osteopata. Mettiamo insieme terapia ed allenamento e offriamo questo metodo anche ai dipendenti delle aziende». Un business in crescita, soprattutto per gli incentivi che le imprese hanno nell’adottare politiche di welfare aziendale.

«E’ stato il nostro avvocato a presentarci Mamacrowd - racconta Giacomo -. All’inizio non nascondo di essere stato scettico. Non siamo una startup digitale, non c’è tecnologia nel nostro metodo. Allo stesso tempo avevamo già provato a intercettare investitori professionali, ma le nostre ‘piccole’ dimensioni aziendali, avevano rappresentato un forte limite per questo tipo di investimenti. L’equity crowdfunding si è dimostrato la carta vincente. Non mi aspettavo che avremmo ottenuto un risultato così soddisfacente». Su Mamacrowd, la ricerca di nuovi soci ha riscosso fin dall’avvio un grande successo e in 7 giorni si è arrivati a 350.000 euro di adesioni raccolte con 30 investitori. Un risultato straordinario che ha permesso di raggiungere il 232% rispetto al primo obiettivo fissato (la campagna è ancora aperta fino al 27 gennaio).

Con i capitali ottenuti Giacomo e il suo socio Gianluca De Benedettis, apriranno una nuova sede a Milano, svilupperanno le attività per le aziende e nuovi centri «operated by» Natked in spazi già predisposti all’interno di business center, aziende, hotel e resort che vogliano usufruire di un servizio professionalmente qualificato. Inoltre, l’ingresso di nuovi soci nel capitale permetterà di investire ulteriormente nel progetto di formazione dell’Academy Natked. La scuola di formazione, nata nel 2016, si rivolge ai professionisti del settore attraverso percorsi didattici ad alta specializzazione nel «natural wellness». Dall’apertura del primo centro Natked in Porta Nuova il team di professionisti ha seguito circa 1.400 clienti privati, sono numerose anche le aziende italiane e multinazionali che hanno intuito le potenzialità del metodo Natked come Samsung, Intesa Vita, Vibram, Lifegate, HSBC Bank, Axelero, Caudalie, Copernico 36, Marrionaud.

La campagna di equity crowdfunding, di fatto, si è svolta su due direttrici ben precise: «Mamacrowd ci ha dato molta credibilità, ma anche noi ci siamo impegnati molto, coinvolgendo i nostri clienti e amici in una campagna di raccolta fondi interna. E’ stato un lavoro di mutuo sostegno tra la piattaforma e le persone che già conoscevamo», spiega ancora Giacomo. Il resto poi, è avvenuto perchè quello di Natked è un buon progetto. Come ci aveva detto lo stesso Dario Giudici, CEO di Mamacrowd, in questa intervista, «i capitali non mancano se i progetti sono di qualità».

Che poi Giacomo e suoi, spinti dalla voglia di innovare, sono anche finiti per pensare a un progetto digitale: «Vogliamo proporre la nostra app dove poter seguire corsi online, vedere video e rimanere aggiornati sulle nostre attività». Insomma, un’impresa in continua evoluzione. Che ha deciso di finanziarsi con l’equity crowdfunding, anche senza tecnologie dirompenti. Ed è andata bene.