23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
venture capital

Cos'è l'Investor Visa, il visto per gli stranieri che vogliono investire in Italia

Il MISE prevede un nuovo visto per i cittadini non UE che intendano effettuare investimenti in Italia. L'apertura della piattaforma web dovrebbe arrivare entro fine anno

Cos'è l'Investor Visa, il visto per gli stranieri che vogliono investire in Italia
Cos'è l'Investor Visa, il visto per gli stranieri che vogliono investire in Italia Shutterstock

ROMA - La piattaforma web proposta dal MISE dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. L’obiettivo è quello di attirare maggiormente i capitali di rischio stranieri nel nostro Paese, favorendo il Venture Capital, un segmento che sappiamo essere interessato - in Italia - ancora da forte nanismo. Secondo Aifi e PwC - Transaction Services, la prima parte dell’anno ha registrato un ammontare investito pari a 1,9 miliardi di euro, in calo del 61% rispetto ai 4,9 miliardi di euro al 30 giugno 2016 (Venture Capital e Private Equity).

Quello che vuole fare il MISE, da tempo già in prima linea con Italia Startup Visa, è quello di introdurre un nuovo visto per gli investitori stranieri non UE che decidano di investire in Italia. Con l’emanazione del decreto interministeriale del 21 luglio scorso, ha stabilito le modalità per gli stranieri che intendono effettuare investimenti o donazioni in Italia, e che potranno fruire dell'ingresso e del soggiorno nel nostro Paese al di fuori delle quote annuali stabilite dal Governo. Il rilascio del visto e il relativo permesso di soggiorno, prevedono - tra le altre cose - che l’investitore faccia un investimento almeno pari a 500mila euro in una startup innovativa, mantenendo tale destinazione per almeno due anni. L’Investor VISA, sarà rilasciato per il periodo di due anni, rinnovabile per ulteriori tre anni, previa verifica del mantenimento dell'investimento in Italia. Verifica che, così come i requisiti, sarà effettuata da un comitato specifico.

Uno strumento in più, a fronte di un mercato (quello del Venture Capital), che non gode di ottima salute. Benché l’Italia stia, seppur lentamente, accorciando il gap con il resto d’Europa, le lacune sono ancora molte. Cosa impedisce ai VC esteri di investire in Italia? Prevalentemente la situazione politica e la sua instabilità, che non permette di pianificare con serenità gli investimenti nel nostro paese. Una strada possibile, peraltro, potrebbe essere quella di far confluire parte degli investimenti degli HNWI (individui con patrimoni superiore al milione di euro) sulle startup. In questo modo si otterrebbero due risultati: gli HNWI diversificherebbero la loro esposizione tramite investimenti diretti nell’economia reale e le startup avrebbero a disposizione una fonte di finanziamento diretta e di gran lunga superiore a quella del «family, friends & fools» e degli Angels.

Del resto, l’interesse degli imprenditori nei confronti del nostro Paese è in costante crescita. Secondo il MISE, solo nei primi mesi del 2017, il programma Italia Startup Visa (lanciato nel 2014 per semplificare la procedura di erogazione del visto per lavoro autonomo a favore dei talenti non UE che intendono avviare una startup innovativa in Italia) aveva registrato ben 91 candidature, praticamente eguagliando le 99 candidature registrate nel corso di tutto il 2016.

Intanto si attende la creazione della piattaforma web dedicata alla trasmissione delle richieste per il rilascio del visto investitori che, come detto, dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.