Innovazione | Pubblica Amministrazione

Hack.developers è lavorare per l'Italia: così nasce il primo open-government

Hack.Developers è il più grande hackathon italiano per digitalizzare la Pubblica Amministrazione: il primo passo per realizzare un vero e proprio open-government

Hack.developers è lavorare per l'Italia: così nasce il primo open-government
Hack.developers è lavorare per l'Italia: così nasce il primo open-government (Shutterstock.com)

TORINO - A Toolbox, a Torino, è tutto pronto. Alcuni gruppi si sono già formati prima dell’inizio ufficiale della sfida. Sono da poco passate le nove di mattina, ma la concentrazione è massima e, benchè i torinesi siano famosi per la loro diffidenza (e lo dico da torinese), nell’aria si respira un piacevole senso di ‘community’. Dovranno restare insieme per 48 ore (sì, praticamente tutti tra partecipanti e mentor faranno la notte) per realizzare qualcosa che, finora, non ha precedenti: il primo open-government. Una startup dentro una startup, quella del Team per la Trasformazione Digitale che, dal momento della sua nascita, lo scorso anno, si è sempre definita «una startup a Palazzo Chigi».

L’hackathon per digitalizzare la PA
Lavorare insieme per creare le fondamenta del Paese. E quello che è iniziato questa mattina e durerà fino a domani è l’esempio di come un Paese, fanalino di coda a livello europeo in digitalizzazione e più volte accusato per le sue interminabili lungaggini burocratiche (motivo che spesso allontana i VC esteri dall'investire nel nostro Paese), sia capace di tirarsi su le maniche. Hack.Developers, il più grande hackathon italiano voluto dal Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri - in collaborazione con Codemotion e con il supporto di Cisco, DXC, IBM, Intesa Sanpaolo, Microsoft, Oracle, Red Hat, e TIM. Oltre 1300 tra sviluppatori software, ingegneri informatici, esperti di sicurezza informatica e studenti universitari uniti insieme in 25 città (24 italiane e la 25esima è San Francisco, in California) per rispondere alle necessità che il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana ci sta chiedendo di affrontare. Che poi è anche un po’ l’amore per il nostro Paese che ci spinge a unirci. Come accaduto a San Francisco, dove una comunità di sviluppatori italiani, venuta a conoscenza di hack.developers, ha chiesto espressamente di poter partecipare. Perché se è vero che, quando ce lo chiedono, spesso rispondiamo che questa Italia proprio non ci piace, è altrettanto vero che siamo disposti a metterci in gioco sempre, per migliorarla.

Il primo open-government
E creare una community è la prima vera priorità di questo hackathon e quella del Team per la Trasformazione Digitale voluto da Diego Piacentini. «Sono rimasto davvero molto stupito del lavoro che si fa a Palazzo Chigi nel Team per la Trasformazione Digitale - mi racconta Riccardo Iaconelli, Open Source Project Leader del Team per la Trasformazione Digitale - . Davvero si lavora come una startup, all’interno di un clima che è tipico di chi arriva da un mondo come quello dei developers o degli startuppers. Il nostro obiettivo è creare l’infrastruttura di questo Paese, ma prima di tutto porre le basi per una comunità di avvio per lo sviluppo condiviso e collaborativo dei progetti rilasciati in queste ultime settimane. Un vero e proprio pubblico allargato che comprenda privati, ma anche aziende (come software house, ndr.) che possano contribuire a creare le fondamenta di questo Paese. Il lavoro fatto oggi resterà, di modo che ogni singolo potrà avere anche una parte di responsabilità in tutto quello che andremo a creare di qui in avanti». Quello italiano, di fatto, è il primo caso open-government, ovvero di un’infrastruttura digitale creata dall’inizio attraverso la comunità, in un’ottica completamente open source.

Ben 6 miliardi di spesa pubblica tecnologica
Per fare tutto questo il Governo ha messo sul piatto 6 miliardi di euro. Che sono quelli per la spesa pubblica tecnologica. Sei miliardi di euro che avranno lo scopo non solo di sviluppare l’interazione aperta tra cittadini Comuni, Regioni e Stato (ad esempio attraverso i pagamenti digitali), ma anche di semplificare il servizio sanitario, giusto per citarne uno. Un piano che dovrà servire soprattutto a dimezzare le spese informatiche, indottrinando quindi la PA a una maggiore razionalizzazione delle risorse. Per fare qualche esempio. Una carta d’identità elettronica che sia abilitata ai pagamenti o a raccogliere i nostri dati essenziali o che dia la possibilità di caricarci sopra l’abbonamento della metro. Un’app per segnalare buche e lampioni rotti al Comune, dati e piattaforme per cambiare l’organizzazione del traffico o dei rifiuti. SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale, già utilizzato da 1,5 milioni di persone), che si aprirà a breve anche al mondo dei privati: le startup potranno utilizzare SPID per autenticare un utente con valore legale e con certezza della propria identità. Un'anagrafe digitale (per ora in 20 Comuni e 800 in fase di processo) che possa consentire, ad esempio, l'iscrizione a scuola, semplicemente attraverso l'autenticazione SPID. In tecnico, piattaforme software necessarie per far dialogare i processi della PA accelerando la loro digitalizzazione. I progetti sono ospitati nella piattaforma Developers.Italia, la community open-source per gli sviluppatori della Pubblica Amministrazione. Da un punto di vista tecnologico, il Team per la Trasformazione Digitale sta  lavorando su un insieme di infrastrutture e piattaforme abilitanti, realizzati centralmente o creati riorganizzando l’esistente, che possano aiutare le Amministrazioni sul territorio a costruire i servizi digitali di cui il cittadino ha bisogno. Si tratta di componenti di base, modulari, che implementano funzionalità strategiche di cui tutte le amministrazioni hanno bisogno e che quindi non ha senso ricostruire da capo ogni volta, reinventando la ruota.

Un cambio di paradigma
«La Pubblica Amministrazione di oggi è un vero e proprio shock culturale per chi arriva dal mondo digitale ed è abituato a lavorare a un’altra velocità - afferma Paola Pisano, assessora all’Innovazione del Comune di Torino -. Essere precisi è d’obbligo quando si forniscono servizi alla comunità, ma non possiamo continuare a spendere soldi per far funzionare servizi che non funzionano. Oggi, grazie al Team per la Trasformazione Digitale e a eventi come questo (hack.developers, ndr.) si sta verificando un vero e proprio cambio di paradigma. Un’intervento eccezionale quello fatto da Diego Piacentini, di creare una comunità e di dare la possibilità a tutti di partecipare alla creazione della struttura digitale portante del nostro Paese. Per creare una struttura amministrativa che sia più giovane, con più potere distribuito e più veloce».

La sfida si concluderà dopo 48 ore di lavoro. I progetti come SPID - Sistema Pubblico di Identità Digitale, ANPR - Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, DAF - Data & Analytics Framework, DAF - Dataportal, DAT - Dati Pubblici (nuovo Dati Gov.it), Security, Design sono alla base delle challenge dell’evento. Intanto oggi oltre 1300 ingegneri, sviluppatori e studenti stanno lavorando per cambiare l’Italia. E poi non dite che, qui, in Italia, si sta a guardare.