16 settembre 2019
Aggiornato 12:00
premio gammadonna

Giulia, il cervello in fuga che è tornato: «Qui per sostenere le donne e creare lavoro»

Giulia Baccarin è uno di quei cervelli in fuga che - nonostante le esperienze maturate a Londra e Parigi e una borsa di studio vinta in Giappone dove ha lavorato sui modelli predittivi applicati al marketing (intelligenza artificiale) - in Italia c’è ritornata

TORINO - Nonostante le battaglie compiute negli anni il divario salariale tra uomo e donna resta ancora piuttosto elevato. Secondo la ricerca di Accenture, a livello mondiale, per ogni 140 dollari guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna mediamente 100. Uno squilibrio aggravato dal fatto che, rispetto agli uomini, le donne hanno una probabilità di gran lunga inferiore di ottenere un lavoro retribuito (50% vs. 76%). E’ per far leva sull’imprenditoria femminile, infatti, che nascono contest come il Premio GammaDonna, giunto quest'anno alla nona edizione, volti a sostenere soprattutto quelle imprenditrici che, pur tra le mille sfide e insidie, riescono a portare a termine un progetto, creando un’impresa e valore aggiunto per la nostra economia. Per questa edizione abbiamo deciso di fare un passo indietro e raccontare la storia di quelle donne che hanno partecipato al contest negli scorsi anni e che, grazie a GammaDonna, hanno visto fiorire un’ampia rete di contatti che si sono dimostrati in molti casi determinanti per il successo del loro business. Perchè essere donna è un plus.

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Il cervello in fuga che è tornato
Giulia Baccarin è uno di quei cervelli in fuga che - nonostante le esperienze maturate a Londra e Parigi e una borsa di studio vinta in Giappone dove ha lavorato sui modelli predittivi applicati al marketing (intelligenza artificiale) - in Italia c’è ritornata. Non senza fatica. Proprio lei, che oltre ad avere una laurea in ingegneria biomedica, è anche una donna. E sappiamo cosa vuol dire, soprattutto in questo Paese, dove già di opportunità ce ne sono poche, figuriamoci per una donna. Giulia Baccarin è l’ultima vincitrice del Premio Gamma Donna, edizione 2016.

Un modello solo maschile è limitato (e incompleto)
Dopo aver aperto I-Care, azienda belga di manutenzione predittiva, e aver ricevuto non poche porte in faccia, Giulia - grazie anche all’unione con Giovanni Presti - fonda nel 2012 , a Salò, MIPU, acceleratore di startup innovative. Non solo un semplice acceleratore. In MIPU entrano solo startup che abbiano un massiccio impatto positivo sulle comunità. L’obiettivo di Giulia e del suo team, inoltre, è quello di reinvestire il 10% degli utili per la creazione di nuovo lavoro e garantire il 30% di donne nei ruoli chiave. «Soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale è molto importante avere delle donne che se occupino - ci racconta Giulia -. Il machine learning, utilizzato per effettuare analisi predittive, è un insieme di algoritmi che insegnano alla macchina a ‘comportarsi’ come l’uomo. Se questi algoritmi vengono realizzati sempre e solo dagli uomini seguiranno un modello unico che è quello del pensiero maschile, quindi limitante. Il pensiero computazionale delle donne è, per questioni anche genetiche, diverso. Un algoritmo sviluppato da una donna, anche con la collaborazione di un uomo, può creare un modello diverso, più completo».

L’esperienza a GammaDonna
Grazie alla sua forza, alla tenacia, e all’abilità di aver messo in piedi una società in cui oggi lavorano ben 50 persone assunte a tempo indeterminato, Giulia ha vinto il Premio GammaDonna: «Grazie al Premio Gamma Donna ho conosciuto Emilia Garito, l'organizzatrice dello splendido TEDx Roma, che mi ha dato l'opportunità unica di parlare della diversità nell'intelligenza artificiale dinanzi ad una platea di ben 2400 persone - ha detto Giulia -. E' stato un momento di grande emozione; ancora oggi, quando il discorso viene rivisto su Youtube, sento che c'è molto lavoro da fare».

«Spero che GammaDonna possa coinvolgere un numero sempre maggiore di imprenditrici e possa divenire fonte di ispirazione per le studentesse
di oggi. Se non esiste sufficiente diversità in azienda è anche perché noi donne tendiamo a sentirci poco adeguate, e a rinunciare ancor prima che il gioco cominci
- ha concluso Giulia -. Eventi come il GammaForum possono davvero infonderci quella grinta e consapevolezza delle nostre capacità così importanti in azienda e nella vita»