20 giugno 2021
Aggiornato 14:00
sharing economy

Le Cicogne: «Da oggi le baby sitter si possono anche assumere»

Le Cicogne volano in alto, offrendo per prime in Italia un servizio completo a 360°. Non solo la ricerca di babysitter affidabili e di tutte le età, ma anche la loro regolarizzazione, senza costi aggiuntivi e con la sicurezza della professionalità di sempre

ROMA - Da oggi le 13mila famiglie iscritte alla piattaforma Le Cicogne, oltre a trovare in maniera facile e sicura la propria babysitter o tata di fiducia, potranno altresì assumerla, senza ulteriori costi aggiuntivi e comodamente dal divano di casa propria. La startup fondata nel 2013 da Monica Archibugi e Giulia Gazzelloni ha, infatti, stretto una partnership con l’Associazione Nazionale delle Famiglie Digitali - Datori di Lavoro che permette quindi alla società di aggiungere un’opportunità in più al servizio offerto fino ad ora.

Si possono assumere le baby sitter
«Per noi è una grande rivoluzione: grazie a questa partnership siamo riusciti a semplificare anche la regolarizzazione della babysitter per i genitori, con il grande vantaggio che il costo di assunzione delle collaboratrici domestiche, che si aggira solitamente intorno ai 225 euro l’anno, è totalmente gratuito per gli utenti de Le Cicogne. L’unico costo da sostenere è il pagamento orario della babysitter o della tata e quello dei contributi che però vengono detratti dalle tasse dell’anno - sostiene Monica Archibugi, CEO dell’azienda -. Una grande vittoria per noi, soprattutto in un Paese in cui il sommerso rimane uno dei problemi più grandi».

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Un servizio unico in Italia
Le Cicogne continuano quindi a volare in alto, offrendo per prime in Italia un servizio completo a 360°. Non solo la ricerca di babysitter affidabili e di tutte le età, ma anche la loro regolarizzazione, senza costi aggiuntivi e con la sicurezza della professionalità di sempre.

La regolarizzazione della sharing economy
Puntare sulla sharing economy per dare la possibilità a tutti di reinventarsi. E’ un po’ questo lo spirito che accomuna numerose startup che hanno fatto della condivisione la vera e propria leva per ambire al successo e creare il proprio business. L’economia collaborativa si scontra però con i lavori più tradizionali e, speso, porta a recriminazioni e, in alcuni casi, delle vere e proprie battaglie. L’assunzione della baby sitter, in questo senso, rappresenta un vero e proprio passo avanti, soprattutto di fronte a una legge - quella della sharing economy - che rimane ferma al palo. «Non è che noi non vogliamo una regolarizzazione - ci dice Monica -. La vogliamo eccome. Purché si vengano a creare dei sistemi semplici e non macchinosi. Un unico contratto di lavoro, semplice e accessibile. Senza segare le gambe all’innovazione e all’intraprendenza di noi giovani. Del resto la sharing economy ha dato la possibilità a chiunque di lavorare, è figlia della crisi, di chi ha dovuto inventarsi ed è per questo che va sostenuta».