27 giugno 2017
Aggiornato 02:00
peer to peer

WhatsApp vuole farci pagare e chiedere prestiti con i messaggi

La piattaforma starebbe, infatti, avviando un test a partire dall’India dove a usare WhatsApp sono circa 200 milioni di utenti

WhatsApp vuole farci pagare e chiedere prestiti con i messaggi
WhatsApp vuole farci pagare e chiedere prestiti con i messaggi ()

ROMA - Pensate a come sarebbe semplice, facile e «democratico» fare pagamenti in chat, direttamente dalla vostra app di messaggi preferita, WhatsApp. Un semplice clic per chiedere una somma di danaro o per inviarla. La tecnologia del peer to peer potrebbe presto approdare sull’app di messaggistica più utilizzata nel mondo. La piattaforma starebbe, infatti, avviando un test a partire dall’India dove a usare WhatsApp sono circa 200 milioni di utenti.

Pagare tramite WhatsApp
Secondo il sito The Ken, WhatsApp starebbe discutendo con le autorità indiane al fine di ottenere l’autorizzazione al servizio il quale si inserirebbe all’interno della piattaforma indiana di pagamenti unificati , Unified Payments Interface (Upi), creato da Npci, un consorzio delle maggiori banche del paese.

La prima volta per Facebook
L’idea di WhatsApp di procedere a pagamenti veloci e in tempo reale come fossero messaggi di testo potrebbe avere una portata rivoluzionaria. Del resto il mercato del peer to peer lending corre al galoppo. Anche qui in Italia. Ha chiuso il 2016 a più di 64 milioni, in crescita di oltre il 500%. Si dice che il 2017 potrà essere un anno di svolta, con il raddoppio delle piattaforme presenti (che oggi sono nove, in Italia) e con l’attuazione di norme che possano favorire lo sviluppo. Il lancio del servizio di micropagamenti sarebbe il primo effettivo di Facebook, che ha avviato per il momento solo un servizio di supporto per pagamenti peer-to-peer da due anni e ha ottenuto da poco una licenza per servizi di pagamento elettronici all’interno della Ue.

Il mercato del peer to peer lending
Come abbiamo detto un mercato in continua esplosione. Vale circa l’85% del mercato europeo, continua a correre (+99% nel 2015, quando ha mosso 1,490 miliardi di sterline) e, in occasione del suo decimo compleanno, sta riscrivendo nuovamente le regole del gioco: evolvendo in complessità e diversità. Mentre in generale i finanziamenti bancari alle imprese perdono smalto, le piattaforme di p2p made in Britain erogano sempre più prestiti. Il peso del social lending alle pmi sul totale dei prestiti erogati in Gran Bretagna è del 3% e sale al 13% se lo sguardo si sposta alle piccolissime imprese, quelle sotto il milione di sterline di fatturato. In generale le piattaforme britanniche nel 2015 hanno finanziato 10mila imprese nei settori diversi dal real estate, con prestiti medi di 76.280 sterline originati da 347 prestatori in media. Una crescita non solo in termini di volumi, ma anche in qualità: in termini di diversificazione, con l’inclusione di prodotti nuovi, come avviene oltreoceano con il leasing nel settore auto, mentre altri comparti hanno assunto un peso tale da fare ormai quasi storia a sé, come il real estate che vale 600 milioni sul miliardo e mezzo raccolto nell’anno. Ma nel 2015 un altro importante fenomeno si è fatto strada: la presenza, sempre più massiccia, di istituzionali che hanno finanziato il 32% dei prestiti al consumo e il 26% di quelli alle imprese. Un segnale di maturità del mercato.