27 giugno 2017
Aggiornato 02:00
la fabbrica del futuro

Robotica collaborativa, perchè sarà il futuro dell'Industria 4.0

La parola d'ordine per la fabbrica del futuro è collaborazione. Collaborazione con le persone e con le macchine. Ecco i nuovi scenari

Robotica collaborativa, perchè sarà il futuro dell'Industria 4.0
Robotica collaborativa, perchè sarà il futuro dell'Industria 4.0 (Shutterstock.com)

TORINO - Partiamo da un concetto molto semplice, ossia che l’Italia è uno dei 15 Paesi più industrializzati del mondo (insieme ad Arabia Saudita, Australia, Brasile, Cina Francia, Germania; India, Indonesia, Italia, Giappone, Malesia, Messico, Sud Africa, Thailandia, Turchia, Regno Unito, Usa). Secondo Marco Gay presidente dei Giovani di Confindustria, nei prossimi anni, l’Indutria 4.0 può aumentare di 4 punti il Pil nazionale con un guadagno per le imprese pari a 110 miliardi di ricavi. A patto che la Nazione sappia sfruttare e consolidare l’ondata tecnologica e digitale che sta oggi imponendosi in tutto il resto del mondo. Quando parliamo di automazione spesso molti gridano alla progressiva perdita di posti di lavoro. Ma sarà davvero così? Non esattamente. Secondo l’ultimo World Economic Forum si stima che entro il 2020 saranno 5,1 i milioni di posti di lavoro andati perduti. Nel contesto dei 15 paesi più industrializzati stiamo, tuttavia, parlando di una platea di 1,9 miliardi di lavoratori: la percentuale di rischio è dunque dello 0,26%.

Le competenze emozionali
Ciò che cambierà, invece, sarà l’organizzazione della fabbrica del futuro. Una caratteristica essenziale, a tutti i livelli lavorativi, è identificata dalla parola collaborazione: l’industria del  futuro abbandonerà le architetture gerarchiche per organizzarsi secondo strutture agili e collaborative, in grado di sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalla  digitalizzazione e dalla connettività. E non stiamo solo parlando di strutture. Sì, perchè anche il personale dovrà rispondere a questo tipo di esigenze. In particolare, diventeranno fondamentali le capacità relazionali del dipendente e l’abilità nello svolgere attività interattive. Tutto ciò porta alla ribalta dei cosiddetti non-cognitive skills, cioè quegli aspetti del carattere e della personalità di ciascuno spesso indicati come i Big Five: estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale. Caratteristiche che non serviranno solo per lavorare meglio con altre persone, ma soprattutto con le macchine.

La robotica collaborativa
In questo contesto di fabbrica 4.0 prende sempre più piede la cosiddetta robotica collaborativa. Un robot collaborativo è un robot leggero, creato appunto per interagire con l’uomo, e pertanto privo di spigoli, talvolta ricoperto da imbottiture che attutiscono gli effetti di eventuali impatti. A livello economico si tratta di soluzioni a basso costo che, peraltro, vanno a sopperire la sempre più esponenziale crescita di valore della manodopera dei paesi dell’Est. Di fatto, le ricerche di mercato stimano per la robotica collaborativa una crescita a cifra doppia, con un incremento annuale medio superiore al 50% e un mercato che nell’arco di dieci anni supererà 12 miliardi di dollari. I robot collaborativi non sostituiranno i tradizionali e pesanti robot industriali, ma, al contrario, apriranno le strade a nuovi settori del manifatturiero. Le attività in cui si vedrà un crescente aumento della robotica saranno quelle con un alto tasso di ripetitività, come il confezionamento e l’assemblaggio.

Robot più intelligenti
Stiamo dunque parlando di una nuova generazione di robot. Molto più intelligente e più smart che andrà a interagire con l’uomo in un ambiente decisamente più dinamico. Il robot collaborativo nasce, infatti, per svolgere quelle mansioni fastidiose che spesso generano disturbi muscoloscheletrici alla manodopera. Saranno estremamente intelligenti perchè dovranno operare attraverso i Big Data raccolti e sulla base di questi intraprendere le azioni più opportune. In parte è vero che sostituiranno il lavoro dell’uomo. Ma c’è anche da dire che serviranno nuovi professionisti e tecnici per la progettazione, l’installazione, la messa in servizio e la manutenzione di queste nuove macchine.

Che tipo di professionisti serviranno
Il Piano Nazionale Industria 4.0 ha delineato una serie di dogmi utili alla nostra nazione per accelerare digitalmente lo strato industriale. Tra questi dogmi anche la diffusione della cultura Industria 4.0 attraverso varie forme di formazione (dall’alternanza scuola lavoro al finanziamento di dottorati di ricerca). Se da una parte la formazione rappresenta il tassello principale per ogni rivoluzione, dall’altra quali sono i professionisti di cui questa rivoluzione industriale avrà bisogno? Una serie di competenze specialistiche sono legate alle tecnologie abilitanti che costituiranno l’ossatura dell’Industria 4.0. Quindi ci vorranno ingegneri in grado di padroneggiare l’Intelligenza Artificiale, il Machine Learning, l’Analisi dei Big Data; tecnici che sappiano interagire con i Robot Collaborativi, con gli strumenti della Realtà Virtuale e della Realtà Aumentata, con la diffusione dell’IoT; operatori capaci di utilizzare al meglio il Cloud e sensibili al tema della Cyber-Security. E tutto questo insieme alle soft skills, le competenze «personali» ed «emotive» dell’individuo.