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Cosa dice la proposta di legge sulle Fake News

La proposta di legge bipartisani è stata presentata dai firmatari Adele Gambaro, Riccardo Mazzoni, Sergio Divina, Francesco Maria Giro. Punisce chi pubblica le fake news e dà regole per chi apre blog non professionali. Ma ci sono alcuni punti oscuri

Cosa dice la proposta di legge sulle Fake News
Cosa dice la proposta di legge sulle Fake News ()

ROMA - Si fa presto a dire fake news. Il vortice sulle bufale giornalistiche che compaiono sul web e, in particolare su Facebook, diventata ormai vetrina indiscussa per i media, continua il suo percorso quasi inosservato. O meglio, senza che qualcuno riesca a trovare una soluzione concreta. Le fake news sono sicuramente tra i piani di Mark Zuckerberg, ma per la loro eliminazione il CEO di Facebook sembra avere le idee un po’ confuse: «C’è ancora molto da fare - scrive Mark in un post su Facebook - perché non sempre c’è una linea chiara tra bufale, satira e opinione». E poi anche tutto il settore giornalistico dovrebbe fare la sua parte, rafforzando l’industria delle notizie forti, creando nuovi modelli di business e via discorrendo. Insomma, non basta di certo Mark per eliminare le fake news. Che ricorda la Bordini, «possono creare danni alle persone». Lei che ha spinto per la raccolta firme contro le fake news e poi il disegno di legge.

Il disegno Gambero sulle fake news
Già, il disegno di legge. Un po’ controverso, dobbiamo ammetterlo. E va nella direzione di cambiare anche la governance di tutti quei siti e blog che diffondo notizie senza essere testata. In primo luogo i senatori firmatari (Adele Gambaro, Riccardo Mazzoni, Sergio Divina, Francesco Maria Giro) si spingono oltre le fake news giudicando altrettanto pericolose le «opinioni che rischiano di apparire più come fatti conclamati che come idee». Legittime sì, ma comunque accostate in un ddl alle fake news, un ddl che peraltro mira a punire chi pubblica questa ultime. Con un’ammenda di 5mila euro, per la precisione. Chi pubblica o diffonde su social o siti, che non siano espressione di «giornalismo online», notizie false, esagerate o tendenziose potrà, infatti, incorrere in tale sanzione. Anche se non è ancora bene chiaro come sarà giudicata la tendenziosità delle notizie. Però ciò che fa pensare è che il legislatore abbia accostato le opinioni alla fake news. A voi la riflessione.

Giornalisti professionisti e cittadini
Un altro punto controverso del ddl sta nella distinzione che fa tra i giornalisti professionisti e semplici cittadini, considerando che la normativa in questione si applica solo a questi ultimi (ai cittadini). E questo perché, in qualche modo, traspare la condizione che i giornalisti professionisti non solo siano già sottoposti a leggi equivalenti, ma soprattutto siano immuni dal pericolo di diffondere bufale (cosa che non può comunque essere data per certa). Il ddl, inoltre, sempre parlando di norme giornalistiche, estende a tutti i siti e i blog non professionali una serie di norme rubate alla disciplina delle testate giornalistiche, dalla registrazione in tribunale al dovere di rettifica.

La diffamazione e il danno
Il disegno di legge, poi, si sofferma notevolmente sulla questione della diffamazione e sul danno che essa può generare al cittadino. La persona danneggiata dalla fake news, nel caso diffamata, può chiedere un grado di indennizzo superiore se il grado di diffusione della notizia è particolarmente elevato. Ancora non è chiaro come possa essere determinata l’esagerazione della notizia, ma il punto comune è che se la fake news finisce per procurare allarme o danni a interessi e ordine pubblico, la sanzione sconfina nelle pene detentive (non meno di un anno, ma fino a due se le bufale diventano mezzo per campagne di odio o minano i processi democratici).

Se vuoi aprire un blog
Per aprire blog o una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione di informazioni si dovrà sottostare a tutta una serie di regole. Il soggetto dovrà comunicare i propri dati alla Sezione per la stampa e l’informazione del tribunale territorialmente competente, trasmettendo nome e url della piattaforma competente. L’amministratore della piattaforma deve dare spazio a repliche e rettifiche, se richieste, e anche in questo caso c’è sanzione se vi è mancata o incompleta applicazione di una richiesta legittima.