19 gennaio 2020
Aggiornato 17:00
il caso

Perché la protesta di Foodora non c'entra nulla con la sharing economy

Servizi come Foodora non hanno nulla a che vedere con la sharing economy dove il principio cardine è la condivisione

MILANO - La protesta di Foodora sbarca anche a Milano. Ieri erano circa 40 i fattorini che hanno protestato davanti alla sede di via Macedonio Melloni alla ricerca di quei capi tallonati da mesi, ma che - a detta dei rider - non si sono fatti vedere. Solo impiegati che si sono barricati dentro la sede e non hanno saputo dare informazioni a chi continuava a protestare in strada.

La protesta di Foodora sbarca a Milano
Una protesta che non mira ad arrestarsi quella dei fattori di Foodora, ribattezzato come il primo vero sciopero della sharing economy. Quei fattorini che viaggiano di giorno e di notte per portare pranzo e cena a domicilio. Non ci stanno alle condizioni di precariato stabilite dall’azienda e minacciano di proseguire la protesta fino allo stop totale del servizio, a meno che l’azienda non accolga le rivendicazioni avanzate. Pagati a cottimo a 2,7 euro a consegna, con contratti di collaborazione, senza nessuna tutela e "senza possibilità di contrattare né di parlare». Un lato oscuro, il dietro le quinte di quella che viene chiamata rivoluzione del lavoro, governata dalle leggi di internet.

La Gig Economy
Una protesta che fa scricchiolare i cardini dell’economia collaborativa. Ma chiamarlo scioperto della sharing economy, tuttavia, è sbagliato. Già perchè di condivisione qui non c’è proprio nulla. Non si condivide il pasto, né tantomeno la bicicletta, con nessuno. Qui stiamo parlando della cosiddetta Gig Econmy, quella del lavoretto, quella che va a sostituire gli obsoleti contratti a chiamata a cui siamo stati assogettati tutti quando dovevamo pagarci gli studi e lavoravamo al bar sotto casa.  L’economia collaborativa, invece, si basa sul concetto di prestito: perchè comprare qualcosa che si usa una tantum quando si può trovare la soluzione ideale per farcelo prestare? Pensate a BlaBlaCar o AirBnb, l’utente mette a disposizione la propria macchina per un tragitto che farebbe comunque, cercando di abbattere i costi. Stessa cosa con AirBnb.

Cambia il mezzo, ma non la sostanza
La Gig Economy, invece, è semplicemente un sistema di lavoro freelance facilitato dalla tecnologia e da internet. Se una volta c’erano le bacheche, ora ci sono le app. Nella sostanza, però, non è cambiato nulla. Servizi come Foodora restano assogettati alle stesse logiche di qualche tempo fa, con l’unica differenza che cambia il mezzo di comunicazione.