13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
i dati a fine settembre

Una startup su 2 si è costituita online

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha stilato il primo rapporto dedicato alla nuova modalità di costituzione delle imprese innovative. Già 57 startup hanno attivato la procedura

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ROMA - Dopo le diatribe che hanno visto coinvolti startup e notai per l’approvazione della procedura online per la costituzione delle startup innovative, al 30 settembre sono ben 57 le aziende che hanno deciso di costituirsi mediante il modulo precompilato messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Chi ha costituito le startup online
Ministero che ha stilato, appunto, il primo rapporto dedicato alla nuova modalità di costituzione delle imprese innovative, in collaborazione con Unioncamere. La nuova procedura dà facoltà di redigere l’atto costitutivo e lo statuto di una nuova impresa innovativa mediante una piattaforma online dedicata. La compilazione si serve di un modello tipizzato – che assicura rapidità e certezza del diritto – ma personalizzabile, sottoscritto con firma digitale in modo da garantire l’identità dei contraenti. La forte disintermediazione che caratterizza il processo consente un significativo risparmio economico e responsabilizza i fondatori della startup innovativa sulle scelte strategiche da prendere in fase di costituzione. Un passo avanti per le startup che abbatte i primi costi di costituzione in una fase importante della vita di un progetto innovativo.

La Lombardia la più innovativa
Attualmente, secondo il rapporto, sono 57 le imprese che hanno attivato l’iter online, 34 delle quali hanno già completato l’intera procedura: tra queste, invece, 25 startup sono state inserite nella sezione speciale del Registro delle Imprese riservata alle startup innovative. In prevalenza si tratta di startup di dimensione media (la maggioranza ha un capitale iniziale sottoscritto che ricade nelle classi intermedie comprese fra i 5.000 e i 10.000 e fra i 10.000 e i 50.000 euro). A livello di geolocalizzazione, la fotografia scattata dal Ministero dello Sviluppo Economico rispecchia in buona parte i numeri già enunciati sulla quantità e specie di startup innovative in Italia. A farla da padrone è la Lombardia, con 7 imprese registrate attraverso la procedura online, seguita da Toscana, Marche, Veneto e Puglia.

I motivi del ricorso dei notai
Il Consiglio nazionale del Notariato aveva presentato il ricorso al Tar del Lazio poco dopo l’entrata in vigore del decreto ponendo una serie di questioni secondo cui il provvedimento poteva essere considerato illegittimo. «In primo luogo per i vizi di ordine giuridico insiti nella stessa procedura legislativa che ha portato al provvedimento - ci aveva spiegato Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato -. Se inizialmente la normativa prevedeva sia l’atto in formato digitale che l’atto pubblico come modalità alternativa, di fatto, l’attuale provvedimento non  contempla quest’ultimo. Inoltre siamo di fronte a un problema di gerarchia delle fonti poiché la norma che prevede come si costituisce una srl è una norma ordinaria che non può essere derogata da un decreto ministeriale». Insieme ai vizi di legittimità, i notai avevano fatto leva sulle tutele agli startupper e sui possibili rischi a cui sarebbero potuti andare incontro con la costituzione della società per via telematica, dall’illegittimità della stessa ai possibili abusi dello strumento societario da parte di terzi.