20 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Innovazione

Perché l'Italia non si fida del crowdfunding

La scarsa conoscenza del settore finanziario e la mancata digitalizzazione sono un forte limite all'ascesa del crowdfunding nel nostro Paese. Le persone non sanno cosa sia e, pertanto, temono di essere truffati.

ROMA - Partiamo col dire che negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie è rimasta principalmente invariata in Italia, anche se ha subito un lievissimo rialzo (+0,4% circa nel 2015). Ciò che, tuttavia, distingue l’Italia dall’Eurozona e, parallelamente, ostacola l’innovazione è il settore degli investimenti. Il Rapporto sulla scelta degli investimenti delle famiglie italiane stilato dalla Consob pone l’accento sulla mancanza di conoscenza che la Penisola ha rispetto al settore finanziario e, soprattutto, ai correlati strumenti digitali. Solo  poco più del 40% degli intervistati è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base, quali inflazione e rapporto fra rischio e rendimento. E questo rappresenta un forte limite quando parliamo di startup e innovazione.

Ridotta conoscenza degli strumenti finanziari
Se da una parte la ridotta consapevolezza del mercato finanziario la fa da padrone in Italia, dall’altra la digitalizzazione è destinata a modificare rapidamente l’intermediazione finanziaria e gli strumenti relativi. Innovazioni di portata dirompente hanno già ridefinito in maniera radicale il modo in cui i prodotti e servizi finanziari vengono strutturati. Il crowdfunding, ad esempio, potrebbe consentire alle imprese, soprattutto medio-piccole, di accedere a forme di finanziamento alternative al tradizionale credito bancario che ha subito una progressiva contrazione.

Perché non ci si fida del crowfundig
L’unico limite resta la conoscenza: per poter utilizzare strumenti finanziari online, le persone dovrebbero essere dotate di un’adeguata cultura digitale. In realtà solo il 65% degli italiani sono definibili come «utenti internet» e la cultura digitale è elevata solo nel 30% dei casi. Con particolare riferimento all’uso di Internet nell’ambito delle decisioni di investimento, la quota delle famiglie che fa ricorso al web per reperire dati e notizie utili a compiere e monitorare le scelte finanziarie, sebbene in crescita, supera di poco il 12%. In questo senso il crowdfunding è un fenomeno davvero poco conosciuto, visto che solo il 26% degli individui dichiara di averne almeno sentito parlare. Il 58% degli intervistati sonostiene di non esser disposto a investire attraverso una piattaforma di crowdfunding per timore di essere vittima di una truffa. Gli strumenti emessi da piccole imprese e offerti online sono considerati una possibile opzione di investimento solo nel 19% dei casi. Basso anche il valore dell’investiemnto: la metà non supera quota 1000 euro, il 34% fino a 5mila euro e il 16% sarebbe disposto a spendere cifre inferiori.

Perché scegliere l'equity crowdfunding »

Fenomeno circoscritto
Cresce l’equity crowdfunding, anche se chi manifesta interesse per questa nuova forma di finanziamento resta pur sempre un individuo che - di massima - ha elevati livelli di istruzione e alfabetizzazione finanziaria. I sottoscrittori retail sono prevalentemente uomini, di età compresa tra i 36 e i 49 anni, residenti nelle regioni settentrionali e, nel 40% dei casi, nella stessa area in cui è localizzata l’iniziativa finanziata.