19 marzo 2019
Aggiornato 05:00
rivoluzione robotica

«Personalità elettronica» ai robot, una bozza di legge dà diritti e doveri

Una bozza di legge è stata presentata al Parlamento Europeo. Prevede una serie di diritti e doveri ai quali i robot devono sottostare: la proposta di legge parla di una vera e propria rivoluzione industriale

Rivoluzione industriale dei robot
Rivoluzione industriale dei robot Adobe Stock

BRUXELLES - I tre dogmi fondamentali della robotica, le leggi di Asimov, non sembrano esser più sufficienti per disciplinare il mondo dei robot, un esercito di automi che sta , piano piano, invadendo molti settori del nostro quotidiano. In particolare entrando a far parte dei circuiti lavorativi, industriali: in poche parole sostituendo l’uomo in quella che è la catena di produzione, e non solo. Sarà per questo che il Parlamento Europeo sta pensando di adottare una legge che doterà i robot di «personalità elettronica». Insomma, dovranno avere diritti e doveri, saranno registrati e muniti di carta d’identità, pagheranno per i danni commessi e contribuiranno - anche se non si sa ancora bene come - al welfare delle nazioni che li impiegano.

La mozione sulla «personalità giuridica» dei robot
La mozione sulla «personalità elettronica» dei robot è stata presentata al Parlamento Europeo da Mady Delvaux, proveniente dal partito operaio socialista del Lussemburgo. E’ alquanto improbabile che la bozza venga approvata dall’assemblea di Bruxelles, ma non si può di certo restare indifferenti di fronte a questo atto che ci impone di riflettere sull’espansione della robotica nella nostra vita e sul posto di lavoro. Di fatto, così come rammenda la proposta di legge, si tratta di una vera e propria rivoluzione industriale che non può essere lasciata allo sbaraglio e che, se non oggi, forse un giorno dovrà per forza di cose essere disciplinata. Anche perché la vendita di automi è in forte crescita ed è aumentata esponenzialmente proprio nell’ultimo anno: stiamo parlando del 29%. I brevetti, nell’ultimo triennio, sono praticamente triplicati. In Germania, leader europeo del settore, il fatturato della robotica è aumentato lo scorso anno del 7% raggiungendo i 12,2 miliardi di euro.

I robot devono rispettare le leggi
La bozza di legge suggerisce una sorta di tassa sui robot per rimpolpare il sistema previdenziale privato di tanti lavoratori umani. Ogni cittadino che impiega degli automi dovrà segnalarli allo stato, indicando anche quanto risparmia in contributi grazie alla sostituzione dei lavoratori in carne e ossa con quelli in acciaio e silicio. I robot dovranno poi rispettare delle leggi, oltre a quelle di Asimov. In caso in cui il robot dovesse infrangere una norma e fare male a qualcuno, sarebbe giusto che ne risponda legalmente, soprattutto se dotato di intelligenza artificiale, di capacità di apprendere autonomamente e - come prevede la bozza di legge - di surclassare l’identità di tutti i lavoratori artificiali in Europa, con un obbligo di assicurazione simile a quelo  previsto per le auto.

Il robot che «sceglie» se fati male
Probabilmente parlare di personalità giuridica oggi, per molti, potrebbe essere prematuro, ma l’avanzata galoppante dell’intelligenza artificiale ci suggerisce che potrebbe essere necessario dare delle regole prima di quanto pensiamo. Del resto, un robot «imprevedibile» è già stato creato. Un automa che sceglie o meno se ferire l’uomo, di fatto infrangendo la prima legge di Asimov. Questo robot è, infatti, capace di pungere un dito, ma è programmato per scegliere di non farlo se significa evitare di essere spento. A seconda del proprio interesse, in sostanza, è in grado di decidere se pungere o meno il dito del suo interlocutore. Una vera e propria rivoluzione che ci porta a concepire l’intelligenza artificiale come qualcosa che, un domani, potrà scegliere autonomamente, e apre nuovi orizzonti in fatto non solo di tecnologia, ma soprattutto di etica. Se si considera questo ultimo automa, prodotto in appena 3 giorni, si può ben capire come la proposta di legge non sia poi così una diavoleria.