20 novembre 2019
Aggiornato 20:30
intelligenza artificiale

Google Car contro un bus, ma vincerà comunque la sfida della mobilità

Tutti gli incidenti della macchinina Google hanno un impatto cognitivo sul sistema informatico alla guida incomparabilmente superiore ad ogni esperienza umana possibile sul nostro cervello al volante

La Google Car vincerà la sfida della mobilità
La Google Car vincerà la sfida della mobilità Shutterstock

NEW YORK - Google Car si schianta contro un autobus. E’ solo l'ultimo, cronologicamente parlando, anche se è il primo direttamente provocato: una delle macchinine elettriche firmata Google che sulle strade di Mountain View, in California, prosegue i suoi test in modalità "self drive", cioè senza alcun conduttore, secondo lo scaltro ed esperto automobilista che è in ognuno di noi ne avrebbe combinata un'altra. Un sorpasso come tanti, o meglio il tentativo vano di verificare una via d'uscita da una strada bloccata, e la Google Car in questione lo scorso San Valentino, come ha rivelato la stessa Google, ha "strisciato" sulla fiancata di un autobus che proveniva legittimamente sulla sua corsia.

Google Car contro un autobus
Non si fa, al guidatore in carne e ossa improvvido sarebbero stati probabilmente tolti diversi punti. E via dunque con l'attacco all'innovazione tecnologica per eccellenza della mobilità stradale, con un coro di accuse sull'insicurezza della guida autonoma, a supporto peraltro di non dissimili tesi dell'agenzia federale californiana del traffico sui rischi di un errore di sistema ipotizzando una vettura "self drive" ma con un potenziale conducente a bordo anche se in modalità autonoma. Insomma da oggi cresce la pletora di chi descrive come poco più di una macchinetta buffa e simpatica questa Google Car, con la sua finta sirena blu, che in realtà è un sofisticatissimo sistema di rilevamento telemetrico a 360 gradi e su distanze doppie rispetto a quelle di un campo da football in ogni direzione. Già tamponata perchè non si muoveva ad un passo di pedoni permettendo il costante flusso umano da un lato all'altro della strada, oppure pizzicata immobile ad incrocio non essendo capace di considerare il rallentamento appena accennato degli altri veicoli come un invito a passare. Cose da far sghinazzare anche il più fresco dei neopatentati.

Incidenti della Google Car
Eppure non è così, anzi l'opposto. Tutti gli incidenti (uno solo provocato come detto, l'ultimo) della macchinina Google hanno un impatto cognitivo sul sistema informatico alla guida incomparabilmente superiore ad ogni esperienza umana possibile sul nostro cervello al volante. Basta qualche semplice dato per far comprendere come stanno le cose: il progetto della guida autonoma risale, nei tempi moderni (il primo precedente è anteriore alla seconda guerra mondiale), ad un "contest" del 2000 dell'agenzia per la ricerca in campo militare degli Stati Uniti, la Darpa, vinto da Google che poi nel 2009 mise fisicamente su strada l'idea, con una prima Toyota Prius e poi usando vetture Lexus. Infine sono arrivate le macchinette attuali, tutte made in Google. Questo sistema totalmente autocognitivo, ora incriminato, da allora ha percorso regolarmente su percorsi trafficate oltre un milione di miglia (più di un milione e 600 mila Km, mille volte la distanza che intercorre tra Roma e Sidney in Australia), e in tutto questo andare e venire sulle strade della California prima si è fermato un pò troppo davanti alle strisce pedonali, poi ha esitato a varcare un trafficato incrocio e infine ha "sfidato" da lontano, a 3 km all'ora, un autobus passeggeri in marcia sulla sua corsia preferenziale che non si sarebbe fermato neanche davanti ad un carroarmato. Da casa Google già dicono che il sistema ha imparato: i veicoli grandi non rispettano mai i veicoli piccoli, meglio allora attendere una completa via libera prima di azzardare. Adesso, a proposito di computer e sistemi, cambiamo chip e immaginiamo un nevrotico automobilista nostrano alle prese una delle nostre intasate tangenziali, mattina dopo mattina. Il finale è noto, e la conclusione una sola, il "self drive" di Google ha già vinto la sua sfida con il futuro.