18 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
L'esperto spiega il pericolo dei velivoli misteriosi sopra Parigi

«I droni fatti in casa possono trasportare bombe da 5 chili»

Dopo l'episodio dei droni che, nelle scorse notti, hanno sorvolato Parigi, Luca Masati, direttore responsabile della rivista DroneZine, spiega al DiariodelWeb.it le modalità di produzione dei velivoli e la regolamentazione vigente. Nonostante la quale esiste ancora un grande abusivismo, e la possibilità che droni realizzati da aeromodellisti vengano utilizzati a fini illegali o pericolosi.

ROMA – Il giallo sui droni che nella notte tra lunedì e martedì hanno sorvolato Parigi è ancora aperto. Anche questa notte, almeno cinque, secondo quanto riferito dalla polizia, sono stati cinque i piccoli velivoli senza pilota avvistati sul cielo parigino. Sul caso, la procura ha aperto un’inchiesta per «volo di aeromobile in zona vietata», dal momento che vige il divieto di sorvolare Parigi a meno di 6.000 metri d’altezza senza una specifica autorizzazione.

MASALI: LA MAGGIOR PARTE DEI DRONI COMUNI NASCE DA AEROMODELLISMO - Episodi che spingono a chiedersi se esista un sistema di controllo molecolare e sicuro dello spazio aereo percorso dai velivoli telecomandati, e se sia possibile che, nel profilerare dell’abusivismo, i droni possano essere utilizzati anche per mettere a repentaglio la nostra sicurezza. Anche perché, da un rapido controllo in rete, sembra del tutto percorribile, seppur certamente da mani esperte, la via dei droni «fatti in casa», costruiti artigianalmente. Viaggiando nel web, si trovano addirittura tutorial, ad esempio, su «come costruire un drone con arduino e webcam telecomandato da Pc», che offrono anche il download del software necessario. Circostanza confermata, in effetti, da Luca Masali, direttore responsabile della rivista DroneZine specializzata sull’argomento. «I droni nascono da due parti: dall’aeromodellismo da un lato, e dalle aziende aeronautiche grandi dall’altro. Queste due linee stanno sempre di più convergendo, dato che l’aeromodellismo diventa sempre più sofisticato e le compagnie aeronautiche fanno macchine sempre più piccole», spiega. «I droni così come li conosciamo nascono dall’aeromodellismo, e gli aeromodellisti se li sono sempre fabbricati da soli», aggiunge. Insomma: è sempre esistito un filone di produzione di droni che passa da vie «private», e dunque spesso non controllate e abusive.

FINALITÀ ANCHE PERICOLOSE - D’altronde, le finalità di utilizzo di queste tecnologie sono davvero varie, e potenzialmente anche pericolose. «Essendo macchine che possono fare un volo autonomo e vengono pilotate dal gps – in modo totalmente illegale, ma ovviamente all’eventuale terrorista questo non interessa – possono portare un carico fino a 5 kg». Un carico, dunque, che potrebbe corrispondere anche a un ordigno. «Il rischio c’è», ammette il dott. Masali, «ma non solo: in Francia sono già stati usati per sorvolare degli impianti nucleari e non è mai stato chiarito il perché», spiega. «Poteva essere sia un aeromodellista che voleva fare delle riprese, sia provocatori che volevano andare a vedere come reagiva la Difesa», ipotizza.

REGOLAMENTAZIONE ENAC - Eppure, una regolamentazione Enac in Italia esiste, anche se da non molto. «Lo spazio aereo in cui si muovono i droni si chiama V70, ed è un cilindro d’aria che va a 200 metri dall’operatore ed è alto 70 metri, anche se in alcuni casi può arrivare a 150», spiega il dott. Masali. «I droni si dividono in due grandi categorie, quelli di aeromodellismo e i SAPR, cioè il drone che lavora. La differenza tra gli uni e gli altri», chiarisce, «è semplicemente l’uso che se ne fa: l’uso ludico è sempre aeromodellismo, l’uso professionale sempre SAPR. Mentre gli aeromodellisti hanno un regolamento molto semplificato, che semplicemente vieta loro di non poter sorvolare persone, case, strade e che intima loro di scegliere un posto adatto sotto la loro responsabilità, chi usa i droni per lavoro, in alcune operazioni specializzate critiche, può anche volare sulle città e sopra la gente, ma rispettando un protocollo di sicurezza estremamente rigido; i piloti devono avere certificazioni, delle assicurazioni speciali e devono fare la stessa visita medica a cui sono sottoposti i piloti  privati».

L’ABUSIVISMO PROLIFERA - Insomma, le regole ci sono; il punto è farle rispettare. L’abusivismo, infatti, è un fenomeno molto consistente nel campo: «dato che i droni sono nati da poco come fenomeno. La legge, poi, li considera aeromobili, ed è una norma piuttosto complicata: è abbastanza difficile mettersi in regola, perché quando era nata, ad esempio, si diceva che il pilota doveva frequentare delle scuole, ma di fatto non c’erano perché Enac non le aveva ancora create», spiega il dott. Masali. «Di conseguenza, da un lato, molte aziende stanno cercando di mettersi in regola, dall’altro lato c’è chi non ci pensa nemmeno. Le stime che ho orecchiato parlano di meno di un centinaio di aziende che sono già autorizzate e almeno 5000 operatori che sono a vario grado fuori legge. E’ un abusivismo che però, nel medio periodo, entrerà nei termini fisiologici, da una parte perché Enac continua a promettere – ma a non mantenere – delle semplificazioni sul regolamento, dall’altra anche perché partiranno i controlli e sarà sempre più difficile lavorare in maniera abusiva», conclude il direttore di  DroneZine.

OBBLIGO DI CERTIFICAZIONE SOPRA I 25 KG - D’altra parte, per combattere l’abusivismo,l’associazione Assorpas, l’associazione nazionali fotografi professionisti Tau Visual e un gruppo di operatori regolarmente autorizzati Operatori-apr  hanno fatto fronte comune ingaggiando una vera e propria battaglia, perché gli operatori del settore  rispettino i requisiti previsti dalla legge e fissati dall’Enac: innanzitutto, il possesso della certificazione richiesta. Di fatto, un professionista che impiega un robot alato deve dimostrare di non improvvisare un’attività dall’oggi al domani. A seconda del peso cambiano però i requisiti: l’Enac ha individuato lo spartiacque dei 25 chili. Al di sopra di questa soglia, si pensa che i droni siano soprattutto prodotti industriali. Al di sotto, li si considerano artigianalmente creati dalla stessa persona che poi lo impiega. Per i droni sopra i 25 chili è Enac a rilasciare l’autorizzazione a produrre in serie e poi a operare. Il mezzo deve avere un manuale di volo e uno delle operazioni, deve essere stato sperimentato, deve avere alle spalle un’organizzazione strutturata. Più semplice la trafila sotto i 25 chili: l’operatore si autocertifica. In pratica, attesta di possedere i requisiti richiesti.

NELLE ZONE GRIGIE SI INFILANO I MALINTENZIONATI? - Eppure, le zone grigie sono ancora molte: prima fra tutte, l’obbligo per il drone di aver fatto dei test, a cui non corrispondono però adeguate strutture appositamente adibite. Altro problema, il regolamento, che pare ancora incompleto in molti punti: ad esempio, non è chiaro quali obblighi di sicurezza il drone debba rispettare per poter essere autorizzato a volare. Insomma: le regole ci sono, ma esistono ancora zone di incertezza, abusivismo e scarsi controlli. Oltre al pericolo che, tra le iniziative «artigianali», possano annidarsi anche quelle di malintenzionati.