20 novembre 2019
Aggiornato 23:00
Gli amministratori rischiano 50 anni di carcere

Il Governo americano chiude il sito di file-sharing Megaupload

Secondo il dipartimento della Giustizia Schmitz e altri sei collaboratori sono «responsabili di pirateria informatica massiccia su scala globale». Anonymous rivendica gli attacchi dopo la chiusura di Megaupload.com

NEW YORK - Il Dipartimento della Giustizia statunitense ha ordinato la chiusura del sito web di condivisione file Megaupload, incriminandone diversi amministratori per i reati di violazione della proprietà intellettuale e riciclaggio di denaro sporco.
Come riporta il quotidiano spagnolo El Mundo il principale, accusato è il creatore del sito, Kim «Dotcom» Schmitz, che rischia fono a 50 anni di carcere: secondo il dipartimento della Giustizia Schmitz e altri sei collaboratori sono «responsabili di pirateria informatica massiccia su scala globale», la cui attività ha generato oltre 175 milioni di dollari di guadagni illeciti provocando oltre 500 milioni di dollari di danni ai proprietari delle opere protette».
La denuncia contro gli accusati era stata presentata il 5 gennaio scorso negli Stati Uniti; Schmitz, cittadino tedesco residente a Hong kong e in Nuova Zelanda, è stato identificato come proprietario e unico azionista della Vestor Limited, azienda utilizzata per gestire tutte le attività legate alla rete Megaupload.

Anonymous rivendica gli attacchi dopo la chiusura di Megaupload.com - Gli hacker di Anonymous hanno rivendicato gli attacchi informatici a diversi siti americani, tra cui quelli del Dipartimento di Giustizia Usa e dell'Fbi, per rappresaglia alla chiusura del sito Megaupload.com, ordinata ieri dalle autorità americane per violazione del diritto di autore.
Su un blog, il collettivo di hacker ha scritto: «Noi di Anonymous abbiamo lanciando il nostro più grande attacco contro i siti governativi e dell'industria discografica». Oltre ai siti dell'Fbi e del Dipartimento della Giustizia sono stati attaccati anche quelli dell'Associazione dei discografici americani (RIAA) e della Universal Music. Gli hacker hanno affermato di aver preso di mira anche il sito della Casa Bianca e quello dell'autorità francese per la protezione delle opere d'arte su internet (Hadopi), precisando su uno dei loro account Twitter che oltre 5.600 persone hanno partecipato all'attacco.

«La giornata di ieri è stata epica», ha scritto Anonymous, già responsabile in passato di attacchi ai siti di Visa, MasterCard e della società di pagamento PayPal, in risposta alla decisione di bloccare i versamenti al sito WikiLeaks.