15 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Avrebbe finanziato le figlie adolescenti come assistenti parlamentari

Francia, il ministro degli Interni si dimette per corruzione: contratti alle figlie minorenni con soldi pubblici

Per la quinta volta dal 2012 un ministro della presidenza Hollande si dimette per scandali di corruzione. Questa volta è toccato a Bruno Le Roux che si è dimesso all'indomani delle rivelazioni sull'impiego delle figlie come assistenti parlamentari

PARIGI - Suona un po' come la maledizione bipartisan del nepotismo nella politica francese. Per la quinta volta dal 2012 un ministro della presidenza Hollande si dimette per scandali di corruzione. Questa volta è toccato al ministro degli Interni francese Bruno Le Roux che si è dimesso all'indomani delle rivelazioni sull'impiego delle figlie come assistenti parlamentari.

Contratti alle figlie per 55mila euro di denaro pubblico
Secondo quanto è stato riferito, Le Roux avrebbe fatto alle figlie vari contratti tra il 2009 e il 2016 per un totale di 55mila euro quando le ragazze erano minorenni e ancora a scuola. Le figlie hanno poi continuato a lavorare per il padre, percependo denaro pubblico, mentre erano all'università.

"Dichiaro la mia onestà"
In un breve discorso alla prefettura di Bobigny, a Parigi, l'ex ministro ha ribadito la sua onestà: "Qui a Seine-Saint-Denis, a casa mia, oggi come ieri e come per tutti gli ultimi venti anni, mi sono fatto un punto d'onore nel rispettare la funzione di deputato e i doveri connessi. Per questo dichiaro l'onestà di ogni mio rapporto umano e di ogni atto politico. Ma la mia responsabilità è anche quella di difendere in tutto l'azione del governo ed è per questo ho deciso di rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica", ha concluso Le Roux.

Come Fillon?
La vicenda ricorda sin troppo da vicino quella del candidato del centrodestra alle presidenziali Francois Fillon, a sua volta sotto inchiesta per la vicenda degli impieghi fittizi alla moglie Penelope e ai due figli. Fillon, che non ha voluto rinunciare alla candidatura all'Eliseo, è precipitato dalla posizione di favorito nei sondaggi, al terzo posto nel primo turno e quindi escluso dal ballottaggio decisivo.