15 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Cosa (non) ha deciso il G20 sui migranti, con l'accordo del governo

«Sintesi finale apprezzabile», dice Conte. Sull'immigrazione il documento prende tempo, mentre Trump ottiene una riforma sul commercio a favore del protezionismo

La foto di gruppo dei capi di Stato e di governo a margine del G20 di Buenos Aires
La foto di gruppo dei capi di Stato e di governo a margine del G20 di Buenos Aires (Filippo Attili | Ufficio stampa palazzo Chigi | ANSA)

BUENOS AIRES – Un sorta di compromesso. Può essere interpretato così il comunicato finale congiunto del G20 che si è concluso a Buenos Aires, Argentina. O, per dirla con il premier Giuseppe Conte, una «sintesi finale apprezzabile, condivisibile e di fatto condivisa». E questo è una vittoria per il Paese ospitante, visti i timori che il summit potesse finire male come l'ultimo Apec e senza un consenso (sarebbe stata la prima volta nei 10 anni di storia del G20). A poche ore dalla tanto anticipata cena con il presidente cinese Xi Jinping, con cui i mercati sperano almeno in una tregua dei dazi, è tuttavia Donald Trump ad avere ottenuto quello che voleva in tema commerciale.

La vittoria di Trump
Come ampiamente atteso, è scomparso il riferimento alla lotta contro il protezionismo che ancora c'era al G20 di Amburgo dello scorso anno. E per la prima volta la Casa bianca ha potuto brindare al fatto che sia stato messo nero su bianco il bisogno di riformare l'Organizzazione del commercio mondiale «per migliorarne il funzionamento» (Trump aveva minacciato il ritiro degli Usa dal Wto se non fosse stato riformato). È la dimostrazione di come le economie principali non siano più unite come lo erano al loro primo G20 del novembre 2008, quando la crisi finanziaria era appena scoppiata. Almeno, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron in conferenza, gli Usa hanno accettato un «testo chiaro» sul multilateralismo e il commercio, cosa che è stata frutto di un «intenso lavoro» andato avanti fino all'alba odierna. Il G20 ha preso atto che il sistema commerciale multilaterale «al momento non sta riuscendo a realizzare i suoi obiettivi e c'è spazio di miglioramento», ma che «il commercio internazionale e gli investimenti sono motori importanti della crescita, della produttività, dell'innovazione, della creazione di occupazione e di sviluppo».

Immigrazione e clima
Sui fenomeni migratori, un tema caldo dopo gli attacchi di Trump alla carovana di migranti arrivati dall'America centrale al confine con gli Usa, il G20 ha preso tempo. «Valutiamo come continuare il dialogo su queste questioni con la prossima presidenza», quella giapponese, recita il documento che fotografa l'esistente: «I grandi movimenti di rifugiati sono una preoccupazione globale con conseguenze umanitarie, politiche, sociali ed economiche. Enfatizziamo l'importanza delle azioni condivise per affrontare le cause alla radice e per rispondere alle esigenze umanitarie crescenti». Sul clima, un altro fronte di conflitto al summit, i leader del G20, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno continuato a difendere lo storico accordo di Parigi raggiunto nel dicembre 2015, ma da cui Trump ha annunciato il ritiro nel giugno 2017. Per loro è «irreversibile». Nei lavori mattutini dell'ultima giornata del summit, il governo italiano aveva sottolineato che quell'accordo rimane la stella polare per ciò che concerne il cambiamento climatico. Per la prima volta gli altri 19 paesi del G20 hanno detto che il surriscaldamento del pianeta dovrebbe essere tenuto al di sotto di 1,5 gradi. Perché è di quel pianeta, ha spiegato Conte durante i lavori, che siamo custodi e nei confronti del quale abbiamo responsabilità su come lasciarlo alle generazioni future.