16 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Trump sotto attacco: la furia del presidente contro il «traditore» senza nome

Nel mirino un editoriale senza firma del New York Times: «La palude si agita». Ed è partita la caccia al 'traditore' dentro la Casa Bianca: «Uomo senza palle»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

STATI UNITI - Il New York Times ha fatto la scelta, decisamente inusuale, di pubblicare sul suo sito un editoriale anonimo. Ad averlo scritto è un funzionario di alto livello del governo americano, che si dice «parte della Resistenza dentro l'amministrazione Trump». Secondo l'autore del cosiddetto Op-Ed, la presidenza di Donald Trump è sottoposta a un test come mai successo a un altro leader americano. Il punto non è tanto che l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller continua o che la Camera potrebbe tornare in mano ai democratici con le elezioni di metà mandato del prossimo novembre. «Il dilemma - che lui non afferra pienamente - è che molti dei funzionari di alto livello della sua stessa amministrazione stanno lavorando diligentemente dal suo interno per fare saltare parti della sua agenda e le sue peggiori tendenze». L'autore dell'editoriale ha spiegato di saperlo perché «sono uno di loro». Per essere chiari, ha aggiunto, «la nostra non è una resistenza popolare di sinistra. Vogliamo che l'amministrazione abbia successo e crediamo che molte delle sue politiche abbiano già reso l'America più sicura e più prospera». Il punto è che «il nostro primo dovere è nei confronti di questo Paese e il presidente continua ad agire in modo deleterio per la salute della nostra repubblica».

La reazione di Trump 
Il presidente americano ha definito «senza palle» l'editoriale anonimo pubblicato dal New York Times e scritto da un funzionario di alto livello dell'amministrazione americana. Parlando durante un evento al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington, il leader Usa ha fatto riferimento all'autore del cosiddetto Op-Ed, parte di una «resistenza» interna al governo, dicendo che probabilmente è una «persona che sta fallendo e che è qui per motivi sbagliati». Trump è poi passato ad attaccare il New York Times dicendo che «fallirà: quando tra sei anni e mezzo non sarò più presidente, il NY Times, Cnn e altri media falsi avranno cessato le loro attività». Trump ha citato il mea culpa fatto dal giornale dopo il risultato shock delle elezioni presidenziali americane del 2016, in cui la candidata democratica Hillary Clinton ha subito una sconfitta inattesa da molti. «Si è dovuto scusare con i suoi lettori per la copertura sbagliata delle elezioni», ha dichiarato Trump rivendicando che «nessuno prima di me ha fatto così tanto» e «nessuno potrà sconfiggermi nel 2020», quando l'America sarà chiamata a scegliere di nuovo il suo Commander in Chief.

«Sto bonificando la palude»
Donald Trump, letteralmente infuriato per la pubblicazione di un articolo di fondo sul New York Times in cui un anonimo funzionario della Casa Bianca sostiene che nell'amministrazione americana c'è una «resistenza» che tenta di salvaguardare il Paese dallo stesso presidente, è tornato a notte fonda a commentare su Twitter. «Sto bonificando la Palude e la Palude sta tentanto di contrattaccare. Non preoccupatevi, vinceremo!», ha scritto il presidente Usa. In un altro precedente tweet, l'inquilino della Casa Bianca aveva riassunto la vicenda, dal suo punto di vista, con una sola parola e un punto interrogativo: «Tradimento?» 

La caccia alla fonte anonima
Secondo il New York Times, in seno all'amministrazione è scattata la caccia alla fonte anonima e il presidente riterrebbe che l'alto funzionario senza nome (ma noto al giornale che ne ha pubblicato le esternazioni) si occupi di sicurezza nazionale o lavori al Dipartimento di Giustizia, diretto dal ministro Jeff Sessions, che il presidente sarebbe sempre più tentato di silurare. L'anonimo funzionario ribelle nell'articolo afferma di operare, come diversi suoi colleghi, per contenere e boicottare senza clamore l'agenda del presidente, ritenuta in molti aspetti una minaccia per la «salute della repubblica». Secondo questo alto funzionario, il problema di fondo è costituito dalla «amoralità» di Trump.