15 novembre 2018
Aggiornato 09:00

Muore John McCain, il nemico numero 1 di Trump nel partito

Il senatore statunitense, politico-eroe repubblicano, aveva 81 anni e soffriva di un tumore al cervello. Aveva affrontato Obama alle presidenziali 2008
Il senatore del Partito repubblicano degli Stati Uniti, John McCain
Il senatore del Partito repubblicano degli Stati Uniti, John McCain (Clair Popkin/HBO via AP)

WASHINGTON – Con la morte di John McCain, scomparso questa notte a 81 anni per un tumore al cervello, se ne va non solo un pezzo del Partito Repubblicano che rischia di divenire minoritario rispetto alla nuova destra populista che issato al potere Donald Trump, ma anche uno degli ultimi politici della vecchia scuola americana. John McCain III, figlio e nipote di omonimi ammiragli - e a quanto sosteneva, discendente diretto di un capitano dell'esercito rivoluzionario di Washington - era stato pilota della Us Navy, prigioniero ed eroe di guerra e infine parlamentare per 35 anni. Dopo essere stato abbattuto dalla contraerea vietnamita nel 1967 venne infatti catturato e tenuto prigioniero per cinque anni: al suo rilascio le sue condizioni fisiche non gli consentirono di continuare la carriera militare e dopo aver servito la commissione di collegamento fra Marina e Senato nel 1982 McCain si lanciò nella carriera politica, venendo nominato rappresentante per l'Arizona e in seguito eletto al Senato.

Il leone del Senato Usa
Nonostante fosse alquanto incurante della disciplina di partito, nel 2000 decise di sfidare George W. Bush nelle primarie corsa alla Casa Bianca: esponente dell'ala più moderata del Gop tenne a debita distanza la destra cristiana favorita dal suo rivale, che ebbe la meglio. Nel 2008 McCain si riappacificò con l'establishment repubblicano aggiudicandosi finalmente la candidatura per la Casa Bianca ma commise l'errore di nominare come sua vice la sconosciuta governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, esponente di quell'ala più estremista che avrebbe spianato in futuro la strada all'elezione di Trump. Pur sconfitto da Barack Obama, rimase un personaggio influente nella scena politica statunitense e non solo: compì molte missioni all'estero, ricevuto spesso con gli onori di un Capo di Stato più che di un semplice senatore; ma pur sempre un generale senza esercito, e ancor meno quando il Gop decise di appoggiare la nuova politica rappresentata da Donald Trump. Una politica che McCain deplorava quanto la sua incarnazione: non esitò a rinfacciare a Trump i ripetuti esoneri dal servizio militare per un problema osseo miracolosamente guarito alla fine della guerra del Vietnam nonché l'uso di una retorica razzista e populista che istigava i peggiori istinti dell'elettorato.

Salutato anche da Obama
Soprattutto, McCain era infuriato per la persistente riluttanza di Trump ad accettare il fatto delle interferenze russe nella elezioni statunitensi, sulle quali aprì un'inchiesta in qualità di presidente della Commissione forze armate del Senato; il suo voto poi si rivelò decisivo nella bocciatura del tentativo di Trump di abolire la legge sanitaria di Obama - un voto per cui la Casa Bianca non lo ha mai perdonato. Di fatto, uno degli ultimi desideri espressi da McCain ai familiari è stato quello di non volere la presenza di Trump al proprio funerale, mentre sia Obama che George W. Bush pronunceranno dei discorsi: «Siamo tutti in debito con lui, malgrado le nostre divergenze condividevamo la lealtà a degli ideali più elevati, quelli per cui generazioni di americani e immigranti hanno combattuto e si sono sacrificati», ha scritto Obama commentando la scomparsa del suo ex rivale.