23 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

«Aiutavo solo degli amici migranti»: trasportava clandestini, italiana condannata

La 31enne Francesca Peirotti, originaria di Cuneo, si è vista infliggere sei mesi di carcere dalla corte d'appello francese: «È stato un processo politico»
L'immagine di repertorio di un arresto per trasporto di migranti della polizia di frontiera a Ventimiglia in collaborazione con la gendarmerie francese
L'immagine di repertorio di un arresto per trasporto di migranti della polizia di frontiera a Ventimiglia in collaborazione con la gendarmerie francese (ANSA/POLIZIA DI STATO)

ROMA – Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Questa l'accusa per la quale, il mese scorso, la 31enne italiana Francesca Peirotti è stata condannata dalla corte d'appello di Aix-en-Provence, in Francia, a sei mesi di reclusione, sospesi con la condizionale. Il motivo? L'8 novembre 2016 è stata fermata sull'autostrada A8 all'altezza di Mentone dalla gendarmeria francese, al volante di un furgoncino con il logo della Croce rossa, sul quale stava trasportando otto stranieri rifugiati (tutti provenienti dall'Eritrea o dal Ciad) e un neonato.

Pena più severa
Peirotti, originaria di Cuneo ma oggi residente a Marsiglia, ha già avuto guai con la giustizia: in passato fu arrestata nella baraccopoli di Calais. Ma per questo trasporto di migranti, che secondo l'accusa sarebbe stato illegale, era stata condannata molto più lievemente in primo grado, ad una semplice multa di mille euro. In appello, invece, è arrivata la stangata, contro la quale lei e il suo avvocato hanno manifestato l'intenzione di ricorrere ulteriormente in Cassazione.

La difesa di Francesca
In un'intervista rilasciata al sito web The Post Internazionale, infatti, l'attivista piemontese parla di ragioni politiche dietro la sua condanna: «È palese che sono andati ben oltre i fatti. Ma va bene perché anche il nostro a Nizza era stato un processo politico, in cui avevamo cercato di spostare l’attenzione sul vero problema: cioè le frontiere e cosa causano. Non sono certo io una vittima di questo. Sono tutte quelle persone bloccate in condizioni disumane dalla Libia a tutti i confini interni in Europa». Francesca Peirotti, infatti, racconta così la sua versione dei fatti per i quali è stata condannata: «Ho aiutato degli amici. Li ho accompagnati a Nizza e avevo intenzione di ospitarli a casa mia. Gli avrei chiesto dove fossero diretti e se avessero avuto bisogno di abiti o altro. Li stavo solo aiutando».