23 ottobre 2018
Aggiornato 14:00

La Francia fa i conti col passato e elimina la parola razza dalla Costituzione

L’Assemblea Nazionale francese ha adottato all'unanimità un primo emendamento della Costituzione, fortemente simbolico
Il presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron (EPA/TATYANA ZENKOVICH)

PARIGI - L’Assemblea Nazionale francese ha adottato un primo emendamento della Costituzione, fortemente simbolico, in cui è stata approvata all’unanimità la cancellazione della parola «razza» dall’articolo primo, proibendo anche le distinzioni basate sul genere sessuale. Nel nuovo articolo primo della Carta fondamentale francese la Repubblica «assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, di origine o di religione», mentre la vecchia versione recitava «senza distinzione di origine, razza o religione».

Scritto nel 1946
L'Assemblea Nazionale francese si è espressa all'unanimità. Il progetto di legge era stato presentato dal partito di Jean-Luc Melenchon, il Front de Gauche, e appoggiato dai socialisti. La discussione dei parlamentari d'Oltralpe è partita dal presupposto che il termine «razza», introdotto nella Costituzione nel 1946 per respingere le teorie razziste su cui si era basato il nazismo, sia oggi «frainteso» e «infondato», dato che è dimostrato che non esistano «razze» all'interno della specie umana. Scritto nel 1946, il testo costituzionale all'articolo 1 affermava che «la Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Garantisce l’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione d’origine, razza o religione».

Uguaglianza tra uomo e donna
Lo stesso consenso bipartisan si è registrato sulla proposta di inserire all'interno della Carta un riferimento al fatto che il sesso non possa essere un elemento discriminatorio. Ora, «per raggiungere una società egualitaria, il principio di uguaglianza delle donne e degli uomini di fronte alla legge deve irrigare tutte le nostre leggi - ha commentato una delegazione per i diritti della donna -. È imperativo oggi renderlo un principio fondamentale collocandolo più chiaramente nella nostra Costituzione».

No ai nomi femminili
Respinti, invece, tutti gli emendamenti che chiedevano di declinare anche al femminile i nomi delle cariche menzionate nel testo: presidente, primo ministro, ambasciatore rimarranno tali, a indicare indistintamente sia l'uomo che la donna che li ricoprono.