15 agosto 2018
Aggiornato 22:00

Usa, sparatoria in una scuola della Florida: almeno 17 morti

Una sparatoria nel giorno di San Valentino ha sconvolto una scuola superiore a Parkland, un quartiere ricco di Fort Lauderdale a un'ora di auto da Miami
Le immagini della sparatoria.
Le immagini della sparatoria. (ANSA/FERMO IMMAGINE FOX NEWS)

NEW YORK - Almeno 17 morti, giovani e adulti. Quindici persone ancora in ospedale. E' questo il bilancio, che potrebbe ulteriormente peggiorare, della sparatoria che nel giorno di San Valentino ha sconvolto una scuola superiore a Parkland, un quartiere ricco di Fort Lauderdale a un'ora di auto da Miami, in Florida. Ad avere aperto il fuoco è stato un ex studente, espulso l'anno scorso dall'istituto scolastico per cattiva condotta. E' stato arrestato 60 minuti dopo la strage, a circa cinque chilometri di distanza dal luogo della strage. Il suo movente resta ancora un mistero ma stando alla ricostruzione dell'Fbi, si era preparato per compiere la tragedia. E sui social media sono emersi materiali definiti dalle autorità «molto, molto sconvolgenti»: immagini di un uomo con un fucile come quello usato da lui per uccidere, di varie pistole su un letto, di una rana che pare sia stata uccisa.

Con un fucile semiautomatico
I ragazzi erano quasi pronti per lasciare le loro aule e tornare a casa. A rovinare i loro piani ci ha pensato Cruz: armato di un fucile semiautomatico AR-15, di «tanti caricatori», di granate fumogene e con il volto coperto da una maschera antigas, ha aperto il fuoco. Ha iniziato al di fuori della Marjory Stoneman Douglas High School, questo il nome della scuola con circa 3.000 iscritti, dove ha ucciso tre persone incluso un passante. Poi si è recato all'interno dell'edificio e ha fatto scattare l'allarme antincendio cogliendo di sorpresa gli studenti che in giornata avevano già fatto un'esercitazione per prepararsi a potenziali fiamme. Mentre percorreva i corridoi che conosceva bene, Cruz ha riaperto il fuoco mirando contro chi stavano cercando rifugio; così facendo ha strappato la vita a 12 individui; altri due sono poi morti in ospedale.

Catastrofe
«E' una catastrofe», ha dichiarato lo sceriffo Scott Israel, della contea di Broward. «Non ci sono davvero parole», ha aggiunto alla fine di una giornata tragica in cui ancora prima delle conferme ufficiali del numero dei decessi il presidente americano Donald Trump aveva offerto su Twitter le «condoglianze alle famiglie delle vittime della terribile sparatoria. Nessun bambino, insegnate o chiunque altro dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana».   Nella sua America «grandiosa» così non è. Dal 2000, ci sono stati oltre 40 episodi chiamati «active shooter», come quello che si è verificato a Parkland quando ieri è stata denunciata la sparatoria ma la persona che aveva aperto il fuoco era ancora a piede libero. Con la tragedia firmata Cruz, tre delle 10 peggiori sparatorie di massa della storia moderna Usa si sono verificate negli ultimi cinque mesi. E l'ultima ha subito riportato alla mente quella a Columbine, una scuola superiore alle porte di Denver (Colorado) dove 12 tra studenti e professori furono uccisi nel 1999. La peggiore per il momento resta quella del dicembre 2012 nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown, in Connecticut; in quell'occasione a morire furono 20 studenti e sei adulti.

Una battuta profetica
Mentre si cerca di capire cosa abbia spinto Cruz ad agire, un professore ha riferito al New York Times di avere appreso dagli studenti che il killer era ossessionato da una ragazza nella scuola al punto da farle stalking. Altri lo hanno descritto come un «ragazzo con problemi» che amava mettere in mostra le sue armi (anche a scuola) e la cui madre ha persino chiamato la polizia affinché gli agenti si presentassero alla loro casa per cercare di farlo ragionare. Tra gli studenti pare circolasse una battuta tipo 'se qualcuno apre il fuoco, non può che essere Cruz'. Forse per questo in molti preferivano non avvicinarlo. Stando a un'altra testimonianza, è stato adottato.