22 luglio 2019
Aggiornato 16:30
Terrorismo

La Russia ha vinto la guerra contro l'Isis. Ora ci vuole un negoziato che ne riconosca il ruolo

L’isteria anti russa deve finire: l’invenzione di un nemico farlocco non ha senso ed è dannosa per la società occidentale in primis

Vladimir Putin all'incontro con il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir
Vladimir Putin all'incontro con il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ANSA

MOSCA - Scomparso dai mezzi di comunicazione di massa, scomparso dal dibattito pubblico, scomparso dalle priorità politiche globale. L’isis, o stato islamico, o Daesh, non esiste più. Sconfitto, ridotto a legione sgangherata che vaga per i deserti. Eppure solo a fino a poco tempo fa esso rappresentava il principale problema globale. Ma da quanto tempo esso è uscito di scena? E ad opera di chi?

Evoluzione storica
L’analisi cronologica è impietosa. Nato e sviluppatosi con le cosiddette «primavere arabe», soprattutto quelle che hanno investito Siria e Libia, lo stato islamico è avanzato in concomitanza della guerra civile siriana, fino a diventare un’unica entità territoriale che andava dall’Iraq curdo fino al Libano, con estese ramificazioni  nel nord africa libico. Più la guerra di liberazione contro Assad procedeva, più l’Isis cresceva, fino a diventare una potenza regionale. Poi è arrivato l’intervento della Russia, armato e massiccio, e l’Isis ha cominciato a regredire in virtù del suo scarso valore militare. Stroncate le linee di rifornimento che passavano dalla Turchia, in cambio di soldi e petrolio, la Russia ha appoggiato l’esercito siriano che ha azzerato le milizie islamiste. Il colpo finale, a Raqqa, è stato portato da una coalizione internazionale, contro un nemico ormai ridotto alla fame, privo di armi e soprattutto abbandonato da tutti i suoi sostenitori, occidentali e non solo. 

Chi ha sconfitto lo stato islamico?
Nella paradossale isteria russofobica, un conformismo che mette a repentaglio qualsiasi pensiero alternativo che viene immediatamente tacciato di putinismo, sottolineare la evidente scansione cronologica diventa oggetto di reprimenda. Ora è possibile avere due interpretazioni diverse dei fatti sopra riportati. La prima: l’occidente, ma anche Israele e l’Arabia saudita, hanno finanziato le guerriglie siriane per un sincero ardore democratico. Poi la situazione è sfuggita di mano, gli islamisti hanno preso il sopravvento e si è giunti al non controllo degli originari «partner» sul terreno di battaglia. La seconda: l’occidente e i suoi alleati hanno deliberatamente tentato di creare il caos in medio oriente, al fine di sradicare i governi di Libia, Siria e soprattutto Iran. L’operazione è sfuggita di mano e nelle città occidentali abbiamo avuto una lunga serie di attentati che hanno seminato centinaia di vittime.

In ogni caso, la storia si ripete
Come durante la "II Guerra mondiale" è la Russia, al tempo l’Urss di Stalin, a vincere il conflitto: ieri contro Hitler, oggi contro l’Isis e il suo califfo Al Baghadadi: di cui, come noto, si sono stranamente perse le tracce. Si noti, tra l'altro che nei media occidentali gli islamisti sono sempre stati messi in relazione proprio con i nazisti tedeschi. Paragone, nella migliore delle ipotesi, riconducibile alla vicinanza politica che il Gran Mufti di Gerusalemme, Hamin Al Hussein, espresse per Adolf Hitler e il nazismo. E' una forzatura storica, ovviamente. Ma è incontrovertibile che oggi come allora la potenza russa è stata dirimente in un terreno di battaglia divenuto, nella migliore delle ipotesi, complesso. I russi tra il 1941 e il 1945 di fatto sconfissero la Germania gettando nella mischia oltre venti milioni di caduti, ma alcuni storici portano il conteggio finale a quota 34 milioni di morti, con cui schiantarono la parte migliore, e maggiore, della Wehrmacht.

L'Occidente deve fare i conti con la potenza vincitrice
Come riconosciuto dagli storici, l’apporto anglo-statunitense fu accessorio, e diede il colpo finale a Hitler che nell'operazione Barbarossa perse buona parte della sua potenza militare. Ma si potrebbe tornare ancora più indietro, al 1812, quando la Russia Zarista distrusse l'armata dell'imperatore Napoleone giunto nella trappola di Mosca, dopo la battaglia di Borodino. In Siria e nel nord dell’Iraq è accaduta lo stesso: la Russia ha vinto, praticamente da sola, la guerra: per altro senza nemmeno impegnarsi sul terreno con la fanteria, tradizionalmente il corpo su cui si fonda la potenza militare russa. Le battaglie finali di Raqqa, che hanno visto la partecipazione anche degli occidentali, possono considerarsi come la presa finale di Berlino ridotta ad un ammasso di macerie. Oggi come allora dobbiamo fare i conti con questa dittatura della realtà, con il peso di un paese, la Russia, che in troppi nel 1991 hanno visto come l'ennesima colonia che gioiosamente voleva essere ammessa nel club della «fine della storia». Oggi come allora l’occidente deve fare i conti con il capo della Russia, che può non piacere per mille ragioni, ma ha vinto una guerra che ha liberato l'Europa. Da Napoleone, da Hitler, oggi dai terroristi. 

Cosa vuole la Russia
Ora si tratta di accettare, come si fece settanta anni fa – ma ovviamente Putin non è Stalin, e la Russia capitalista di oggi non è certo l’Urss sovietico del 1945 – le richieste della potenza vincitrice. O di negoziarle.  Quali sono? Semplice: finire la politica di surrettizia aggressione che, in nome di non si sa quale pericolo, gli Stati Uniti stanno portando avanti. La Russia non è l'Urss, che nella sua iconografia piazzava la falce e il martello sul globo. La Russia non rappresenta un pericolo per l'occidente, a meno che non si creda alle bufale secondo cui qualche migliaio di post su un social network possa decidere le sorti di un'elezione presidenziale. Secondo: accettare il governo di Bashar Al Assad, e finire di sognare la futura Siria come una dependance degli Usa, con basi militari annesse. Terzo: accettare l’Iran come partner internazionale e fidarsi di esso. Il governo Rohani non è certo quello di Ahmaldinejadd. Quarto, e più importante: l’isteria anti russa deve finire. L’invenzione di un nemico farlocco, al fine di rinsaldare le fila nella popolazione occidentale sempre più alienata e spaventata per mille motivi economici e sociali non ha senso ed è dannosa per la società occidentale in primis. La Russia odierna vorrebbe scambi commerciali anziché scambi di artiglieria. Non vuole risse, vuole sviluppo mantenendo salda la propria visione culturale. Riusciremo a trovare questo accordo? Riuscirà il presidente Trump a liberarsi dei falchi che lo circondano, e lo ricattano, e a traghettare il mondo verso un nuovo equilibrio?