Maccartismo statunitense

Trump tenta di placare media e poteri economici con sanzioni soft alla Russia

Il presidente russo risponde cacciando un nutrito gruppo di diplomatici/turisti. Ma evita di approvare controsanzioni molto più pesanti

Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin
Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin (EPA/MICHAEL KLIMENTYEV / SPUTNIK / KREMLIN POOL / POOL MANDATORY CREDIT)

WASHINGTON - In questa rovente estate, chi avesse voglia di capire l’origine della nuova guerra fredda che contrappone Gli Stati Uniti di Donald Trump alla Russia di Vladimir Putin, dovrebbe fare un solo gesto: armarsi di pazienza e passare un giorno, o solo qualche ora, di fronte alla televisioni statunitensi, in primis la Cnn. Chi non padroneggia l’inglese si faccia coraggio, bastano le immagini che si susseguono, tra un programma spazzatura e l’altro: un sequela di insulti, derisione e minacce verso il presidente Trump. Che, oltre a essere accusato – non senza ragione – di essere un uomo gretto, viene inchiodato all’infamante accusa di tradimento. Non si fanno nemmeno giri di parole, sui media Usa: Donald Trump è semplicemente l’uomo di Putin a Washington, una spia che ha vinto grazie agli hacker e che ora, grazie alla sua posizione di comandante in capo, starebbe facendo gli interessi dei russi. Il tormentone mediatico è perpetuo e si innesta su una serie di grossolani errori che il presidente Trump sta compiendo nei confronti del «suo partito», il Great old party repubblicano. In primis sull’Obamacare, la legge che ridiede, parzialmente, una sfumatura di civiltà al sistema sanitario statunitense. L’abrogazione di tale legge da parte di Trump sarebbe solamente parziale, perché una minima copertura sanitaria – privata ma finanziata con soldi pubblici – rimarrebbe per le fasce più povere. Il presidente è stato battuto, dal suo partito, su questo punto che vorrebbe uno smantellamento completo, per tutti. Situazione paradossale, celebrata in Italia, e nel mondo, dalle forze progressiste, dedite all'isteria anti-Trump al di là del significato reale delle cose.

Rivalsa
Il paradosso delle sabbie mobili spiega bene cosa sta succedendo: un essere vivente, soprattutto quando forte e potente, che cade nelle sabbie mobili morirà soffocato molto più rapidamente se tenterà di salvarsi agitandosi. E' quanto sta accadendo negli Stati Uniti al Presidente magnate.
Il presidente Trump, definito dagli psicanalisti di tutto il mondo come «maschio alfa», starebbe patendo la guerriglia mediatica che imperversa sulla sua figura, che ne mina la credibilità e non solo. Essendo una personalità narcisistica ego-riferita, non diversamente da buona parte dei politici di tutto il mondo, Trump starebbe subendo la cosiddetta «frustrazione del non amore». Per questa ragione, lo spirito di rivalsa che domina queste organizzazioni di personalità, spesso con tratti fobici, lo porterebbe a strafare in senso opposto. E' il principio del leone nelle sabbie mobili. Vanno lette in tal senso le ultimi sanzioni economiche – peraltro ininfluenti per la ricchezza complessiva dei due Paesi – che ha inflitto alla Russia di Putin. Il quale ha risposto con un passo che ricorda molto la cacciata dell’intero corpo diplomatico statunitense nel 1917 operata da Lev Trotskij. A ricordarlo, in un delirio di maccartismo fuori tempo massimo, è il Washington Post in un editoriale, il cui intento è creare – sic et simpliciter – un parallelo tra Vladimir Putin e Lenin. Il livello di fanatismo russo fobico sta travalicando, nella stampa Usa fomentata dai democratici e dai poteri finanziari, le colonne d’Ercole del senso del ridicolo. Al di là delle pittoresche parate militari che si celebrano sulla Piazza Rossa, che celebrano la cosiddetta «Vittoria Patriottica» nella II guerra mondiale, di quel tempo nella Russia odierna non rimane più nulla.

Risposta equilibrata
Il Presidente russo, per altro, non vive scherzosamente la deriva statunitense: il suo annuncio inerente all’espulsione di 775 diplomatici è stato comunicato al Paese durante un discorso a reti unificate domenica sera. «Hanno imposto delle restrizioni illegali – ha detto il Presidente russo – per influenzare i paesi del resto del mondo, interessati a mantenere relazioni con la Russia. Abbiamo aspettato a lungo che qualcosa cambiasse – ha continuato – non nego che abbiamo avuto anche qualche speranza. Ora credo che dobbiamo dimostrare che non faremo più passare nulla senza rispondere.»
Il valore delle sanzioni imposte dagli Usa mette in luce le manovre di Trump: accontentare i media con roboanti operazioni di boicottaggio economico contro la Russia dallo scarso valore. L’intero scambio economico tra Russia e Usa  è pari venti miliardi di euro. In virtù di ciò, Vladimir Putin, nel suo discorso, si è dimostrato molto cauto nel paventare minacce economiche ritorsive. Alcuni falchi dell’amministrazione russa avrebbero, in questi giorni, suggerito al Presidente di mettere fuori legge i circuiti di pagamento MasterCard e Visa, non ottenendo però una risposta positiva.