Ha fondato il suo movimento solo 13 mesi fa

Macron, il presidente più giovane all'Eliseo

Emmanuel Macron, vincitore delle elezioni presidenziali francesi, traguardo fino a qualche mese impensabile per questo quasi neofita della politica, si insedierà ufficialmente all'Eliseo domenica.

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron (ANSA)

PARIGI - Trentanove anni, mai eletto prima, «nè di destra né di sinistra»: Emmanuel Macron, vincitore delle elezioni presidenziali francesi, traguardo fino a qualche mese impensabile per questo quasi neofita della politica, si insedierà ufficialmente all'Eliseo domenica. Sarà il capo dello Stato uscente Francois Hollande a trasmettergli il testimone nella tradizionale cerimonia di passaggio dei poteri che è uno dei rituali forti della V Repubblica voluta dal generale de Gaulle. Una cerimonia all'insegna della serenità ritrovata: Hollande sembra ormai averlo perdonato per quella che inizialmente gli sarà sicuramente sembrata una mossa - il lancio da parte di Macron allora suo ministro del movimento En Marche! - capace solo di indebolire ulterioremente la posizione di un presidente che nell'aprile del 2016 si dibatteva già nell'amletico dubbio, «mi ricandido o non mi ricandido». Del resto un saggio dell'aria che si potrà respirare domenica, è stata la cerimonia dell'8 maggio - il giorno dopo la vittoria - al milite ignoto a Parigi dove Hollande ha avuto un atteggiamento paterno per il suo giovane successore, in qualche modo attribuendosi il primato del «battesimo» politico di Macron: dopo tutto è stato lui a farne un suo consigliere economico prima e a chiamarlo al ministero dell'Economia poi.

Ma certo non poteva neanche immaginare che Macron un giorno non lontano avrebbe puntato dritto alla vetta più alta, contribuendo anche lui a sbarrargli la strada verso un secondo quinquennio all'Eliseo. Accolto inizialmente con scarsa convinzione, Macron, ex ministro dell'Economia di Hollande dall'agosto 2014-all'agosto 2016, ha colto completamente in contropiede chi fino a qualche mese fa lo descriveva come una «bolla» mediatica. E invece, approfittando dello spazio apertosi con i guai giudiziari del candidato della destra François Fillon e forte dell'endorsement di storici esponenti della politica d'oltralpe, in primis il centrista François Bayrou, Macron ha spiccato il volo, scalando via via i sondaggi, fino alla vittoria al primo turno delle presidenziali del 23 aprile e quindi il trionfo il 7 maggio sulla candidata del Front National.

Emmanuel Macron con il Presidente francese uscente, Francois Hollande
Emmanuel Macron con il Presidente francese uscente, Francois Hollande (ANSA)

Macron è nato e cresciuto ad Amiens, piccola città di provincia del Nord industrializzato, in una famiglia della media borghesia. Formatosi all'Ena, la scuola delle elite, poi banchiere d'affari, è entrato in politica nel 2012 in veste di consigliere del presidente Hollande. Da questa esperienza all'ombra del potere, seguita da due anni da funzionario a Bercy, il ministero dell'Economia, Macron sostiene di aver tratto una lezione importante: il malfunzionamento «del sistema politico attuale». Da qui l'idea di fondare un movimento che riformasse il Paese in profondità e quindi la nascita all'inizio del 2016 del suo movimento, che ha battezzato En Marche! - o EM come le sue iniziali - e che oggi rivendica circa 200.000 aderenti. Poi sono seguite le dimissioni dal governo e la candidatura all'Eliseo su un programma di ispirazione social-liberale. Il suo leit-motiv: riconciliare «libertà e protezione», ovvero liberalismo in economia mitigato da una accentuata attenzione per il sociale. Il tutto all'insegna del pragmatismo, parola da lui spesse volte pronunciata nella campagna. Nel discorso della vittoria nella spianata del Louvre ha promesso di occuparsi dei destini dei più deboli. L'istruzione è uno dei cavalli su cui scommette di più, convinto che il futuro del suo Paese si giochi quasi tutto lì e che sia l'unico modo per offrire una effettiva chance a tutti i francesi.

Il suo discorso «transpartisan» ha sedotto i giovani delle città e gli ambienti d'affari. Decisamente meno le classi popolari o rurali, restie alla globalizzazione che difende. Lui si era definito il candidato «della vera indignazione» e del «rinnovamento» contro le "solite facce" della classe politica degli ultimi 30 anni. Europeista «convinto», Macron si definisce un patriota, non un nazionalista, pronto a difendere gli interessi della Francia ma in un consesso internazionale.

Contrariamente agli avversari, non nasconde la sua vita privata e in campagna elettorale si è fatto spesso affiancare dalla moglie Brigitte, sua ex professoressa di ventiquattro anni più grande alla quale ha promesso un ruolo istituzionale da Premier dame di Francia.

Appassionato di filosofia e letteratura, Macron sognava di fare lo scrittore - conserva ancora nel cassetto un romanzo d'amore - ma oggi ammette che scrivere è «più duro» di fare politica. Dopo l'uscita dall'Ena nel 2004, ha collaborato con il noto economista Jacques Attali, che già mesi fa non esitava a dire di lui: «ha la stoffa di un presidente della Repubblica». Adesso lo attende un nuovo test, che oggi appare più difficile della conquista dell'Eliseo: convincere i francesi alle legislative di giugno a dargli la maggioranza parlamentare che gli permetta di governare da vero presidente transalpino e di aggirare il fantasma della coabitazione per servire, come ha promesso la notte della vittoria di «servire la Francia con amore».

(con fonte Askanews)