17 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
L'analisi del giornalista Maurizio Blondet

Intorno a Macron, «il partito unico della mondializzazione». Il «totalismo» ha vinto

Emmanuel Macron rappresenta la vittoria del totalismo, del pensiero unico e del partito unico. Il partito post-nazionale della mondializzazione e dell'ideologia diversitaria. Parola di Maurizio Blondet

ROMA - Dietro a Emmanuel Macron, nuovo presidente francese, non c'è solo l'inseparabile e ormai nota moglie Brigitte. Perché il personaggio politico di Macron, quello che in meno di sei mesi ha sbaragliato la concorrenza, conquistato il sostegno dei poteri forti e si è aggiudicato l'Eliseo, è stato attentamente costruito da quello che viene definito il suo «mentore»: Jacques Attali, che lo introdusse negli ambienti che contano in occasione della riunione del Bilderberg a Copenhagen, giugno 2014. Secondo il giornalista Maurizio Blondet, proprio lì sarebbe nato tutto. Lì, a quel circolo blindatissimo a cui partecipano gli uomini più potenti della Terra, sarebbe stata architettata la  strategia per fare del giovane e semisconosciuto Macron il candidato «perfetto». Un modo, insomma, per correre ai ripari vista la rovinosa caduta di Francois Hollande nei sondaggi.   

Parola d'ordine, precarietà
Citando The Saker, per Blondet è stato «costruito» in questo modo «il campione del pop-futurismo», con l'obiettivo di «trasformare i francesi nei nomadi ideali alla Attali: una classe di precari che ha acquisito qualche competenza e un inglese passabile, ma, manca di impiego stabile, di una professione affidabile, di un vero salario e di un avvenire».  Un progetto a cui la grande maggioranza dei francesi si è mostrata favorevole. 

Partito unico della mondializzazione
Blondet usa quindi le parole di Mathieu Bock-Coté per descrivere la «creatura» di Macron, intorno alla cui figura si sarebbe formato «il partito unico della mondializzazione felice, dell’Europa post-nazionale, dell’ideologia diversitaria»: la bandiera è quella europea, la fede è quella del globalismo, il verbo quello della finanza. Con un solo risultato, per il giornalista: più disuguaglianza.  

Chi è Macron?
Un progetto a cui ha concorso l'intero sistema mediatico, in blocco sostenitore di Macron. Media che, peraltro, hanno contribuito ad azzerare la memoria recente: perché Macron è stato ministro di Hollande, e  in quella veste  ha svenduto la Alstom (un campione nazionale) alla General Electric,  e ha varato una legge che ha rottamato in un colpo solo le più basilari garanzie del lavoro.

Totalismo
In tutto ciò, Blondet scorge un pericolo: quello del totalismo. Un pericolo che si affaccia anche in quei discorsi sulle fake news e sul controllo dell'informazione che tanto va di moda in questo periodo. Macron, sostenuto in blocco da tutti quelli che contano in Europa e non solo, è l'emblema di tutto ciò. Quanto al campo opposto, quello sovranista, per Blondet ha un punto debole fondamentale: un problema di leadership. Ma, conclude, avremo tempo  di  pensarci: «cinque anni di oppressione, forse dieci, sono davanti a noi».