16 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Aperta inchiesta giudiziaria

Francia, tutto quello che sappiamo finora sui 'Macron Leaks'

Il giorno prima del ballottaggio francese, è scoppiata la bomba dei 'Macron Leaks': migliaia di documenti e e-mail dello staff del candidato sono stati hackerati. Che cosa si sa, fino ad ora, di questa storia?

PARIGI - La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta giudiziaria sul presunto hackeraggio di documenti ed e-mail della squadra della campagna elettorale di Emmanuel Macron, il candidato centrista all'Eliseo, che sono stati diffusi a migliaia su internet. Lo rivelano fonti vicine alle indagini, precisando che le indagini sono state avviate per «accesso fraudolento a un sistema automatizzato di dati» e «intrusione nel segreto della corrispondenza». Ma cosa si sa, al momento, di quello che è già stato ribattezzato come "Macron Leaks"?

Silenzio elettorale
Per ora, molto poco. Innanzitutto perché lo scandalo è scoppiato nel giorno precedente al ballottaggio, che in Francia è tradizionalmente segnato dal silenzio elettorale. Non a caso, la Commissione francese di Controllo della campagna presidenziale ha ricordato a tutti i cittadini che la diffusione dei documenti hackerati al candidato Emmanuel Macron può implicare «una responsabilità penale», e ha intimato ai media di usare la dovuta prudenza. La Commissione ha dunque esortato «tutti gli utenti dei siti internet e dei social network, soprattutto i media ma anche tutti i cittadini, a dimostrare la propria responsabilità e a non pubblicare i contenuti in modo da non alterare la trasparenza delle elezioni, non infrangere la legge e non esporsi alla commissione dei reati». Ricorda inoltre che i documenti divulgati «sono stati, con ogni probabilità, mescolati con informazioni false": per questo la loro diffusione o ripubblicazione "è suscettibile di essere ritenuta un reato penale».  

Hollande: attacco non resterà senza risposta
Acqua in bocca, insomma, su uno scandalo che avrebbe potuto influenzare l'esito del voto. Il presidente francese François Hollande ha assicurato che la massiccia azione di pirataggio di documenti interni della squadra di campagna elettorale di Macron non resterà «senza risposta": "Sapevamo che vi sarebbero stati dei rischi durante la campagna elettorale, come era già accaduto altrove. Nulla sarà lasciato senza risposta».

I contenuti delle rivelazioni (presunte)
Secondo le indiscrezioni dei media, ci sarebbero presunte prove dell'uso dell'acquisto di droghe sintetiche online da alti dirigenti della campagna e qualche materiale sulle preferenze sessuali di Macron. Della notizia più compromettente si parlava già qualche giorno prima dello scoppio della vera e propria «bomba», e riguarderebbe un conto aperto da Macron in un paradiso fiscale. Eppure, l'autenticità del documento sarebbe fortemente controversa: per i media mainstream è con sicurezza un falso. 

Chi è stato
Quanto alle responsabilità, su esempio delle presidenziali americane, molti già puntano il dito contro la Russia di Vladimir Putin. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, vari documenti presenterebbero metadati in cirillico, se non addirittura un nome russo completo riconducibile all'impiegato di un'azienda che lavora con il Governo russo. Eppure, tracce tanto evidenti insospettiscono, anche perché tali metadati possono essere facilmente manipolati. Dagli Usa, però, sembrano aver già emesso la sentenza. L'ex portavoce di Hillary Clinton durante la campagna elettorale Brian Fallon ha accusato con un tweet il presidente russo: «Putin conduce una guerra contro le democrazie occidentali, e il nostro presidente è dalla parte sbagliata".  Anche l'ex consigliere di Hillary Clinton Robby Mook ha accusato Mosca di aver violato la posta elettronica personale del candidato alla presidenza francese. «Per coloro che pensano che la Russia si sta ritirando… trapelate le e-mail personali di Macron» — ha twittato Mook.