20 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Pubblicato il rapporto su cyberattacco della Russia

Usa-Russia, continua l'hacker-mania. 007 americani: l'ordine è partito da Putin

Secondo l'intelligence americana sarebbe stato Vladimir Putin a volere una campagna hacker per screditare Hillary Clinton e portare alla Casa Bianca Donald Trump

Il presidente russo Vladimir Putin.
Il presidente russo Vladimir Putin. Shutterstock

NEW YORK - L'ordine è partito direttamente dal Cremlino. Secondo l'intelligence americana sarebbe stato Vladimir Putin a volere una campagna hacker per screditare Hillary Clinton e portare alla Casa Bianca Donald Trump. A dirlo sono gli 007 americani che ieri hanno presentato al presidente eletto Trump un rapporto - reso poi pubblico - con le informazioni raccolte in mesi di indagini sulla Russia e sul suo coinvolgimento nelle elezioni americane.

L'esito non cambiato
Alla fine Trump, dopo giorni in cui ha negato ogni evidenza, ha dovuto cedere. L'attacco hacker c'è stato e Mosca ha provato a colpire gli Stati Uniti ma «l'esito delle elezioni non è stato cambiato», ha detto alla fine dell'incontro con il capo dell'intelligence Usa, James Clapper, e con il direttore della Cia, John Brennan. Una dichiarazione importante per Trump che ancora una volta, nel pomeriggio in una intervista al New York Times, aveva sostenuto che le questioni russe fossero in realtà «una caccia alle streghe»

Chiara preferenza verso Donald Trump
Il documento pubblicato dall'intelligence Usa sostiene che Putin abbia «ordinato personalmente una campagna nel 2016 con lo scopo di influenzare le elezioni presidenziali» americane. Una campagna che si è trasformata da «un tentativo di denigrare» Hillary Clinton a «una chiara preferenza nei confronti di Donald Trump». L'inchiesta è stata ordinata dal presidente Usa Barack Obama che giovedì in anteprima aveva letto le conclusioni.

Le (presunte) responsabilità dell'intelligence russa
Sempre secondo i documenti pubblicati dall'intelligence, Putin ha dato il via libera ad una azione su più fronti: da azioni di cyberspionaggio ad attacchi hacker fino a trollare costantemente Clinton e gli oppositori della Russia su internet. Tuttavia, nonostante ci siano chiari segni di accessi ai comitati elettorali locali, non c'è alcuna prova per dire che Mosca sia riuscita a entrare e compromettere il conteggio dei voti lo scorso 8 novembre, il giorno delle elezioni. Inoltre il rapporto sostiene che «con molta sicurezza» la divisione d'intelligence dell'esercito russo ha creato il pirata Guccifer 2.0 e il sito DCLeaks.com per pubblicare le mail hackerate al partito democratico e al capo della campagna elettorale, John Podesta.

Nessuna conclusione definitiva
Ma i documenti non portano a nessuna conclusione definitiva. «Non vogliamo fare una valutazione di quale impatto possano avere avuto queste attività sulle elezioni del 2016», si legge nel rapporto. Infine, scrive il New York Times, l'inchiesta non presenta prove incontestabili, cosa che potrebbe dar forza alla schiera di sostenitori di Trump per continuare a credere che sia tutta una farsa montata ad arte dall'amministrazione Obama.

L'audizione
La seduta della commissione delle Forze armate del Senato statunitense, dedicata alle «minacce informatiche straniere» con la testimonianza delle massime autorità dell'intelligence, ha avuto, come atteso, un bersaglio principale: la Russia. L'audizione si inserisce dunque in un momento delicato nei rapporti tra intelligence, repubblicani e il presidente eletto, Donald Trump, che ha più volte detto di non credere ai servizi segreti, quando affermano che la Russia è responsabile degli attacchi informatici contro il partito democratico, durante la campagna presidenziale; si tratterebbe, per Trump, solo di un tentativo per delegittimare la sua vittoria. La commissione è guidata dal repubblicano John McCain, schierato con l'intelligence e convinto che «ogni americano dovrebbe essere preoccupato per l'attacco senza precedenti della Russia alla nostra nazione».

Il ruolo di Assange
McCain ha portato subito la conversazione su Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, che ha pubblicato i documenti che hanno messo in difficoltà il partito democratico; in una recente intervista, Assange ha detto che non è stata la Russia a fornire i messaggi rubati dagli account di posta elettronica dei politici democratici. McCain ha chiesto a James Clapper, il direttore dell'intelligence nazionale, se Assange sia un individuo credibile; Clapper ha risposto: «Non dal mio punto di vista». Il capo dell'intelligence ha poi detto che gli attacchi degli hacker sono stati solo una parte degli sforzi della Russia di disturbare la campagna presidenziale. "È stata una campagna sfaccettata, che ha compreso la propaganda classica, la disinformazione, la diffusione di notizie false». Clapper ha poi dichiarato che Assange ha messo in pericolo le vite degli americani, con le sue rivelazioni.

Grosso interesse
Clapper ha detto di sapere che c'è «un grosso interesse» per le interferenze russe nelle elezioni, ma ha indicato che il pubblico dovrà avere pazienza e aspettare la pubblicazione di un rapporto non classificato sulla questione, che avverrà la prossima settimana. Clapper ha comunque detto che l'intelligence non ha modo di determinare l'impatto degli attacchi informatici sul risultato delle elezioni e che comunque «non hanno cambiato il conteggio dei voti». Il presidente Barack Obama ha ricevuto un resoconto dettagliato su tutto il rapporto classificato sugli attacchi degli hacker e domani sarà il turno del presidente eletto, Donald Trump. A proposito del presidente eletto, il suo portavoce Sean Spicer ha smentito le indiscrezioni di stampa secondo cui vorrebbe riorganizzare l'intelligence.