16 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Una nomina che fa discutere

Usa, Giuliani sempre più vicino agli Esteri, ma il team di Trump si spacca

Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, è sempre più vicino alla nomina a segretario di Stato, ma il team di Donald Trump è già spaccato

L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani.
L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani. ( Shutterstock )

NEW YORK - Dopo la scelta di Reince Priebus e Stephen Bannon rispettivamente a capo dello staff e consigliere del Presidente - l'uomo dell'establishment e quello dell'anti-etablishment nel team del nuovo presidente Usa Donald Trump -, salgono sempre di più le quotazioni dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani alla carica di segretario di Stato Usa. Lo ha confermato poche ore fa anche Kellyanne Conway, la responsabile della campagna elettorale di Trump, scatenando ulteriori polemiche su una squadra di governo che ancora non c'è, ma che già fa scalpore.

Le due anime della squadra già in competizione
Una squadra che appare già spaccata al suo interno, per quelle spinte contrapposte che Trump vorrebbe conservare a garanzia delle tante anime della propria base di sostenitori, ma che rischiano di farsi guerra su tutto. D'altra parte, per occupare il Dipartimento di Stato Priebus vorrebbe una figura tradizionale come l'ex diplomatico John Bolton, in linea con Trump sulla contrarietà all'accordo sul nucleare iraniano e sulle critiche alle istituzioni e organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. Bannon, invece, punta proprio sull'ex sindaco di New York.

Giuliani al Dipartimento di Stato?
Giuliani, membro del 'cerchio magico' di Trump, era considerato candidato naturale e in pole position per la carica di ministro della Giustizia, ma a un forum a Washington ieri ha detto lui stesso che non avrebbe avuto quel posto. «Il suo nome è stato menzionato seriamente in connessione con la Segreteria di stato, una posizione per cui è qualificato e un lavoro che svolgerebbe in modo eccellente», ha detto a Fox News Conway.

Gli attacchi a Giuliani
Ma la sua candidatura ha già scatenato le polemiche. La stampa americana (e non solo) ha messo in rilievo non soltanto la mancanza di esperienza di Giuliani in un settore chiave cme quello della politica estera, ma lo ha anche accusato di aver ricevuto dei finanziamenti dal Qatar e di aver tenuto discorsi commissionati dal principale gruppo di opposizione iraniana, sulla lista nera dei gruppi terroristici del Dipartimento di Stato Usa. Non un buon biglietto da visita per il prossimo segretario di Stato americano. L'altro principale candidato è invece l'ex ambasciatore all'Onu John Bolton, falco neo-conservatore e già sottosegretario di Stato. 

Squadra già nel caos?
Oltretutto, la squadra che deve gestire la transizione di Donald Trump verso la Casa Bianca sarebbe nel caos, con un regolamento di conti in corso ai danni degli uomini dell'ex governatore del New Jersey Chris Christie, rivelato dal New York Times, secondo cui i leader esteri chiamano alla cieca la Trump Tower per tentare di contattare il futuro leader del mondo libero.

Il quadro apocalittico tracciato dalla stampa Usa
I quotidiani - che in tutta la campagna elettorale non hanno fatto altro che attaccare The Donald - raccontano oggi di una transizione improntata all'improvvisazione, in cui nelle conversazioni con i leader stranieri vengono ignorati i briefing ufficiali del Dipartimento di Stato. Ma non solo. Due funzionari che avrebbero dovuto far parte del team di transizione per la sicurezza nazionale e gli esteri, l'ex deputato Mike Rogers, in lizza per la guida della Cia, e il lobbista Matthew Freedman sono stati messi alla porta. Secondo varie fonti sarebbero vittime di una purga orchestrata da Jared Kushner, genero e ascoltatissimo consigliere di Trump.

L'«epurazione» delle persone vicine a Christie
Venerdì Christie era uscito di scena improvvisamente, sostituito alla guida del team di transizione dal vicepresidente eletto Mike Pence. Secondo fonti citate dal Ny Times, Kushner sistematicamente silura persone legate a Christie, che nel suo passato di procuratore federale mandò in carcere il padre, l'immobiliarista Charles Kushner. Lo stesso Trump come al solito su Twitter in nottata ha negato le voci di problemi. «E' in corso un processo molto ordinato in cui decido del governo e di molte altre posizioni. Solo io conosco il nome dei finalisti!». E il suo fedelissimo Rudy Giuliani, l'ex sindaco di New York in pole per gli Esteri, sottolinea «è normale. E' successo per la transizione Reagan. Clinton ebbe ritardi nell'assumere persone»

Il cerchio di Donald
Intanto secondo il Washington Post il processo di transizione è ormai in mano al cerchio ristrettissimo dei fedelissimi, coloro che hanno creduto in Trump fin dall'inizio della campagna per le presidenziali: il senatore Jeff Sessions, l'ex capo di Breitbart News Stephen K. Bannon, già nominato superconsigliere alla Casa Bianca, il generale in pensione Michael Flynn e i familiari, soprattutto Kushner. Eliot A. Cohen, ex dirigente del Dipartimento di Stato con George W.Bush, che aveva criticato Trump in campagna, ma dopo l'elezione ha detto che era disposto a dare una mano, ieri su Twitter ha detto di aver cambiato opinione. Dopo aver parlato con il team di transizione «ho cambiato idea: state alla larga» ha scritto. «Sono rabbiosi, arroganti, gridano "'hai perso!'. Sarà orribile».

L'allarmismo di McCain contro Putin
Un avvertimento a non dare credito al presidente russo Vladimir Putin è invece arrivato da John McCain, presidente della commissione Difesa del Senato: «l'ultimo tentativo dell'amministrazione Obama di reimpostare le relazioni con la Russia è culminata con l'invasione di Putin dell'Ucraina e l'intervento militare in Medio Oriente» ha detto McCain. Intanto le agenzie federali che hanno preparato al documentazione per il team di Trump stanno ancora aspettando di esser contattati dallo staff del presidente eletto. I dipartimenti della Giustizia e della Difesa ieri sera non avevano ancora ricevuto cenno dal tema di transizione.