20 settembre 2019
Aggiornato 10:00
Presidenziali USA 2016 | Convention Repubblicani

Verità e bugie del discorso di Trump

Mentre il candidato repubblicano fa promesse, la stampa americana si è dedicata a portare alla luce le bugie o le imprecisioni da lui dette in quello che risulta essere il discorso di accettazione della nomination più lungo dal 1972.

Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza americana
Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza americana Shutterstock

CLEVELAND - Dati manipolati. Informazioni decontestualizzate e fatti spesso sbagliati. Il discorso con cui Donald Trump ha accettato la nomination repubblicana secondo i giornali americani è pieno di imprecisioni e di omissioni volute. La visione cupa dell'America fornita dal candidato del Gop non è stata rasserenata volutamente da prove di come la nazione non stia andando a rotoli come sostiene lui. Riconoscere per esempio che il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 5% dal picco del 10% visto nel pieno dell'ultima crisi finanziaria significherebbe dare meriti a un'amministrazione, quella Obama, che lui invece ha sempre criticato per opportunismo (tutti sanno che in passato ha finanziato politici democratici, inclusa Hillary Clinton, ora la sua rivale nella corsa verso la Casa Bianca). Evitare di dire che gli Stati Uniti sono nel pieno di una crisi, con "povertà e violenza a casa, guerre e distruzioni all'estero", non aiuterebbe la sua retorica distruttiva utile per presentarsi come l'uomo che «da solo» sistemerà tutto.
Mentre Trump fa promesse, la stampa americana si è dedicata a portare alla luce le bugie o le imprecisioni da lui dette in quello che risulta essere il discorso di accettazione della nomination repubblicana più lungo dal 1972. Con un'ora e 15 minuti di intervento, si è fatto superare da Bill Clinton, un democratico, che alla convention del 1996 parlò per quasi 65 minuti. E anche quando ha detto la verità, Trump lo ha fatto attingendo miratamente a dati che fanno comodo alla sua retorica. In questo, non si salva su nessun fronte, dalla violenza, all'immigrazione, passando per l'economia.

Crimine
Trump ha fatto leva sulle recenti sparatorie che hanno ucciso poliziotti o afroamericani disarmati dicendo che «decenni di progressi fatti nell'abbassare i crimini sono stati rovinati dall'amministrazione» Obama. Eppure - fa notare Politico - la violenza in Usa è a livelli inferiori al 2009, quando Obama entrò nella Casa Bianca.
Anche se ha promesso di presentare «fatti nudi e crudi che invece la stampa ha manipolato», Trump ha fatto affidamento a statistiche che giocano a suo favore. Scegliendo quelle più utili per rafforzare la sua linea.
«Gli omicidi lo scorso anno sono saliti del 17% nelle 50 più grandi città Usa. E' l'incremento più grande da 25 anni. Nella nostra capitale, gli omicidi sono cresciuti del 50% e di quasi il 60% vicino a Baltimora», ha detto Trump. Nel 2015, osserva il Washington Post, gli omicidi sono aumentati in 36 delle 50 maggiori città Usa rispetto all'anno prima e il tasso di crescita è stato di quasi il 17%, il peggiore dal 1990. A Washington è salito del 54,3% e a Baltimore del 58,5%. Quindi Trump ha ragione ma per quanto giusti, i dati citati derivano da analisi che in genere prendono in considerazione decenni di informazioni. E comunque il tasso dei crimini violenti si è dimezzato dall'epidemia della cocaina crack che raggiunse il suo picco nel 1991. Non resta che aspettare il rapporto dell'Fbi per il 2015 ma stando a quello semestrale pubblicato a gennaio, gli omicidi sono saliti del 6,2% a livello nazionale.
Trump ha detto il falso sostenendo che «il numero di poliziotti uccisi in servizio è salito di quasi il 50% sull'anno scorso». Qui il candidato sembra abbia usato un articolo del 9 luglio di Usa Today in cui si diceva che 26 agenti sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco quest'anno contro i 18 dello stesso periodo del 2014, quindi un +44%. Ma escludendo i decessi provocati da armi, rispetto a questo periodo dello scorso anno, l'incremento è stato dell'8%.

Immigrazione
Anche su questo fronte Trump ha selezionato attentamente i dati a lui utili. Mel discorso pronunciato nell'ultima notte della convention del Gop, il candidato alle presidenziali ha detto che «il numero di nuove famiglie entrate illegalmente (in Usa, ndr) quest'anno supera il totale dell'intero 2015. Si riversano in decine di migliaia nelle nostre comunità senza [che l'amministrazione Obama] si curi del loro impatto sulla sicurezza pubblica».
Il Washington Post fa notare che nell'anno fiscale iniziato il primo ottobre scorso, 51.152 famiglie sono state intercettate ai confini con gli Usa contro le 39.838 dell'anno fiscale 2015; c'è stato dunque un aumento ma il totale è comunque inferiore alle 68.445 del 2014, quando il picco prese di sorpresa il presidente Obama.
Trump ha detto poi il falso quando ha detto che Clinton ha proposto l'ammissione in Usa di rifugiati siriani «nonostante non ci sia alcun controllo su questi rifugiati per capire chi sono e da dove vengono». Al contrario, il governo attua per ciascun rifugiato uno screening approfondito che può richiedere 18-24 mesi per arrivare al suo completamento. Esso include interrogatori fatti di persona e analisi biometriche. Questo spiega perché gli Usa abbiano accolto così pochi siriani (Obama vorrebbe alzare il totale).

Economia
Trump ha promesso che ridurrà le tasse come nessun candidato ha mai fatto e che metterà un freno al debito pubblico. Ma quanto pronunciato nel suo discorso su questi fronti è o falso o impreciso.
«L'America è una delle nazioni più tassate al mondo», ha detto. Peccato che secondo l'Ocse, le entrate come percentuale del Pil nel 2014 erano al 26% in Usa. Su 34 Paesi parte dell'Ocse, gli Usa sono quasi sul fondo e ben al di sotto della media pari al 34,4%. L'onore poco invidiabile sta alla Danimarca, dove quella percentuale è al 50,9%.
Secondo Trump «i redditi delle famiglie sono calati di oltre 4mila dollari dal 2000». Vero. Peccato che il dato si fermi al censimento del 2014, che dunque ignora la ripresa osservata nei due anni successivi.
Nell'attacco all'operato dell'amministrazione Obama, Trump ha detto che «43 milioni di americani ricevono food stamps», coupon per l'acquisto di pasti. Il candidato repubblicano non ha però spiegato che si tratta del valore più basso dal picco raggiunto nel 2013. E l'aumento osservato è legato al cambiamento del programma prima sotto George W. Bush e poi con lo stesso Obama, che per altro vorrebbe ampliarlo ulteriormente con l'idea che avrà effetti positivi per l'economia.
Sul debito pubblico, Trump ha parzialmente ragione quando sostiene che è quasi raddoppiato a oltre 19.000 miliardi di dollari con Obama. Il totale era di circa 10.000 dollari otto anni fa. Ma una misura migliore rispetto al debito nominale è il rapporto tra debito e Pil, comunque raddoppiato dalla crisi finanziaria del 2007-2009 al 75% del Pil ma il deficit in rapporto al Pil è tornato agli anni prima della recessione sotto il 3%. E non mancano economisti secondo cui gli Usa dovrebbero prendere in considerazione livelli di debito più alti - e dunque spendere di più per fare girare l'economia - sfruttando i tassi bassi che si traducono in un costo minore di finanziamento del debito.

(con fonte Askanews)