16 ottobre 2019
Aggiornato 14:31
Questa volta, non è una gaffe

I soldati Usa hanno sottratto milioni di dollari in Iraq e Afghanistan

Quando Trump ha fatto riferimento alle ruberie commesse dai soldati americani in Medio Oriente, non stava affatto scherzando, né stava commettendo una gaffe. Aveva completamente ragione

NEW YORK - Donald Trump - si sa - ci ha già ampiamente abituati alle sue uscite, per così dire, «politicamente scorrette», uscite di fronte alle quali l'establishment del suo stesso partito - proprio quello che ora fatica ad appoggiarne la candidatura - ha spesso storto il naso. L'ultima in ordine di tempo risale a qualche giorno fa, in occasione del 241esimo «compleanno» dell'esercito americano. Celebrazione che non ha convinto Trump ad adeguarsi alla retorica dominante - del resto lui stesso si è sempre presentato come «campione» delle forze armate americane - e ad evitare di scandalizzare l'opinione pubblica. «Iraq, assolutamente corrotto. Che dire dell'idea di portarci secchi di soldi in contanti - milioni e milioni di dollari - e distribuirli?», ha improvvisato durante il discorso. «Vorrei tanto sapere chi fossero i soldati che hanno avuto quell'incarico, perché penso che stiano vivendo molto bene ora, chiunque essi siano».

Politicamente scorretto, ma vero
Affermazioni certamente controverse, soprattutto se a farle è colui che potrebbe diventare il prossimo comandante in capo delle forze armate americane, per di più il giorno in cui si celebra un anniversario tanto importante. Ma Trump, si sa, non è uno che si formalizza per qualche ricorrenza. Non deve averlo fermato nemmeno il pensiero che, secondo le stime, il 74% degli americani reputa l'esercito un'istituzione rispettabile e pensa che i soldati Usa abbiano sempre fatto un buon lavoro. Così, svicolando dalla linea prefissata del suo discorso - che avrebbe dovuto limitarsi a una critica all'inettitudine delle amministrazioni Bush e Obama - il tycoon ha sostanzialmente accusato in mondovisione i soldati americani in Iraq di avere, di fatto, rubato milioni e milioni di dollari.

Perché Trump ha ragione
The Donald ha esagerato? E’ una delle sue tanto contestate «gaffe»? Affatto: Trump ha perfettamente ragione. Perché sono molte le inchieste in cui membri delle forze armate americane sono accusati di essersi appropriati tramite furto o corruzione di fondi del governo americano stanziati per progetti di ricostruzione in aree di guerra. Secondo un report del 2015 realizzato dal Center for Public Integrity, almeno 115 reclute e ufficiali dell’esercito sono stati riconosciuti colpevoli, dal 2005 in avanti, di aver commesso furti, episodi di corruzione, turbative d’asta per un valore complessivo di 52 milioni di dollari durante le missioni in Iraq e Afghanistan.

Dall'oro nero all'oro... vero
Secondo il rapporto, addirittura vi era tra i soldati l’abitudine di vendere segretamente il combustibile destinato ai mezzi dell’esercito americano agli afghani, per poi intascarsi i proventi. In questo modo, i soldati americani, dall’inizio della guerra in Afghanistan, avrebbero illecitamente guadagnato almeno 15 milioni di dollari, perlomeno secondo la testimonianza di Stephanie Charboneau. Specialist dell’esercito americano implicata nel traffico, Charboneau è diventata una delle 115 persone che, da dentro l’esercito, hanno fatto razzia dei fondi governativi.

Ruberie lucrose, in gran parte ancora nell'ombra
Crimini favoriti da cattive pratiche che gli esperti dicono ancora in uso nell’esercito: una forte dipendenza dal contante, procedure di assegnazione di lucrosi contratti decisamente «frettolose», una sostanziale mancanza di vigilanza e una cultura regionale della corruzione che ha facilmente sedotto le truppe americane. Sono numerosissime le inchieste ancora in corso per simili reati, in cui sono coinvolti appaltatori, civili e soldati alleati in Afghanistan, e la refurtiva sarebbe nell’ordine – secondo alcune fonti militari – di miliardi di dollari. In pratica, le ruberie accertate sarebbero soltanto una minima parte dei reati commessi dai soldati americani nei due tormentati Paesi mediorientali. John F. Sopko, ex ispettore generale per la ricostruzione in Afghanistan, ritiene di aver portato alla luce meno della metà delle frodi commesse dall’esercito americano. Nel febbraio 2015, aveva sul tavolo ben 327 fascicoli riguardanti 31 membri dell’esercito.

Ufficiali e reclute
Secondo il report, oltre i quattro quinti delle frodi in Iraq sono state portate avanti da ufficiali dell’esercito, mentre in Afghanistan sembrano aver rubato di più le reclute, all’incirca secondo la medesima proporzione. Le ragioni di tale differenza non sono chiare, ma Sopko si aspetta che, con la prosecuzione della missione in Afghanistan, più ufficiali verranno messi sotto inchiesta.

Trump non è un visionario
A giudicare da questo fosco scenario, Donald Trump è tutt’altro che un visionario. Per evitare che le sue affermazioni potessero inficiare la sua campagna, la sua portavoce ha cercato di convincere i media che il tycoon si stesse riferendo a soldati iracheni. Ma già in altre occasioni il miliardario ha fatto riferimento ad episodi di corruzione nell’esercito americano in Iraq e Afghanistan: come durante la convention di settembre nel New Hampshire, quando ha rivolto all'esercito americano accuse piuttosto esplicite. «Vorrei sapere chi erano i soldati che portavano in Iraq 50 milioni in contanti. In contanti! Quanto siamo stupidi?», ha rimarcato. Per poi aggiungere: «Non sarei per nulla sorpreso se quel denaro non fosse mai arrivato. Devo essere onesto». E i fatti sembrano decisamente dargli ragione.