20 agosto 2019
Aggiornato 03:00
Oggi si vota in Indiana, stato decisivo

Usa 2016, per gli americani la battaglia è tra Hillary e Donald

Nel giorno in cui si vota in Indiana, stato chiave soprattutto per Trump, un sondaggio della CNN rivela che, per gli americani, la sfida a due ha già i suoi protagonisti: Hillary Clinton e Donald Trump

Donald Trumo e Hillary Clinton sono i favoriti per le nomination repubblicana e democratica.
Donald Trumo e Hillary Clinton sono i favoriti per le nomination repubblicana e democratica. Shutterstock

NEW YORK - Nel giorno in cui il voto dell'Indiana potrebbe costituire un punto di svolta, un sondaggio di Cnn e Orc testimonia che, per gli americani, chi si sfiderà nelle prossime presidenziali ha già un nome: Donald Trump da un lato, Hillary Clinton dall'altro. L'84% degli elettori ritiene infatti che il tycoon conquisterà la nomination repubblicana e l'85% è convinto che Hillary sarà la candidata democratica. Fra gli elettori repubblicani, il 91% pensa inoltre che Trump sarà il candidato del partito, mentre per il 60%, se nessuno dovesse conquistare i delegati necessari, i delegati dovrebbero votare per il candidato che ha riscosso maggiore sostegno alle primarie.

Indiana stato chiave
In effetti, l'appuntamento di oggi, che pure non metterà la parola fine alle primarie, potrebbe però costituire la chiave di volta, soprattutto se saranno confermati i sondaggi che danno in vantaggio Hillary Clinton per i democratici e Donald Trump per i repubblicani.  La giornata sarà in particolare fondamentale per i repubblicani, visto che i pronostici parlano di una vittoria di Donald Trump con oltre il 15% di punti percentuali su Ted Cruz, un risultato che consegnerebbe al miliardario la chiave della convention di Cleveland e forse la nomination per il voto di novembre. Minori sono invece le certezze sul fronte democratico, anche se Clinton, che dovrebbe vincere con un margine più limitato su Bernie Sanders (50% a 46%), potrebbe dare un altro colpo al candidato anti-establishment e aumentare ancora di più il vantaggio, andando verso una vittoria quasi scontata alla convention di Philadelphia.

Lo scenario per Trump
Di certo, se Trump dovesse vincere l'Indiana, darebbe un forte segno contro Ted Cruz (proprio l'Indiana è considerato uno Stato vicino al conservatore texano) che vedrebbe crollare le possibilità di battere il miliardario nel secondo voto alla convention, posto che riesca ad arrivarci. Trump - nonostante gli sforzi di Cruz - ieri sera ha voluto mettere l'ultima parola in un comizio al quale hanno partecipato 12.000 persone a South Bend, piccola città nel Nord dell'Indiana dove sono in palio 57 delegati contro i 92 del partito democratico. Ma in realtà il voto di oggi ancora più che un momento importante per Trump, rappresenta l'ultima possibilità per Cruz di fermare il miliardario, soprattutto visto che quest'anno il «Crossroads of America» resta uno stato importante dato che le primarie non sono già matematicamente decise come succede di solito. 

Sanders non si arrende (ancora)
Quanto al fronte democratico, ieri Sanders ha detto di non voler cedere e di voler continuare fino all'appuntamento di Philadelphia, sostenendo di puntare a una convention contestata. E forse una vittoria non schiacciante di Clinton potrebbe continuare a tenere in vita il senatore del Vermont. Ma Clinton pensa già ai prossimi appuntamenti, in Kentucky e in West Virginia, dove ieri ha fatto campagna elettorale. E poi c'è la California, sulla quale tutti i candidati stanno puntando, visto che rappresenta l'ultimo grande appuntamento della stagione delle primarie prima delle convention di luglio. Proprio quest'anno, per la prima volta, anche la California (172 delegati repubblicani e 546 democratici) è diventato uno Stato rilevante: potrebbe infatti rappresentare il colpo di grazia da parte di Clinton e Trump nei confronti dei loro sfidanti, ma soprattutto per Trump un monito al partito, che alla fine dovrà probabilmente sostenerlo.