7 dicembre 2021
Aggiornato 04:30
Si è definito il 'presunto candidato'

Usa 2016, Donald Trump a 2 Stati dalla vittoria

Donald Trump a un passo dalla nomination. Il risultato del voto alle primarie Usa in Maryland, Delaware, Pennsylvania, Connecticut e Rhode Island non lascia dubbi: il tycoon prende tutto

NEW YORK - Donald Trump a un passo dalla nomination. Il risultato del voto alle primarie Usa in Maryland, Delaware, Pennsylvania, Connecticut e Rhode Island non lascia dubbi: il tycoon prende tutto. Una vittoria schiacciante, che ha consentito al plurimiliardario di autodefinirsi il «presunto candidato». E, a questo punto, si avvicina per Trump la possibilità di conquistare i 1.237 delegati di cui ha bisogno per ottenere ufficialmente la nomination repubblicana, allontanando definitivamente l'ipotesi di una 'brokered convention', ovvero di una convention in assenza di un candidato con la maggioranza assoluta dei voti, che potrebbe rimettere in gioco i rivali del miliardario.

Cosa succederà ora
Secondo Nate Cohn del New York Times e Nate Silver di Five Thirty Eight - due giornalisti statunitensi che lavorano molto con i dati -, dopo il trionfo andato ben oltre le aspettative, il magnate ossigenato è a uno, o al massimo due Stati dalla vittoria: gli servono California e, soprattutto, Indiana. Trump, al momento, ha 950 delegati, a 288 dalla nomination (13 di ieri sera devono ancora essere assegnati); in palio, ne restano 502. I sondaggi lo danno nettamente in vantaggio in New Jersey e West Virginia, dove potrebbe conquistare gli 85 delegati in palio, lasciando a zero Ted Cruz e John Kasich. Potrebbe ottenere 40 delegati (o forse di più) dai tre Stati con un sistema proporzionale, ovvero Washington, Oregon e New Mexico, mentre è sfavorito nei tre Stati che assegnano tutti i delegati al vincitore a livello statale, ovvero Montana, South Dakota e Nebraska, secondo Cohn.

Tra dubbi e vittorie
I veri punti interrogativi restano Indiana (il prossimo Stato a votare, il 3 maggio) e California (7 giugno), i due Stati più incerti e, insieme quelli che assegnano il maggior numero di delegati, rispettivamente 57 e 172. In Indiana 30 delegati sono assegnati su base statale al vincitore; ogni circoscrizione elettorale, poi, assegna 3 delegati al vincitore nel proprio territorio, per un totale di 27. Lo stesso sistema vige anche in California, dove 13 delegati sono assegnati a livello statale e 159 a livello circoscrizionale, sempre con il principio del 'winner-take-all'.  Per il tycoon, un dato resta rassicurante: da marzo, è lui a guidare i sondaggi nei due Stati. Per la media di Real Clear Politics, avrebbe il 39,3% in Indiana, con un vantaggio di 6,3 punti su Cruz, e il 45,7% in California, con un vantaggio di 17,4 punti. Per Cohn, la vittoria nei due Stati assicurerebbe la conquista della nomination, mentre con una sconfitta in Indiana, anche in caso di netta vittoria in California, potrebbero crearsi le condizioni per una 'contested convention', che potrebbe risolversi a favore di Trump alla prima votazione con i voti decisivi dei 54 delegati della Pennsylvania che non sono legati a nessun candidato.

L'alleanza anti-Trump
Per questo, i rivali di Trump sono già corsi ai ripari. Cruz e Kasich hanno infatti organizzato un'alleanza, seppur poco convincente e già traballante, all'ultimo minuto: Kasich, ultimo nei sondaggi, ha deciso di non fare più campagna elettorale in Indiana, nella speranza che i voti di chi si oppone a Trump vadano tutti a Cruz; in cambio, il senatore non farà campagna in New Mexico e Oregon. Con una vittoria in Indiana, a Trump basterebbe un successo di misura in California per raggiungere la quota di 1.237 delegati.