20 agosto 2019
Aggiornato 14:00
Scenario difficilmente verificabile, ma senatore sta recuperando

Usa 2016, ecco la strategia di Sanders per battere Hillary Clinton

Dopo il voto in Wisconsin, anche nel partito democratico si starebbe considerando una contested convention, una convention aperta. Soprattutto lo staff di Bernie Sanders. Ecco perché

NEW YORK - La 'contested convention' appare ormai come un evento ineludibile per il partito repubblicano statunitense, pronto ad affrontare le conseguenze della defenestrazione del candidato più votato alle primarie, pur di far fuori Donald Trump. Il voto in Wisconsin, però, dà forma a un'ipotesi presentata senza paura dallo staff di Bernie Sanders già prima dei risultati di ieri: una 'contested convention' anche in campo democratico. In era moderna, con l'avvento di primarie e caucus, un evento simile non si è mai verificato.

Lo scenario
Si tratta di uno scenario difficilmente verificabile, ma che non può essere totalmente escluso, dopo la sesta vittoria di Sanders negli ultimi sette Stati al voto. Al momento, Clinton ha ottenuto 1.274 delegati, contro i 1.025 conquistati dal senatore del Vermont. «Abbiamo disegnato un percorso verso la vittoria in termini di delegati 'promessi' (pledged)», ottenuti con primarie e caucus, «e non dobbiamo vincere ovunque, ma dobbiamo farlo nella maggior parte dei prossimi Stati. Saremo in grado di accumulare i delegati necessari per andare in testa alla fine del processo» di scelta, ha dichiarato Jeff Weaver, manager della campagna elettorale di Sanders, alla Msnbc.

La strategia per vincere
Secondo Weaver, non si devono contare ora i superdelegati, ovvero i leader del partito che possono decidere per chi votare, ma che al momento hanno scelto in massa Clinton: il vantaggio dell'ex segretario di Stato, in questo modo, aumenterebbe a 687 delegati. «I superdelegati non contano finché non votano - ha aggiunto - e non votano finché non si arriva alla convention. Quando arriveremo alla convention, avremo una convention aperta, dove nessun candidato avrà la maggioranza dei candidati assegnati con le primarie. Quindi penso che sarà una convention interessante». Sanders ha più volte ribadito di avere i fondi e le motivazioni per arrivare fino alla fine delle primarie. Per diventare il candidato democratico alle elezioni presidenziali di novembre, è necessario ottenere il sostegno di 2.383 dei 4.764 delegati che si riuniranno a Philadelphia dal 25 al 28 luglio.

Il ruolo dei delegati
Se ogni delegato equivale a un voto, non tutti i delegati, però, sono stati creati uguali. Ci sono, come detto, i 'pledged delegates' e i superdelegati: i primi, eletti secondo i risultati delle votazioni e quindi legati a un candidato, costituiscono circa l'85% dei delegati; i secondi, liberi di votare per chi vogliono, sono circa il 15 per cento del totale. Dato che i superdelegati sono liberi di cambiare idea finché non votano alla convention, l'unico modo, per Clinton, di rendere certa la sua nomination prima di andare a Philadelphia è quello di ottenere i 2.383 delegati nel corso delle primarie, senza contare i superdelegati. Per riuscirci, un candidato dovrebbe ottenere circa il 59% dei 'pledged delegates', un'asticella difficile da superare, considerando che tutti gli Stati assegnano i delegati in modo proporzionale (al contrario di quanto avviene in campo repubblicano, non ci sono Stati con un sistema maggioritario) e che, al momento, non sarebbe superata da Clinton. Secondo la tabella di marcia preparata dal sito Five Thirty Eight di Nate Silver, lo statistico che non sbaglia una previsione elettorale negli Stati Uniti, l'ex segretario di Stato ha comunque raggiunto il 107% dei delegati necessari per arrivare a 2.026 delegati, ovvero la maggioranza dei delegati 'bloccati'. Questo significa che Clinton ha ampie possibilità di ottenere la nomination democratica per le prossime presidenziali.

La battaglia contro la Clinton
Anche se ormai è alle spalle il Sud, favorevole a Clinton grazie a un elettorato afroamericano che non ha ceduto alle idee socialiste del senatore, Sanders è in netto ritardo nei sondaggi che riguardano i tre Stati più ricchi di delegati rimasti in calendario: New York, Pennsylvania e California. Anche se dovesse recuperare e vincere in tutti e tre gli Stati, avrebbe comunque bisogno di farlo con un ampio margine per sperare di superare Clinton. Sanders spera poi che i superdelegati si dividano tra lui e Clinton in base al voto popolare, ma questo non succederà, semplicemente perché il partito ha creato i superdelegati proprio con l'obiettivo di mantenere un diritto di scelta in caso di primarie equilibrate. Sanders può sperare di ottenere il voto della maggioranza dei superdelegati? Per rispondere, forse, basta ricordare che i superdelegati, per definizione, fanno parte dell'establishment democratico e non ci sono ragioni per pensare che vogliano Sanders alla Casa Bianca.

(Con fonte Askanews)