14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
A Tripoli gruppi armati contro il governo sostenuto dall'Onu

Libia, tutti gli ostacoli dopo la formazione del nuovo governo

Il premier libico Fayez al-Sarraj con la maggior parte dei membri del suo gabinetto sono giunti a Tripoli via mare dopo giorni di attesa in Tunisia

TRIPOLI - Il premier libico Fayez al-Sarraj con la maggior parte dei membri del suo gabinetto sono giunti a Tripoli via mare dopo giorni di attesa in Tunisia. L'amministrazione rivale di Tripoli aveva infatti chiuso in diverse occasioni l'aeroporto per impedire al governo di unità nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite di insediarsi nella capitale libica. Il premier ha smentito che l'esecutivo sia stato trasportato a Tripoli a bordo di una fregata italiana, come sostenuto da alcuni media nazionali precisando che la nave impiegata fa parte della marina libica.

Un viaggio difficile
«Il nostro viaggio è partito dal porto di Sfax a bordo di una nave della flotta nazionale libica» ha dichiarato Sarraj. «Possiamo annunciare che il governo di unità nazionale può cominciare a lavorare dalla capitale Tripoli inaugurando una nuova fase del dialogo interno tra tutte le fazioni libiche sulla base dell'accordo che contiene garanzie a tutela di ciascun gruppo, per rispettare gli obiettivi della Rivoluzione del 17 febbraio che ha rovesciato il regime di Gheddafi», ha reso noto il premier libico.

Colpi d'arma da fuoco
Sarraj si era augurato che l'insediamento del suo governo avvenisse senza traumi ma le sue speranze sono andate deluse. Colpi d'arma da fuoco hanno accolto il suo arrivo a Tripoli. Le strade principali della capitale sono state bloccate da gruppi armati di kalashnikov a bordo di mezzi militari. I residenti si sono ritirati in casa e molti negozi hanno chiuso i battenti. Khalifa Ghwell, capo del governo di Tripoli, esecutivo non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha denunciato come illegale il governo di Sarraj. Coloro che sono entrati illegalmente e clandestinamente devono ritirarsi e tornare sui loro passi se non vogliono assumersi le conseguenze legali delle loro azioni, ha dichiarato in un minaccioso discorso televisivo.

Le minacce del Gran Mufti
Perentorio out-out del Gran Mufti della Libia al governo di unità nazionale insediatosi ieri nella capitale. Sadeq al Ghariani, autorevole religioso vicino al governo islamico di Tripoli, ha infatti intimato al premier disegnato Fayez al Sarraj di lasciare il Paese oppure «saranno aperte le porte della Jihad per dieci anni»«L'ingiusto gruppo che si fa chiamare governo di unità non deve farsi ingannare dal sostegno della comunità internazionale e lasciare il Paese prima che venga aperta la porta della jihad», ha detto il Gran Muftì in un'intervista all'emittente locale «al Tasaloh». Un vero e proprio ultimatum, quello dello sceicco al Ghariani il quale ha insistito: «Chiediamo al Consiglio presidenziale di lasciare il Paese affinchè non venga incendiato perché in ogni casa esiste un'arma». E dopo aver chiesto ai Fratelli Musulmani e al partito «Giustizia e Costruzione» che sostengono il governo di unità di «tornare alla ragione», ha spiegato: «Noi non siamo contro il Consiglio presidenziale ma siamo con la patria e non amiamo venderla, deluderla e farla sottoporre a un'amministrazione fiduciaria straniera che non rispetta la nostra fede religiosa».

(Con fonte Askanews)