Partito diviso, Kkk e parole grosse: le analogie sono molte

Usa 2016, la crisi dei repubblicani ricorda quella dei democratici nel '24

Si respira aria di burrasca nel partito repubblicano, cosa che fa riaffiorare drammaticamente alla memoria la convention democratica del 1924. Perché?

NEW YORK - Si respira aria di burrasca nel partito repubblicano, cosa che fa riaffiorare drammaticamente alla memoria la convention democratica del 1924. Perché? Proprio come allora, si rischia (o almeno è la speranza del Gop) di arrivare a una cosiddetta brokered convention. E come allora, anche quest'anno a caratterizzarla è, seppur indirettamente, il Ku Klux Klan.

L'ascesa di Trump
L'ascesa del miliardario Donald Trump sembra sempre più inarrestabile. Per questo l'establishment sta cercando di impedirgli di conseguire il fatidico quorum di 1.237 delegati necessari per ottenere la nomination. Mettergli i bastoni tra le ruote è un modo per arrivare a un convention negoziata, con cui silurare il miliardario newyorchese e piazzare un candidato d'ufficio per la Casa Bianca (i nomi che circolano sono quelli di Mitt Romney o John Kasich). A tutto questo, come se non bastasse, si aggiunge il ritorno alla ribalta del Kkk: recentemente un suo leader, Dave Duke, ha espresso apprezzamenti per Trump, apprezzamenti da cui il miliardario non ha immediatamente preso le distanze suscitando per questo un vespaio di polemiche a sinistra come a destra. Pochi giorni fa inoltre un altro esponente del gruppo suprematista bianco, Will Quigg, ha dato il suo endorsement alla sfidante democratica Hillary Clinton definendola una ultraconservatrice mascherata. Questi sono gli elementi che alimentano l'incubo della convention democratica del 1924.

1924
Salto nel passato. New York. Luglio. Fa un caldo terribile al Madison Square Garden, dove i delegati dell'asinello si sono riuniti per nominare il proprio uomo per la corsa alla Casa Bianca. Nessun candidato è riuscito ad acquisire il quorum di voti necessario per conquistare la nomination. E si profila uno scontro a due. Da una parte, c'è il governatore dello Stato di New York, Al Smith: cattolico ed esponente dell'ala progressista del partito, è un convinto oppositore del segregazionismo e del proibizionismo imperanti. Dall'altra, si staglia il suo rivale, l'avvocato californiano William McAdoo: ex membro dell'amministrazione Wilson, rappresenta l'ala conservatrice del partito democratico. Vicino al protestantesimo rurale, McAdoo sostiene strenuamente il proibizionismo (un cosiddetto "dry democrat"), strizzando ambiguamente l'occhio alle correnti segregazioniste. E difatti proprio il Ku Klux Klan appoggia apertamente McAdoo e rema contro Smith, considerato con sprezzo un papista «gesuita e amico dei giudei». E il Klan non perde tempo: 20.000 dimostranti si organizzano, riversandosi massicciamente nelle strade del vicino New Jersey con l'intento di influenzare la convention. L'imbarazzo nella celebre arena è grande. Ma McAdoo fa spallucce e si rifiuta di condannare apertamente il Klan: in fondo un appoggio in più fa sempre comodo.

Spaccatura storica
Il partito si spacca. La tensione è alle stelle. E aumenta quando alcuni delegati propongono che nel programma presidenziale (la cosiddetta platform) venga inserito il seguente punto: "Il partito democratico si impegna ad opporsi a qualsiasi intento da parte del Ku Klux Klan o di altre organizzazioni di interferire con la libertà religiosa e politica di qualunque cittadino o di limitarne i diritti civili per religione, origine o razza». E' il putiferio. Alcuni delegati applaudono, altri fischiano, altri ancora urlano e scoppiano disordini. Ogni tanto ci scappa anche qualche scazzottata. La prima votazione va a vuoto. La contested convention si trasforma quindi in brokered convention e si va avanti a oltranza. Proseguono le votazioni, mentre l'aria si fa sempre più irrespirabile (letteralmente, visto che l'aria condizionata al Madison Square Garden non c'è). La strategia del governatore newyorchese. ormai consapevole di non avere i numeri, diventa chiara: impedire l'avanzata del nemico. E ci riesce. Alla fine né Smith né McAdoo riescono infatti a conquistare i voti necessari per andare avanti. La situazione è in stallo. Si cerca un candidato di compromesso: è John W. Davis a ottenere la nomination dopo 16 giorni e ben 103 votazioni in una convention che sarebbe diventata la più lunga della storia statunitense.

Crisi
Ma il partito è comunque spaccato. E la candidatura di Davis si avvia alla debacle nelle elezioni generali, che vedono trionfare il partito repubblicano guidato dal presidente Calvin Coolidge (l'ultimo, per la cronaca, che visitò Cuba nel 1928 prima del ritorno imminente sull'isola di Barack Obama). I democratici sono allo sbando. Quattro anni dopo, Smith riuscirà a vincere la nomination, per essere tuttavia poi annientato nella corsa per la Casa Bianca dal repubblicano Herbert Hoover (che lo taccerà ripetutamente di «papismo»). Bisognerà attendere l'ascesa di Franklin D. Roosevelt per la rinascita del partito democratico. E John F. Kennedy per avere il primo (e al momento unico) presidente cattolico degli Stati Uniti d'America.

(Con fonte Askanews)