28 settembre 2020
Aggiornato 20:00
Si vota in Florida, Ohio, Illinois, Missouri e Nord Carolina

Usa 2016, urne aperte il «Supertuesday 2»

Si sono aperte alle 11.30 italiane le urne in Nord Carolina e Ohio, due dei cinque Stati Usa nei quali gli elettori democratici e repubblicani sceglieranno i loro candidati alla Casa Bianca nel cosiddetto "Supertuesday 2"

NEW YORK - Si sono aperte alle 11.30 italiane le urne in Nord Carolina e Ohio, due dei cinque Stati Usa nei quali gli elettori democratici e repubblicani sceglieranno i loro candidati alla Casa Bianca nel cosiddetto «Supertuesday 2». Alle 12, si comincia a votare anche in Florida, Illinois e Missouri. Tra i repubblicani, il favorito, il miliardario Donald Trump, spera di allungare il distacco sugli inseguitori per la nomination e di eliminarne almeno uno dalla gara. Tra i democratici, Hillary Clinton spera di fermare la rimonta di Bernie Sanders e di confermare il suo vantaggio per la nomination.

Occhi su Rubio
 Alle 21.20 di ieri sera il pullman di Marco Rubio è entrato nello spazio minuscolo davanti al West Miami Community Center, dove i suoi sostenitori hanno allestito un palco all'interno del cassone posteriore di un pickup. Un palco circondato da poco più di 200 persone (parecchi giornalisti) che guarda direttamente sul campo da basket «nel quale 20 anni fa venivo a giocare e a incontrare i miei amici», dice Rubio non appena prende la parola davanti alla sua gente. La comunità cubana è chiamata a raccolta, dai bambini vestiti con canottiere rosse con il nome del candidato, agli anziani. Uno di loro, Robert Acebo, racconta che si «ricorda di Marco quando andava porta a porta a chiedere il voto», dice, aggiungendo: «È una persona seria che vincerà in Florida e poi diventerà presidente degli Stati Uniti». Questa è la frase che ricorre nei discorsi dei suoi sostenitori. «I sondaggi? Che senso hanno i sondaggi se in Michigan hanno sbagliato di 20 punti, senza calcolare la vittoria di Bernie Sanders. Succederà la stessa cosa con Rubio, perché quello che conta è la gente non certo i sondaggi», dice Daniela Ferreira, che ha 18 anni questa è la prima volta che vota.

«Vinceremo»
Sembra che per Rubio il discorso sia un tentativo di ritornare alle origini, nel quartiere in cui è cresciuto, a West Miami. Ma il sentore è che sia anche una operazione scaramantica, l'ultimo tentativo di allontanare il danno irreparabile: la sconfitta in Florida, che potrebbe arrivare sonora oggi e così porre fine a ogni velleità presidenziale. Intanto Rubio continua a scandire le sue parole attraverso un megafono, visto che l'impianto audio non funziona. Parla in inglese, poi ripete lo stesso discorso in spagnolo. Ritorna ancora una volta sugli slogan con i quali a un certo punto dell'anno scorso credeva di conquistare il Paese. La sua voce risuona oltre lo spiazzo gremito di gente, e si infila nelle vie buie di villette con giardino e auto parcheggiate a lato. «Vinceremo e porterò alla Casa Bianca la Caja China (il barbeque cubano) e il caffè cubano. Ogni volta che viaggio in America racconto di questa piccola comunità, la mia comunità, la mia famiglia e voglio che questi bambini non perdano i loro sogni», continua Rubio, commosso, che sembra pronunciare slogan di una imminente vittoria senza crederci fino in fondo.

Trump lo batterà?
Quello di West Miami è forse il gruppo di sostenitori più leali che il senatore abbia. Ma negli altri quartieri di Miami le cose non sono così positive. A Little Havana, quello che un tempo fu il centro della comunità cubana, trovare qualcuno che oggi voterà per Rubio è quasi impossibile. Anzi quasi tutti gli anziani che spendono il pomeriggio a Maximo Gomez Park, su Calle Ocho, hanno abbandonato Rubio e ora sostengono Trump. «Trump paga 100 dollari al giorno, Rubio dava 2 dollari l'ora», dice un uomo sui 70 anni che porta un cartello più alto di lui con su scritto «Trump my presidente». Ma forse Rubio sa che quella di ieri potrebbe essere la sua ultima apparizione in questa campagna elettorale. Lo sa e forse il comizio davanti alla sua gente è un modo per cercare facce famigliari in vista della sua giornata più lunga. I sondaggi di RealClearPolitics danno Trump avanti con il 43% dei voti contro il 24,4% di Rubio. E forse sperare in un effeto Michigan potrebbe essere l'ultima soluzione per il candidato repubblicano.

Guai per Donald
Intanto, la polizia della Carolina del Nord sta indagando per stabilire se Donald Trump, favorito per la nomination repubblicana alla Casa Bianca, abbia incitato le violenze avvenute nel corso di un comizio a novembre, quando un manifestante nero è stato picchiato da un sostenitore bianco del miliardario. «Continueremo a esaminare tutte tutte le circostanze, compresi tutti i capi d'accusa ulteriori contro McGraw e la possibilità che l'atteggiamento di Trump o della campagna di Trump abbia raggiunto un livello di incitamento ai disordini, oltre che le iniziative o l'assenza di iniziative da partede dei nostri agenti» ha detto l'ufficio dello sceriffo della contea di Cumberland. John McGraw, 78 anni, è stato arrestato giovedì e incriminato di aggressione e turbativa dell'ordine pubblico per aver tirato un pugno al volto di Rakeem Jones, nero di 26 anni, mentre questi vensiva scortato dalla sicurezza fuori da un comizio di Trump. L'ultrasettantenne, ha detto in seguito che la prossima volta «potremmo dover uccidere» Jones, comparirà in tribunale il 6 aprile. Donald Trump è accusato dai critici di incitare alla violenza i suoi sostenitori e di alimentare un clima sempre più tossico intorno ai suoi comizi e alla sua campagna. Dopo l'annullamento del comizio di Chicago venerdì a seguito di scontri tra manifestanti e suoi sostenitori, ieri una manifestazione in Nord Carolina è stata interrotta per proteste, ma senza incidenti. Stavolta Trump ha atteso pazientemente la fine delle proteste, senza replciare con provocazioni. Oggi i quattro candidati repubblicani e i due democratici si contendono caucus e primarie in Illinois, Ohio, Missouri, Nord Carolina e Florida.

(Con fonte Askanews)