22 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Carson escluso

Usa 2016, al dibattito repubblicano Cruz e Rubio contro Trump

Come prevedibile, nell'ultimo dibattito repubblicano prima del Super Tuesday la sfida è stata due contro uno nonostante sul palco fossero in cinque

NEW YORK - Come prevedibile, nell'ultimo dibattito repubblicano prima del Super Tuesday la sfida è stata due contro uno nonostante sul palco fossero in cinque. Il senatore della Florida Marco Rubio e quello del Texas Ted Cruz hanno trascorso le due ore e mezzo di evento attaccando ad ogni occasione Donald Trump. D'altra parte, come aveva detto Rubio sabato scorso dopo le primarie in South Carolina, ormai la corsa per la nomination del Gop è a tre. Il fuoco incrociato a un certo punto era così intenso che l'ex neurochirurgo Ben Carson, un altro candidato alla nomination del Gop, si è sentito escluso e ironicamente ha detto: «qualcuno mi può attaccare?».

Domande
Anche la Cnn, involontariamente o no, si è inserita nello scontro facendo domande molto dettagliate e spesso rivolte al miliardario di New York, che non a caso ha commentato: «Avete domande solo per me? Lo so che è buono per gli ascolti ma questo è ridicolo». E come se non bastasse, il canale tv che trasmetteva il dibattito da Houston (Texas) ha giocato in favore di Rubio e Cruz aspettando ben un'ora e mezzo prima di lanciare un'interruzione pubblicitaria. Alla fine Trump ha detto di essersi divertito (ed è probabilmente vero visti alcuni colpi ben riusciti contro gli avversari) anche si è detto dispiaciuto per Carson e John Kasich, il quinto candidato: «Non gli hanno fatto abbastanza domande». Per loro due, l'unica occasione per farsi notare sono state le dichiarazioni conclusive. Con i palmi delle mani aperti verso il pubblico, l'ex medico ha dichiarato: «Queste mani hanno salvato molte vite e curato molto famiglie, lasciatemi guarire e ispirare l'America». Il governatore dell'Ohio ha ancora una volta tentato di esibire la sua esperienza, le sue posizioni centriste e la capacità di riportare in pareggio i bilanci.

Le origini spagnole
L'aspetto interessante è che né Rubio né Cruz hanno approfittato del fatto che il dibattito fosse trasmesso anche sul canale in lingua spagnola Telemundo. I due hanno sì ricordato le loro origini (entrambi i genitori del senatore della Florida sono cubani mentre è il padre del senatore texano ad essere nato sull'isola caraibica) ma mai una volta hanno rilasciato dichiarazioni in spagnolo per fare appello direttamente a una importante fetta dell'elettorato. E questo nonostante non siano mancate domande proprio su questo. Tutti e due hanno definito «straordinario» il fatto che sul palcoscenico ci fossero due candidati «latinos». Rubio ha colto l'occasione per fare notare che c'era anche un afroamericano (Carson) per distinguere il partito repubblicano da quello democratico: «Noi sì che garantiamo varietà» di candidati e razze. Cruz si è limitato a promettere che lotterà per la fascia della popolazione chiamata in causa e ha cercato di far breccia nei cuori ricordando che il padre arrivò in Texas «con 100 dollari e un paio di mutande». Ciò che per lui conta è «il destino, la famiglia e il patriottismo».

Il dibattito
Sin dall'inizio del dibattito si è capito dove Cruz e Rubio volessero andare a parare. Mentre il primo ha fatto di tutto per prendere le distanze da Trump - criticandolo per avere detto che, dopo averli deportati, permetterebbe il ritorno degli immigrati «buoni» entrati illegalmente in Usa - il secondo è partito in quarta accusando il magnate del real estate di avere assunto stranieri privi dei documenti idonei per stare nel Paese. «Sei l'unico sul palco che ha assunto stranieri». Trump gli ha risposto: "Io sono l'unico su questo palco che ha assunto qualcuno». Dal canto suo il senatore della Florida ha invitato il pubblico a cercare su Google «Trump e lavoratori polacchi» per scoprire che l'avversario ha dato un'occupazione a chi non aveva il permesso di lavorare in Usa. Non è vero, come sostenuto da Rubio, che Trump è stato multato un milione di dollari per avere dato lavoro a polacchi senza quel permesso ma Trump ha raggiunto un patteggiamento la cui somma resta sconosciuta. Non contento, Rubio ha attaccato Trump per avere chiesto 36.000 dollari agli studenti attratti a frequentare la Trump University. Fondata nel 2005, non era un'università nel senso vero del termine tanto che il dipartimento dell'Educazione dello Stato di New York fece pressioni (con successo) affinché ne venisse cambiato il nome, diventato Trump Entrepreneur Initiative. L'iniziativa scolastica di Trump fu chiusa nel 2010 ma varie cause legali pendono da parte di persone che sostengono di essere state fuorviate sulla bontà del programma di studi.

Su una cosa tutti e tre i principali sfidanti si sono detti d'accordo: se mai diventassero presidenti, abolirebbero la riforma sanitaria voluta nel 2010 dal presidente in carica Barack Obama. Eppure le loro motivazioni sono «diverse», ha tenuto a precisare Cruz accusando Trump di volere un sistema sanitario universale. «Non è vero», ha replicato il miliardario dicendo che garatirebbe la massima competizione tra le compagnie che offrono assicurazioni mediche affinché i prezzi a carico degli americani restino sotto controllo. Cruz ha fatto una figuraccia quando ha criticato Trump per avere detto che «non lascerei mai morire persone sulle strade e sui marcipiedi del nostro Paese. Chiamatelo come volete, ma non lascerei mai morire nessuno se fossi presidente». Per il senatore del Texas una simile scelta costerebbe alla nazione. D'altra parte, in America è diffuso il credo secondo cui «la sanità non è un diritto», lo ha detto lo stesso Carson.

Cruz e Rubio hanno tentato di minare la credibilità di Trump parlando di tasse. Cavalcando quando sostenuto da Mitt Romney, secondo cui l'immobiliarista nasconde qualcosa, i presentatori hanno chiesto un commento al diretto interessato: lui ha risposto dicendo che l'Agenzia delle entrate americana (Irs) «è da almeno 12 anni di fila che chiede chiarimenti sulle mie dichiarazioni dei redditi». L'idea è che fino a quando tutto sarà chiarito, lui non renderà pubblici quei documenti. Romney, la cui campagna per le elezioni presidenziali nel 2012 subì un colpo proprio a causa della sua decisione di aspettare troppo per pubblicare i documenti sulle tasse, ha replicato su Twitter che «non c'è una ragione legittima secondo cui Trump non può pubblicare le dichiarazioni dei redditi. Se preoccupato, pubblichi quelle di anni" non sotto il faro del Fisco. Cruz ha detto a Trump: "Pubblicali se non c'è niente di male». E ha promesso che oggi diffonderà altre due dichiarazioni dei redditi in aggiunta alle cinque su cui sono già stati alzati i veli. Rubio dal canto suo ha comunicato che le sue dichiarazioni dei redditi arriveranno oggi o domani: «Non c'è niente di interessante in esse. L'Irs a me non ha mai chiesto niente». Frecciata a Trump.

Gli scontri hanno sfiorato gli insulti. Trump ha fatto notare che Rubio «sudava da matti» (segno, secondo lui, della sua agitazione) e ha dato del «bugiardo» a Cruz. Quest'ultimo gli ha detto «rilassati» e in risposta si è sentito dire «sono rilassato. Prosegui con quel che hai da dire. Non innervosirti». A sua volta il senatore del Texas lo ha accusato di avere dato soldi a tutti, politici di destra e di sinistra inclusa la candidata democratica Hillary Clinton. E Trump in risposta gli ha ricordato: «ho finanziato anche te». Lui ha ammesso di avere ricevuto 5mila dollari dal rivale mentre Rubio ha subito precisato di non avere mai incassato assegni firmati dall'immobiliarista. «Ho avuto una relazione fantastica con i politici perché ero un imprenditore. Sono andato d'accordo con tutti. Tu, Cruz, non hai l'endorsement di un solo senatore repubblicano (cosa vera, ndr). Dovresti vergognarti», ha tuonato Trump.

Alla fine, anche se preso di mira, Trump ha dichiarato più volte: «Ci stiamo divertendo qui, ve lo devo dire». E alla fine, tutti e tre i principali sfidanti hanno lanciato i loro messaggi agli elettori. In vista del primo marzo, quando si terranno le primarie in 12 Stati, Rubio ha avvertito: «I voti iniziano a contare. Il tempo per giocare è finito. Sostenetemi». Cruz ha attaccato l'establishment dicendo che gli accordi siglati a Washington - incluso quello sul nucleare raggiunto con l'Iran e le principali potenze mondiali - «stanno mandando all'aria il nostro Paese». E Trump ha tentato di prendere le distanze dalla classe politica tutta, visto che lui un politico non è mai stato: «Nessuno conosce meglio di me i politici. Parlano tanto ma non passano ai fatti. Guardate cosa sta succedendo. Io invece farò cose. L'America tornerà a essere una grande nazione». E ai microfoni di Cnn dopo il dibattito ha riconosciuto: «La sfida non è finita, ma stiamo andando bene». I sondaggi fino ad ora gli hanno dato ragione.

(Con fonte Askanews)