3 agosto 2020
Aggiornato 16:30
Tre vittorie su quattro: è davvero il repubblicano favorito

Usa 2016, il ciclone Trump travolge l'America

Terza vittoria consecutiva, ottenuta con il 45,9% dei voti, quasi il doppio del primo inseguitore, e un totale di 80 delegati già conquistati, sui 118 al momento assegnati

NEW YORK - Terza vittoria consecutiva, ottenuta con il 45,9% dei voti, quasi il doppio del primo inseguitore, e un totale di 80 delegati già conquistati, sui 118 al momento assegnati. Donald Trump, con la conquista dei caucus del Nevada, si presenta ormai come il favorito per la nomination del partito repubblicano. È chiaro, la strada delle primarie, per ottenere i 1.237 delegati necessari alla nomination, è ancora molto lunga, ma se un candidato «convenzionale» avesse vinto tre dei primi quattro Stati al voto con un ampio margine, come fatto da Trump, nessuno avrebbe obiettato all'idea di considerarlo il probabile candidato repubblicano alle elezioni presidenziali di novembre.

Uno slancio inarrestabile
Una sola settimana separa i candidati dal 'Super Tuesday' del primo marzo, quando voteranno dodici Stati per le primarie repubblicane, e nulla fa presagire che lo slancio preso dalla candidatura di Trump possa essere fermato. L'unico evento che potrebbe avere delle conseguenze sulla prossima giornata elettorale è il dibattito di giovedì sera a Houston, trasmesso dalla Cnn.

2 mesi
Molte controverse performance nei precedenti dibattiti, compresa quella prima delle primarie in South Carolina, non hanno avuto conseguenze negative su Trump. Nel suo discorso dopo la vittoria, ieri, ha enfatizzato la sua popolarità tra gli evangelici e anche tra i latinoamericani, elencando poi una serie di Stati dove, nei prossimi due mesi, si sente fiducioso di poter vincere. Per ottenere la nomination, ha detto, «potremmo non aver bisogno nemmeno di due mesi».

Perdenti
Il primo tra i perdenti è il senatore Marco Rubio (23,9%) che può almeno essere soddisfatto di aver tenuto alle spalle Ted Cruz (21,4%), anche se entrambi hanno conquistato 5 delegati (12 quelli andati a Trump). Gli staff dei due candidati avevano abbassato le aspettative prima dei caucus, rendendo chiaro che la battaglia sarebbe stata solo per il secondo posto. Una vittoria 'morale', che però non nasconde due fatti: Rubio non ha ancora vinto un'elezione e non ha mai fatto progressi contro Trump, visto che il divario tra i due è stato di almeno dieci punti percentuali negli ultimi tre Stati al voto, ovvero New Hampshire, South Carolina e Nevada. Dato ancor più preoccupante: non ci sono prospettive, basate sui sondaggi, di possibili vittorie di Rubio nel 'Super Tuesday'. E le possibilità che un candidato ottenga la nomination senza vittorie nei primi 16 Stati sono praticamente nulle. Come in South Carolina, il senatore Ted Cruz è stato sconfitto anche da Rubio. Questo rende difficile sostenere che sia l'unico serio rivale di Trump, come ha ribadito nel suo discorso durante la nottata elettorale. Un discorso in cui ha detto di guardare già al Texas, dove dovrebbe vincere; il suo problema è che potrebbe essere il suo unico successo, martedì prossimo. Ancora tecnicamente in corsa, il governatore dell'Ohio, John Kasich, ha visto sparire gli effetti positivi del secondo posto in New Hampshire, con il secondo quinto posto consecutivo (3,6%), che lo ha rimesso ai margini delle primarie repubblicane. Ben Carson, che ha ottenuto il 4,8%, prosegue costante ai margini della corsa alla nomination.

(Con fonte Askanews)