15 settembre 2019
Aggiornato 22:30
Il senatore ultraconservatore ora in testa nei sondaggi in Iowa

Usa 2016, domani quinto dibattito repubblicano. Occhi su Cruz (oltre al «solito» Trump)

Nove candidati alla nomination parteciperanno al prossimo dibattito repubblicano, in vista delle presidenziali statunitensi. Gli occhi saranno puntati non solo su Donald Trump, ma anche sul suo rivale Ted Cruz, che pare in costante ascesa

NEW YORK - Nove candidati alla nomination parteciperanno al prossimo dibattito repubblicano, in vista delle presidenziali statunitensi. La Cnn, che trasmetterà da Las Vegas il quinto confronto, domani sera (le 2:30 di mercoledì, in Italia) ha annunciato che, in base ai suoi criteri, il governatore del New Jersey, Chris Christie, e il senatore Rand Paul parteciperanno al dibattito principale; per Christie è un ritorno, dopo la 'retrocessione' al dibattito preserale nell'ultima occasione, mentre la presenza di Paul sembrava a rischio, ma è stata salvata dall'ultimo sondaggio di Fox News, pubblicato ieri mattina. Questa volta, il dibattito preserale includerà quattro candidati: Mike Huckabee, Rick Santorum, Lindsey Graham e George Pataki.

L'ultimo dibattito del 2015
Si tratterà dell'ultimo dibattito dell'anno: per gli analisti, sarà molto importante per definire le posizioni nel campo repubblicano prima dei caucus dell'Iowa, che il primo febbraio apriranno la corsa verso la nomination. Donald Trump sarà ancora una volta al centro del palcoscenico, visto che è il candidato con la media migliore nei sondaggi nazionali di novembre e dicembre, con Ben Carson alla sua destra e il senatore Ted Cruz alla sua sinistra. Cruz sarà il candidato su cui tutti si concentreranno, visto che è passato in testa ai sondaggi in Iowa, dove gode del 31% delle intenzioni di voto, secondo la rilevazione del Des Moines Register e di Bloomberg Politics, con dieci punti di vantaggio su Trump. Gli altri partecipanti del dibattito principale saranno Marco Rubio, Jeb Bush, Carly Fiorina e John Kasich.

Criteri per partecipare
Per determinare la lista dei partecipanti, per la prima volta sono stati adottati criteri riguardanti singoli Stati. Per essere inclusi nel dibattito principale, bastava soddisfare uno dei tre seguenti criteri: media nazionale del 3,5%, media del 4% in Iowa, media del 4% in New Hampshire (il secondo Stato al voto, il 9 febbraio); Christie, Fiorina e Kasich sono stati 'salvati' proprio dalla media dei sondaggi in New Hampshire.

Avanzata di Cruz
La volatilità dei sondaggi è nota, soprattutto nei mesi precedenti alle primarie, ma l'avanzata di Cruz è significativa, perché il senatore sta conducendo una campagna elettorale ultraconservatrice che piace in Iowa, Stato che nel 2008, per esempio, premiò Mike Huckabee, ex governatore dell'Arkansas e pastore battista, altro esponente del cosiddetto 'conservatorismo sociale' repubblicano; questi elettori, in un primo momento, si erano orientati su Carson. Già la scorsa settimana, era stata la rilevazione della Monmouth University a dare il comando, per la prima volta, a Cruz, accreditato del 24% delle preferenze, con cinque punti di vantaggio su Trump.

Terrorismo la priorità
Dopo gli attentati di Parigi, il terrorismo e la politica estera sono saliti in cima ai pensieri degli elettori, che stanno premiando l'aggressività mostrata da Cruz verso il presidente Barack Obama e il suo piano di accoglienza per i rifugiati siriani. La crescita di Cruz nei sondaggi si deve anche al sostegno pubblicamente manifestato nei suoi confronti da Steve King, deputato dell'Iowa e uno dei membri più conservatori della Camera.

I più bugiardi tra i candidati
Tutti i politici mentono, ma alcuni lo fanno più di altri. In un editoriale uscito con questo titolo sul New York Times, Angie Drobnic Holan, direttore di PolitiFact, racconta come attraverso il suo sito dal 2007 si occupa di fact-checking in relazione alla politica. «Non controlliamo tutto quello che i politici dicono, ma solo le cose che ci balzano agli occhi che sono significative, rilevanti o potenzialmente influenti».

Il record di Donald
Uno dei peggiori è Donald Trump: su oltre 70 affermazioni del politico, tre quarti di esse sono false, quasi completamente false o «Pants on Fire» (il termine usato dal sito per dire che non solo sono false ma anche ridicole). A battere il miliardario di New York è Ben Carson con l'84% delle frasi analizzate che sono false.

Gli altri repubblicani
Sempre tra i repubblicani, Carly Fiorina tocca quota 50% di falsi. Secondo Holan ad andare meglio (a prescindere dallo schieramento) sono i politici di professione che sembrano pesare di più le loro affermazioni. Il senatore Marco Rubio ha un rating del 40% di frasi false, Jeb Bush del 32%, una percentuale raggiunta anche da altri due sfidanti repubblicani, il governatore del New Jersey, Chris Christie, e il senatore Rand Paul.

Tra i democratici
Tra i democratici, Hillary Clinton e Bernie Sanders sono pari merito al 28% di affermazioni false o quasi totalmente false. Fuori dalla campagna elettorale delle primarie il sito ha preso in considerazione anche di Bill Clinton e di Barack Obama (dal 2007 in poi). Il vincitore è l'ex presidente che si ferma al 24% contro il 26% di Obama.

(Con fonte Askanews)