15 novembre 2019
Aggiornato 05:00
Forse la svolta per la sua campagna presidenziale

Clinton sotto torchio su Bengasi supera la prova

Hillary Clinton ha difeso senza esitazioni per 11 ore la sua posizione sull'attacco al consolato Usa di Bengasi nel 2012 nel quale morirono quattro cittadini americani, tra cui l'ambasciatore Christopher Stevens, davanti alla commissione speciale del Congresso

WASHINGTON - Hillary Clinton ha difeso senza esitazioni per 11 ore la sua posizione sull'attacco al consolato Usa di Bengasi nel 2012 nel quale morirono quattro cittadini americani, tra cui l'ambasciatore Christopher Stevens, davanti alla commissione speciale del Congresso. Clinton ha sostenuto di aver fatto tutto il possibile da segretario di Stato nel gestire quanto successo l'11 settembre 2012 in Libia.

Responsabilità
L'ex segretario di Stato ha detto di «assumersi le sue responsabilità» per l'incidente, ma anche che non è possibile riuscire a prevenire tutti i tentativi di attentato contro gli Stati Uniti. Nel corso delle 11 ore di audizione sono scoccate scintille tra repubblicani e democratici della Commissione, ma la favorita per la candidatura democratica alla Casa Bianca non si è mai scomposta e ha ribattuto che i suoi avversari politici stanno usando l'attacco di Bengasi per i loro interessi.

Questione politica
Proprio la questione politica è molto importante per Hillary, visto che la strada si è liberata anche da un altra presenza ingombrante, quella di Joe Biden, che ha annunciato che non si candiderà. E la forte performance che ha portato avanti davati alla commissione speciale del Congresso potrebbe aiutare Clinton a convincere gli elettori più scettici che sia arrivato il momento di archiviare le controversie sull'attentato al consolato Usa in Libia che ha fino a questo momento oscurato la sua campagna insieme e allo scandalo mail.

Email-gate
E proprio l'email-gate è stato un altro punto debole di Clinton che tuttavia ha saputo difendersi. Susan Brooks, deputata repubblicana dell'Indiana, ha esposto le mail del 2011, in tutto 795 e poi ha estratto la corrispondenza del 2012, l'anno di Bengasi, contandone solo 67: questo vuol dire che non si è molto interessata alla Libia, ha attaccato. Clinton ha avuto la risposta pronta: «Gran parte del mio lavoro non è stato condotto via email, ma attraverso incontri personali, telefonate confidenziali e dispacci diplomatici», si è difesa.

Seconda testimonianza
È stata la seconda volta che la candidata alle primarie democratiche si è presentata a testimoniare davanti a una commissione del Congresso sui fatti di Bengasi. Nel 2013 infatti aveva difeso il suo operato davanti alle commissioni Esteri del Senato e della Camera. Secondo diversi repubblicani fu proprio il dipartimento di stato a non prendere in considerazione la richiesta di Stevens di avere maggiori misure di sicurezza e a cercare di coprire alcuni passaggi e alcune scelte fatte il giorno dell'attentato. Su Twitter i commenti sulla performance di Hillary Clinton sono stati per lo più positivi. Molti user sostengono che il dibattito sia stata una spinta formidabile per la sua campagna presidenziale.

(Con fonte Askanews)