15 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Il vero sconfitto? Probabilmente Joe Biden

Usa 2016, nessuno batte Hillary (per ora)

Politologi e analisti di entrambi gli schieramenti si sono trovati d'accordo, dopo il primo dibattito democratico in vista delle elezioni presidenziali statunitensi: Hillary Clinton, per usare una terminologia sportiva, ha vinto per distacco

NEW YORK - Politologi e analisti di entrambi gli schieramenti si sono trovati d'accordo, dopo il primo dibattito democratico in vista delle elezioni presidenziali statunitensi: Hillary Clinton, per usare una terminologia sportiva, ha vinto per distacco. Di fronte a un unico vero rivale, il senatore Bernie Sanders, e a tre comparse, come l'ex governatore del Maryland ed ex sindaco di Baltimora, Martin O'Malley, l'ex senatore della Virginia, Jim Webb, e l'ex senatore ed ex governatore del Rhode Island, Lincoln Chafee, Clinton non aveva solo il compito di vincere il dibattito - una semplificazione usata per dare un'informazione sintetica sull'andamento delle due ore del dibattito - ma aveva l'obbligo di riconquistare una parte di quella credibilità persa nel corso dei mesi, tra polemiche e presunti scandali, e di cancellare i dubbi sulla sua onestà e competenza politica.

La giusta direzione
Clinton, ieri sera, è riuscita finalmente a indirizzare la campagna elettorale nella giusta direzione, riuscendo anche a trasformare la sua più grande vulnerabilità, la controversia sul suo uso di e-mail e server privati quando era segretario di Stato, in un punto a favore, grazie anche all'onestà intellettuale di Sanders, che ha detto che «gli americani sono stanchi e stufi di sentir parlare delle tue dannate e-mail», perché bisogna tornare a parlare di politica e dell'impoverimento della classe media.

Tutti i temi toccati
Dal controllo sulle armi alla regolamentazione bancaria, dalla necessità dell'aumento del salario minimo a quella di alzare le imposte sui ricchi, dal sostegno alle coppie omosessuali e ai pari diritti per le donne, Clinton si è mostrata come la leader di liberali, giovani, anziani, donne: non sono solo la moglie di un ex presidente, ha detto due volte, ma sono anche la nipote di un operaio, ricordando agli spettatori che se fosse eletta, «i padri potrebbero dire alle figlie: 'Anche tu, da grande, potrai diventare presidente'».

Impressione di efficienza
Nelle analisi dei quotidiani statunitensi sul dibattito, per descrivere Clinton ricorre la parola «efficiente», nell'esposizione delle sue posizioni e nel mettere in difficoltà Sanders sul tema del controllo sulle armi, su cui in passato si è detto contrario e su cui non è in linea con la sua base. «Sono progressista - ha detto Clinton - ma voglio che le cose si facciano. So come trovare un terreno comune» con i repubblicani; «i ricchi pagano imposte troppo basse e la classe media troppo alte»; gli accordi sul libero scambio, molto impopolari a sinistra, saranno giudicati in base alla possibilità di «guardare negli occhi ogni americano appartenente alla classe media e dirgli che faranno aumentare il suo stipendio».

Esperienza da segretario di Stato
Quando gli altri candidati hanno tentato di metterla in difficoltà sulla politica estera, Clinton ha mostrato la sua esperienza da segretario di Stato ed evidenziato le incongruenze delle accuse avversarie. Ha poi scelto di essere guardinga sui temi più cari alla sinistra del partito contro Sanders, ma di attaccarlo direttamente sulla questione delle armi, vero punto debole di Sanders agli occhi dei liberal. Invece di competere con Sanders, Clinton ha scelto soprattutto di concentrarsi sul sostegno ad alcune questioni fondamentali per l'elettorato democratico: riforma della giustizia penale e controllo sulle armi (priorità per afroamericani e latinoamericani) ed equità salariale (priorità per le donne).

Resistente agli attacchi
Come candidata ampiamente favorita, ha subito naturalmente la maggior parte degli attacchi dei rivali, ma Clinton è sembrata determinata a usare l'opportunità del dibattito per presentare metodicamente le sue posizioni, per ricordare agli elettori la sua ampia esperienza e per criticare i repubblicani in alcuni frangenti, giusto per ricordare ai democratici che sono loro i veri avversari.

La vincitrice
«Hillary Clinton ha vinto - è stato il commento di Ron Fournier, del National Journal - perché è una grande oratrice. Ha vinto perché Sanders non lo è. Ha vinto perché il dibattito è stato incentrato sulle politiche liberali, non sullo scandalo e-mail o sul suo carattere». «Clinton ha vinto - è il parere di Ryan Lizza, del New Yorker - perché i suoi avversari sono terribili». È stato un dibattito che non altererà i contorni della corsa alla nomination democratica. Potrebbe riuscirci il vicepresidente Joe Biden, decidendo di candidarsi. Forse il più grande sconfitto è stato proprio lui, atteso fino all'ultimo dalla Cnn, che gli aveva riservato un «invito aperto». La forza mostrata da Clinton potrebbe aver ridotto, o annullato, lo spazio politico per un ingresso di Biden in campagna elettorale.