6 dicembre 2019
Aggiornato 21:00

Ferguson, notte di violenze. Proteste in molte città USA

Dopo un'attesa estenuante, il Gran giurì ha deciso nella notte: Darren Wilson non sarà incriminato. Il poliziotto di Ferguson, che il 9 agosto ha ucciso Michael Brown, un giovane nero, disarmato, di appena diciotto anni, non sarà perseguito per omicidio perché «è stato attaccato e provocato, e ha agito secondo il manuale» ha spiegato il procuratore Robert McCulloch.

NEW YORK - Mesi di rabbia e frustrazione, alla fine, hanno portato solo ad altra rabbia e frustrazione. Così il New York Times ha scelto di iniziare il racconto di ore di tensione, manifestazioni pacifiche e non, che da Ferguson, in Missouri, hanno raggiunto molte altre zone degli Stati Uniti.

Dopo un'attesa estenuante, il Gran giurì ha deciso nella notte: Darren Wilson non sarà incriminato. Il poliziotto di Ferguson, che il 9 agosto ha ucciso Michael Brown, un giovane nero, disarmato, di appena diciotto anni, non sarà perseguito per omicidio perché «è stato attaccato e provocato, e ha agito secondo il manuale» ha spiegato il procuratore Robert McCulloch. Una decisione - presa da 12 giudici, 9 bianchi e tre afroamericani, sette uomini e cinque donne - che, naturalmente, ha subito fatto esplodere, di nuovo, la violenza, dopo quella delle settimane successive all'assassinio.
Fuori dal comando di polizia di Ferguson ci sono state proteste poco dopo l'annuncio con circa 200 persone, che hanno urlato: «Dobbiamo tornare a combattere. Queste strade sono le nostre strade».
Manifestazioni anche a St. Louis, Denver, Chicago, Seattle, Los Angeles e New York, dove alla National Action Network del reverendo Al Sharpton, ad Harlem, si sono ritrovate decine di persone per sostenere la famiglia Brown. Proprio i genitori del 18enne hanno detto di essere turbati dalla decisione del Gran giurì. Centinaia di persone hanno percorso la Settima Avenue, a Manhattan, bloccando il traffico per arrivare, urlando «No justice, no peace» (niente giustizia, niente pace) fino a Times Square.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. «Non è un problema di Ferguson, è un problema dell'America. Serve una riforma della giustizia», ma questo non «giustifica la violenza». «Mi unisco ai genitori di Michael Brown - ha aggiunto - che esortano chiunque protesti a farlo pacificamente; suo padre ha lanciato un appello con queste parole: fare del male agli altri non è la risposta; la morte di Michael deve rendere la nostra comunità migliore».
Poi l'appello del presidente si è rivolto alla polizia, perché «dia prova di moderazione, lavori con la comunità locale, non contro; sappia distinguere i pochi violenti dai tanti che vogliono fare ascoltare la loro voce». Infine, il presidente ha ricordato il problema all'origine di questa tensione: «La sfida più grande è la profonda diffidenza tra la polizia e le comunità di colore, eredità della discriminazione razziale».

Mentre il presidente parlava, però, a Ferguson la situazione peggiorava. La polizia - da settimane pronta ad affrontare le possibili proteste dopo la decisione - ha risposto con i gas lacrimogeni al lancio di pietre e altri oggetti, per cercare di contenere la rabbia dei manifestanti, che si è sfogata contro alcune macchine delle polizia, incendiate, e che ha portato a saccheggi e alla distruzione di vetrine e negozi.
L'escalation è stata rapida, nonostante la famiglia di Brown avesse chiesto di mantenere la calma, di reagire alla decisione dei giudici con una una manifestazione di protesta pacifica in onore della memoria di Mike. Le proteste violente, invece, ci sono state e, secondo la polizia, molti dei dimostranti venivano da altre città e Stati. Alla fine, dopo una notte di guerriglia, durante la quale sono anche stati esplosi colpi di arma da fuoco contro la polizia - un agente è stato ferito - si contano almeno 12 edifici e decine di auto date alle fiamme e almeno trenta persone arrestate.