15 novembre 2019
Aggiornato 20:30
Elezioni in Serbia

Nikolic è il nuovo presidente serbo

Contro ogni previsione sconfitto il filo-europeista Tadic. Nikolic, commosso fino alle lacrime, ha subito rassicurato come, con la sua presidenza, «la Serbia manterrà il suo cammino europeo»

BELGRADO - A rompere il silenzio attonito dell'incredulità è stato l'applauso dei suoi sostenitori mentre lasciava in auto la sede del Partito democratico (Ds), nella centralissima ed elegante Via Krunska, una volta ammessa pubblicamente la sconfitta. Così è uscito di scena Boris Tadic, dopo otto anni alla guida della Serbia, che ha condotto fino all'ingresso principale dell'Unione europea. Dall'altra parte di Belgrado, nel quartiere-alveare costruito in epoca socialista, a festeggiare incredulo nel padiglione elettorale del Partito progressista serbo (Sns), era Tomislav Nikolic, l'ex nazionalista radicale - protagonista nel 2008 di una storica svolta moderata - da ieri sera nuovo presidente della Repubblica serbo.

Sconfitto Tadic - E' questo il verdetto del secondo turno delle elezioni presidenziali di ieri, che decreta la vittoria di Nikolic al 49,76% contro Tadic, fermo al 47,15%, secondo gli ultimi dati diffusi nella notte dalla Commissione centrale elettorale (Rik), dopo lo scrutinio del 75,92% dei voti. Risultato ribaltato rispetto alle previsioni pre-elettorali di una netta vittoria del filo-europeista sul suo eterno rivale, già battuto al ballottaggio nel 2004 e nel 2008. Ma quest'anno, a sorpresa, la difficoltà reale di arrivare a fine mese, sembra aver indotto l'elettorato serbo a giocare la carta del 'cambiamento' promesso dal nazionalista-populista che, in molti, ancora ricordano al fianco dell'ex dittatore, Slobodan Milosevic. E Nikolic, commosso fino alle lacrime, ha subito rassicurato come, con la sua presidenza, «la Serbia manterrà il suo cammino europeo».
«Questo voto - ha detto il neo presidente serbo - non era su chi condurrà la Serbia nell'Ue, ma su chi risolverà i problemi economici creati dal Partito democratico (Ds)». Proprio nella sede di quest'ultimo, centinaia di giornalisti erano radunati in attesa del presunto vincitore, ritrovandosi ad ascoltare in Tv quello vero, che parlava di fronte a qualche decina di colleghi, dall'altra parte della città.

A smorzare il clima surreale, ci ha pensato lo stesso Tadic, quando, tolta la cravatta delle proclamazioni ufficiali, si è mostrato sereno e sorridente ed ha ammesso la sua sconfitta. «Mi congratulo (con Nikolic) per la sua meritata vittoria e gli auguro ogni successo» ha detto. «Se da ex presidente posso ancora dare un consiglio, allontanarsi dal cammino europeo sarebbe un errore tragico» ha aggiunto colui il quale, lo scorso marzo, ha condotto Belgrado allo storico traguardo della candidatura ufficiale all'adesione all'UE.
«Io ho sempre votato per i democratici, ma questa volta mi sono detta proviamo 'Toma' (Nikolic) e il cambiamento che ci promette: questo Paese entrerà in Europa, ma ora bisogna pensare all'economia, alla disoccupazione», fotografa con TM News, il pensiero di molti elettori, la signora Milena. E' scesa nelle vie di Belgrado a festeggiare, insieme a migliaia di sostenitori di Nikolic, radunatisi a 'Terasje' lo stesso luogo dove Tadic proclamò al sua vittoria nel 2008. (segue)

Bassa l'affluenza alle urne - La bassa affluenza - in base alle stime preliminari, non andrà oltre il 45-46%, rispetto al 58,2% del 2008 - è una delle immediate ragioni addotte dagli analisti in imbarazzo per spiegare la sconfitta di Tadic. Eppure, un buon pretesto per non andare a votare è caduto con il posticipo causa pioggia, da ieri pomeriggio ad oggi, della finale degli Internazionali di tennis a Roma tra Nadal e il re serbo del tennis, Djokovic, che di Tadic è amico personale. Chi, invece, 'a distanza', una qualche influenza sul voto potrebbe anche averla esercitata è stata l'Ue diffondendo, diverse ore prima la chiusura dei seggi, una nota di congratulazioni al «nuovo presidente della Repubblica serbo, Tomislav Nikolic». Un clamoroso «errore tecnico» premonitore di un clamoroso ribaltone.
Una scossa che potrebbe indurre ora il Partito socialista serbo (Sps), terza forza in parlamento, a revocare il patto per la futura coalizione di governo con i democratici di Tadic. Per puntare sul nuovo cavallo, Nikolic. E allora sì che, rispetto a quanto era vero fino ieri in Serbia, oggi, sarebbe tutto da rifare.