24 agosto 2019
Aggiornato 07:00
Salone del libro di Jaipur

Rushdie accusa le autorità indiane: Le minacce contro di me sono inventate

Lo scrittore britannico di origine indiana, Salman Rushdie, ha accusato la polizia indiana di aver inventato le minacce nei suoi confronti per impedirgli di partecipare al più grande salone del libro del Paese

JAIPUR - Lo scrittore britannico di origine indiana, Salman Rushdie, ha accusato la polizia indiana di aver inventato le minacce nei suoi confronti per impedirgli di partecipare al più grande salone del libro del Paese.
Rushdie aveva annunciato che rinunciava a partecipare al salone del libro di Jaipur, capoluogo dello stato indiano di Rajasthan (ovest), affermando che temeva per la sua vita dopo la rabbia dei musulmani radicali contrari alla sua presenza. Ma alla fine l'autore si è detto convinto che il presunto complotto sia stato inventato per tenerlo distante dalla manifestazione.
«Ho fatto la mia indagine e credo infatti che mi abbiano ingannato. Indignato e molto arrabbiato», ha dichiarato Rushdie su Twitter, dopo la pubblicazione di indiscrezioni di stampa che accusano la polizia di Rajasthan di aver «montato» la storia.

L'accusa di blasfemia - Vietato in India, I versi satanici , pubblicato nel 1988, è ancora considerato da numerosi musulmani nel mondo come un romanzo blasfemo che minaccia la loro religione. Contro l'autore, nato a Mumbay nel 1947, fu lanciata una condanna a morte nel 1989 dall'ayatollah iraniano Khomeiny. La polemica sulla sua partecipazione è stata lanciata la settimana scorsa dall'università indiana Darul Uloom Deoband, celebra scuola coranica, che ha invitato l'India a non autorizzare l'autore a recarsi nel Paese.