20 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Costa d'Avorio

Gbagbo arrestato dopo l'offensiva ad Abidjan

La tv pro-Ouattara trasmette immagini del presidente uscente

ABIDJAN - Dopo un braccio di ferro durato oltre quattro mesi, il presidente ivoriano uscente Laurent Gbagbo è stato arrestato al termine di un'offensiva contro la sua residenza da parte delle forze del suo rivale Alassane Ouattara, appoggiate dai mezzi aerei e blindati delle forze francesi e della missione delle Nazioni Unite nel Paese africano (Onuci).

«Laurent Gbagbo è stato arrestato dalle Forze repubblicane della Costa d'Avorio (Frci, pro-Ouattara) e condotto al Golf Hotel (quartier generale dell'entourage Ouattara) dalle Frci», ha dichiarato l'ambasciatore di Francia, Jean-Marc Simon Simon. Gbagbo, 65 anni, al potere dal 2000, è stato arrestato insieme alla moglie Simone, considerata una «dura» del regime, e suo figlio Michel, nato da un precedente matrimonio.

La televisione pro-Ouattara, Tci, ha trasmesso le immagini dell'ex presidente, che era asserragliato nella sua residenza di fronte all'offensiva delle forze pro-Ouattara entrate ad Abidjan il 31 marzo, in buona salute ma con l'aspetto visibilmente affaticato. E' stato visitato da un dottore. Nelle immagini si vede il presidente uscente entrare in una camera, sedersi su un letto circondato da vari uomini con i quali confabula. Tra loro il figlio Michel, il ministro degli Interni di Ouattara, Hamed Bakayoko, e il comandante Issiaka Ouattara, detto «Wattao», uno dei capi militari pro-Ouattara. Altre immagini mostrano la moglie Simone Gbagbo, senza cappello, e scortata da uomini non identificati. Le Nazioni Unite hanno successivamente annunciato che la loro sicurezza è assicurata dai poliziotti dell'Onuci.

«L'incubo è terminato» per gli ivoriani, ha dichiarato a Tci Guillaume Soro, il primo ministro di Ouattara. «Dopo aspri combattimenti, circondati e battuti, Gbagbo e sua moglie Simone Gbagbo si sono appena arresi e sono ora agli arresti», ha detto. Ha sollecitato un'integrazione nell'esercito regolare delle forze rimaste fedeli all'ex presidente.

Gbagbo «sarà portato di fronte alla giustizia per i crimini che ha commesso», ha da parte sua dichiarato a New York l'ambasciatore (pro-Ouattara) della Costa d'Avorio presso l'Onu, Youssoufou Bamba. Questo arresto, nella dodicesima giornata di battaglia ad Abidjan, segue una giornata di raid condotti dagli elicotteri dell'Onuci e della forza francese Liocorno sulla residenza presidenziale, situata a Cocody (nord), e sulla presidenza, nel quartiere amministrativo di Plateau. I raid riguardavano ufficialmente le armi pesanti di Gbagbo, una minaccia per i civili, conformemente alla risoluzione 1975 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. I combattimenti sono infuriati nella zona residenziale di Cocody, in cui si trova la residenza presidenziale.

Una fonte del ministero della Difesa francese ha riconosciuto tuttavia che Onuci e Liocorno hanno agito «a sostegno dell'operazione» di arresto. Dopo il fermo, il presidente francese Nicolas Sarkozy si è «a lungo» intrattenuto al telefono con Ouattara, 69 anni, la cui elezione è stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

Gbagbo, autoproclamatosi vincitore delle presidenziali del 28 novembre scorso, non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale: secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale infatti Ouattara era risultato vincitore con il 54% dei voti ma il Consiglio costituzionale, vicino al Presidente uscente, aveva invalidato numerose schede proclamando Gbabgo vincitore con il 51% delle preferenze.