13 luglio 2024
Aggiornato 19:30
Costa d'Avorio

Cooperanti francesi: Chiusi in casa, ma fortunati

Emilia e Pierre vivono ad Abidjan: «La guerra ha sorpreso tutti»

ABIDJAN - La resa dei conti tra Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara è in corso da ieri ad Abidjan. Da una parte «le past president», dal'altra il capo di Stato della Costa d'Avorio riconosciuto dalla comunità internazionale, sostenuto dalle Nazioni Unite, intervenute con l'aiuto delle truppe francesi. In mezzo gli ivoriani, costretti a chiudersi in casa, in attesa. Ma migliaia sono anche i libanesi, gli europei - soprattutto francesi - che vivono in città. Chi ha potuto - e voluto - è partito, in molti sono stati raggruppati dalle truppe francesi della 'force Licorne' in tre punti: nel campo militare francese a Port-Bouet (a sud, vicino all'aeroporto), in un albergo (nella stessa zona) e all'ambasciata di Francia (a Plateau). Tanti anche quelli che hanno scelto di restare a casa: tra loro, Emilia Noel e Pierre Roturier, due cooperanti francesi che lavorano per il Mesad (Mouvement pour l'Education, la Santé et le Developpement), una Ong ivoriana, che a TmNews hanno raccontato cosa voglia dire, oggi, vivere ad Abidjan.

«Noi abitiamo in un quartiere relativamente calmo nella zona sud della città. Gli abitanti si sono organizzati per bloccare le strade con carcasse di macchine, mattoni e tutto quello che si trova. Siamo chiusi in casa e non ci sentiamo, per fortuna, particolarmente in pericolo» hanno subito rassicurato. «Siamo con due amici; abbiamo la connessione internet, la televisione, l'elettricità, l'acqua corrente: tutte cose che non ci sono nella maggior parte dei quartieri di Abidjan e per questo sappiamo di essere fortunati».

«Al momento, le consegne e il buon senso ci dicono di restare in casa, non saremo raggruppati se non in caso di un forte peggioramento della situazione. I combattimenti sono al momento concentrati a Plateau (in centro, zona amministrativa dove si trova il palazzo presidenziale, ndr), a Cocody (a nord, dove si trova la residenza di Gbagbo, ndr) e intorno alle basi delle forze di Gbagbo» hanno raccontato.

«Abbiamo sempre i nostri biglietti aerei per questo fine settimana; al momento l'aeroporto è chiuso ma il nostro volo non è stato annullato. Se ci sarà un rinvio, i nostri biglietti saranno validi per i voli successivi. Al momento restiamo in casa, abbiamo da mangiare e tutto ciò che ci serve. Quando l'aeroporto riaprirà, ci prepareremo per partire non appena possibile».

«La nostra situazione, se da lontano può sembrare un po' precaria, è al tempo stesso molto privilegiata: possiamo scegliere tra restare a casa, essere raggruppati o lasciare la Costa d'Avorio» hanno voluto specificare. Chiedendo, poi, di non dimenticare «il popolo ivoriano, che si trova in questa situazione suo malgrado. Qui la situazione umanitaria peggiora rapidamente, poche famiglie hanno avuto la possibilità di fare scorte di cibo; la battaglia di Abidjan ha sorpreso tutti, ce l'aspettavamo un po' più tardi. Il cibo manca ovunque, i mercati non hanno più provviste o quelle che hanno ora costano tantissimo, favorendo il mercato nero; le infrastrutture ospedaliere sono senza personale, molti cittadini sono dovuti fuggire. Potremmo continuare - hanno concluso - ma credo che vi siate fatti un'idea di quello che succede qui».