21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Tra dubbi e rischi

Costa d'Avorio, la Francia risucchiata in guerra

I militari francesi nell'ex colonia per garantire sicurezza, Gbagbo: «E' occupazione»

PARIGI - Sono conosciuti come 'la force Licorne'. La loro missione è distinta da quella dell'Onuci (Operation des Nations unies en Côte d'Ivoire), ma in sostegno dei caschi blu. Negli ultimi giorni, la loro presenza in Costa d'Avorio è quasi raddoppiata, con l'assenso del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, Alassane Ouattara, e le critiche dell'ex capo di Stato, Laurent Gbagbo, che li accusa di voler occupare il Paese. Sono i militari francesi e, di certo, la loro presenza - sono ora circa 1.650, contro i 900 di prima - non passa più inosservata.

«Le forze francesi non agiscono se non in sostegno della missione dell'Onu in Costa d'Avorio» ripetono le autorità francesi. Intanto, però, 'la force Licorne' ha preso, ieri, il controllo dell'aeroporto di Abidjan, dopo numerosi appelli di Parigi all'Onuci affinché la sua presenza «sia più efficace». La missione dell'Onu conta circa 10.000 persone, tra funzionari, poliziotti e militari.

Interpellato dall'Afp per sapere se gli accordi franco-ivoriani in materia di difesa permettano un maggiore coinvolgimento nella crisi ivoriana della Francia, il ministero francese degli Esteri ha replicato che «le forze francesi in Costa d'Avorio non intervengono sulla base di un accordo bilaterale». «Le forze francesi - ha dichiarato il portavoce, Bernard Valero - sono in supporto all'Onuci, conformemente a diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu e a quanto ribadito recentemente nella risoluzione 1975, adottata il 30 marzo».

Di fronte alla forte - e inattesa - resistenza delle forze fedeli a Gbagbo, Ouattara ha chiesto lo scorso fine settimana «un forte coinvolgimento della Francia» e dell'Onu. «Ci sono degli accordi di difesa tra Costa d'Avorio e Francia e possiamo invocare questi accordi. Ouattara può chiedere che la Francia intervenga in maniera più massiccia» ha dichiarato Ally Coulibaly, ambasciatore del presidente a Parigi. Allo stesso tempo, sempre a Parigi, Toussaint Alain, consigliere di Gbagbo, accusava l'operazione Licorne di agire in Costa d'Avorio «come un esercito di occupazione al di fuori di qualsiasi mandato» dell'Onu.

L'ex potenza coloniale, che ha ridotto negli ultimi anni la sua presenza militare nel Paese, pur continuando a coltivare notevoli interessi economici, cerca di mantenersi a distanza dai combattimenti tra le due fazioni. Parigi chiede «una transizione il più possibile pacifica» e giustifica la sua presenza militare come necessaria per proteggere gli stranieri nel Paese, soprattutto i francesi. La televisione di Stato Rti, controllata da Gbagbo, ha replicato che le forze fedeli al presidente uscente «garantiscono la sicurezza dei francesi che vivono in Costa d'Avorio».

Dall'arrivo di Gbagbo alla presidenza, nel 2000, i rapporti tra i due Paesi sono notevolmente peggiorati. La tensione raggiunse il suo massimo nel novembre del 2004, quando un bombardamento dell'aviazione ivoriana causò la morte di nove soldati francesi a Bouaké, nel centro del Paese, mentre 57 civili ivoriani morirono negli scontri tra truppe francesi e manifestanti ad Abidjan. Le violenze avevano poi indotto quasi 8.000 francesi residenti in Costa d'Avorio a lasciare precipitosamente il Paese. Oggi, la forza Licorne ha raggruppato i francesi «su base volontaria» in tre luoghi della città per motivi di sicurezza, anche se al momento non è in programma il loro rimpatrio.